Roma centocinquanta

“Roma o Morte!”. Con questa frase ormai assunta a leggenda, Giuseppe Garibaldi arringò le camicie rosse il 19 luglio 1862, a Marsala, segnando l’inizio della campagna che, nelle sue intenzioni, avrebbe dovuto portare alla presa di Roma.

La storia andò diversamente, giacché le truppe garibaldine furono sbaragliate nella celebre giornata dell’Aspromonte dall’esercito regolare italiano, che non vedeva di buon occhio l’impresa anche per timore di inimicarsi la Francia di Napoleone III, storica protettrice dello Stato Pontificio. Cinque anni dopo, Garibaldi avrebbe tentato nuovamente l’impresa, venendo però nuovamente fermato -stavolta proprio dai francesi e dalle truppe pontificie- a Mentana, a poca distanza dalla città. Nonostante tali battute d’arresto, è agevole notare come, fin dai primordi dell’ideale unitario, Roma costituisse fatalmente il fine ultimo, l’obiettivo finale dell’unificazione italiana.

Si trattava dopotutto della Città Eterna, Capitale dell’Impero Romano prima, dello Stato Pontificio dopo, ammantata di un’aura leggendaria che la rendeva in qualche modo vitale, necessaria per la storia futura del Paese. Ne era consapevole anche Casa Savoia, che pure basava il suo potere nella città di Torino, dotata di una storia altrettanto antica e di un’importanza capitale, ma non quanto quella di Roma. 

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Roma era una vera e propria ossessione insomma per l’ideale unitario, ma non fu possibile concretizzare la sua presa fino a dieci anni dopo l’Unità: la clamorosa sconfitta francese nella battaglia di Sedan, avvenuta fra fine agosto ed inizio settembre del 1870 contro la Prussia, sancì infatti il crollo del Secondo Impero, con lo stesso Napoleone III fatto prigioniero e Parigi messa sotto assedio dalle truppe di von Moltke; tale impressionante disfatta costò a Napoleone III la corona ed allo Stato Pontificio di Papa Pio IX la maggior protezione a tutela della propria indipendenza.

Anche grazie alla Prussia, insomma, il Regno d’Italia poté finalmente portare a compimento la presa della città che poi ne sarebbe divenuta Capitale

come noto, Roma fu infine conquistata il 20 settembre del 1870, dopo che le truppe italiane ebbero aperto una breccia a Porta Pia. Papa Pio IX, come altrettanto noto, non accettò mai la fine del potere temporale della Chiesa, dichiarandosi prigioniero politico e, nel 1874, promulgando il celebre non expedit, che vietava di fatto ai cattolici la partecipazione alla vita politica del Regno d’Italia. La questione, divenuta famosa proprio come Questione Romana, sarebbe stata risolta solamente nel 1929 dal governo fascista, con i Patti Lateranensi.

Quanto allo status di Roma, però, esso non dovette attendere così a lungo: dopo il plebiscito favorevole del 2 ottobre 1870, la Città Eterna fu infatti dichiarata ufficialmente Capitale del Regno con la legge n. 33 del 3 febbraio 1871. 150 anni fa esatti, insomma, la città che tutto il mondo ci invidia divenne ufficialmente la Capitale del nostro Paese. Naturalmente, un secolo e mezzo dopo, non è ancora tutto oro quel che luccica: chi vive a Roma sa perfettamente che si tratta di una città caotica, disorganizzata, non sempre amministrata in maniera degna e, in generale, non semplicissima in cui vivere.

Ciò nonostante, come accade sempre, basta allontanarsi pochi chilometri da Roma per provarne una nostalgia infinita. Roma è il cuore stesso del mondo occidentale, ha visto innumerevoli imperi prosperare e cadere e, in generale, ha visto e vissuto davvero ogni avventura ed evento che possa accadere ad un agglomerato urbano. È una città perfetta? No, tutt’altro.

Eppure, ancora oggi, 150 anni dopo la sua proclamazione a Capitale d’Italia, dobbiamo esserne ancora tutti profondamente fieri ed orgogliosi

Andrea Barricelli

Andrea Barricelli è nato nel 1990 a Roma, dove vive e lavora come avvocato. Appassionato di storia e letteratura, gestisce dal 2020 un podcast dedicato alla prima sulla Webradio Senzabarcode. Per quanto riguarda la seconda, invece, ha pubblicato un'irriverente parodia dell'Iliade, denominata “Troiade”, con Rupe Mutevole Edizioni, nonché “Dominio e Ribellione” e “Equilibrio e Cambiamento”, editi da CTL Editore nella collana editoriale SenzaBarcode.

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