Buon 2773esimo compleanno, Roma

Ti racconto una storia, è il nuovo podcast su WebRadio SenzaBarcode, e il suo debutto poteva essere solo oggi, 21 aprile: buon compleanno Roma.

Oggi, 21 aprile 2020, secondo la tradizione, la città di Roma compie ben 2773 anni: l’anno, lo stesso in cui nacque la democrazia ateniese, è stata convenzionalmente indicata dallo storico Varrone, ma in realtà la Capitale d’Italia potrebbe essere anche più antica. In ogni caso, ci pare si porti bene i propri anni, no? E, approfittando della ricorrenza, vogliamo raccontarvi brevemente la leggendaria storia della fondazione della Città Eterna.

Per farlo, bisogna necessariamente ripercorrere l’epopea di Enea, eroe troiano scampato per miracolo alla distruzione della sua città natale: nel suo peregrinare verso l’Antica Madre, l’Italia, terra di origine del progenitore Dardano. L’eroe dell’Eneide trovò prima il modo di sedurre ed abbandonare la regina di Cartagine, Didone, che, prima di suicidarsi per il dolore, maledisse la discendenza del fedifrago troiano, generando la leggendaria inimicizia che, secoli dopo, avrebbe causato ben tre durissime guerre fra Roma e la città fenicia.

Successivamente, dopo lo sbarco avvenuto, a giudicare dai cartelli sul litorale laziale, in almeno cinquanta luoghi differenti, Enea dovette combattere con le tribù locali, in particolare con i Rutuli, il cui capo Turno contese all’eroe non solo la leadership sulle genti laziali, ma anche la mano della bella Lavinia, da cui prese il nome la città di Lavinio.

Il figlio di Enea, Ascanio, detto anche Iulo (progenitore, secondo il mito, della gens Iulia, cui apparteneva Gaio Giulio Cesare)

fondò la città di Alba Longa, nella quale, circa quattro secoli dopo gli eventi narrati nell’Eneide, un losco individuo di nome Amulio spodestò il legittimo re Numitore, costringendo la figlia di quest’ultimo, Rea Silvia, a farsi vestale, per evitare che generasse eredi. Il dio Marte, tuttavia, ci mise il suo zampino (o altro, a ben vedere) e Rea Silvia generò due gemelli, Romolo e Remo, successivamente abbandonati sulle rive del Tevere e salvati da una lupa; al riguardo, peraltro, qualcuno sostiene che si sia trattato di una prostituta, giacché il termine lupa, in latino, indica sia la moglie del lupo, sia una donna che fa mercimonio del proprio corpo. I due ragazzi, prima di prendere coscienza delle loro origini, furono allevati dal pastore Faustolo e dalla moglie Acca Larenzia.

Una volta cresciuti e dopo aver appreso la verità sui loro natali, i due affrontarono ed uccisero Amulio, rimettendo sul trono di Alba Longa il nonno Numitore. In seguito, desiderosi di emanciparsi dal regno, scelsero di fondare una nuova città, proprio sul luogo dove erano stati abbandonati: chi si sarebbe arrogato il diritto di farlo, però? Secondo lo storico patavino Tito Livio, Romolo e Remo decisero di affidare la scelta al fato, alzando gli occhi al cielo. Remo vide per primo sei avvoltoi, mentre Romolo, successivamente, ne vide in cielo il doppio.

Ovviamente, i seguaci di Remo sostenevano che il loro leader prevalesse in quanto primo ad avvistare i volatili, i seguaci di Romolo ponevano l’accento sul numero: ne nacque una feroce contesa, al termine della quale, come noto, Romolo uccise il fratello, reo di aver oltrepassato il confine della nuova città.

Per quanto riguarda il nome della neonata città

che Romolo fondò sul Palatino (Remo avrebbe scelto l’Aventino e, pare, il nome Remora), vi sono varie ipotesi: la più immediata vuole il nome Roma collegato a quello del suo fondatore, altri pongono l’accento sull’antico termine etrusco ruma, mammella, il che ci riporta alla leggenda della lupa che allattò i due gemelli. Altri ancora sostengono che Roma abbia preso il nome dall’antico nome del Tevere, Rumon. La più affascinante delle ipotesi, tuttavia, avanzata da Giovanni Pascoli, vede il nome Roma derivante dal proprio palindromo, Amor.

Da un punto di vista squisitamente storico, è probabile che la città sia nata per sinecismo, vale a dire per progressiva fusione di più villaggi esistenti sui leggendari sette colli ed attorno al Tevere. Ciò nondimeno, il mito, a distanza di millenni, resta ancora indubbiamente affascinante.

Foto di Julius Silver da Pixabay

Andrea Barricelli

Andrea Barricelli nasce a Roma nel 1990, dove vive e lavora come avvocato. Appassionato di storia e letteratura, ha pubblicato due libri, intitolati "Dominio" e "Troiade", quest'ultimo con la collana editoriale SenzaBarcode.

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