Valentiniano, luci ed ombre

Flavio Valentiniano nasce a Cibalae, in Pannonia, corrispondente all’odierna città croata di Vinkovci, il 3 luglio del 321 d.C.

Fin da giovane riceve un’ottima educazione e segue il padre Graziano, importante generale, nel corso dei suoi incarichi, prima in Africa e poi in Britannia. Velentiniano entra nell’esercito probabilmente sul finire degli anni ’30 e grazie alle sue qualità si salva dalla caduta in disgrazia del padre, che appoggia l’usurpatore Magnenzio contro l’Imperatore Costanzo II. Tuttavia, un tribuno gli fa rapporto (probabilmente in maniera non veritiera) accusandolo di aver fatto fuggire un’armata degli Alamanni, cosa che per il momento costa a Valentiniano la carriera militare. Il nostro però in tal lasso di tempo mette su famiglia ed ha il primo figlio, chiamato Graziano in onore del padre.

Viene richiamato in servizio sotto Gioviano, successore per poco tempo di Giuliano l’Apostata, ma alla morte anche di Gioviano, nel 364, i soldati acclamano proprio lui come Imperatore. Una volta assunta la carica, però, capendo come i suoi predecessori di non poter governare da solo, associa al trono il fratello Valente, nominandolo Augusto d’Oriente e tenendo per sé l’Occidente. In politica interna, a quanto pare, il suo governo è equo e tollerante: fonda scuole, favorisce l’insegnamento della grammatica, garantisce copertura sanitaria ai cittadini di Roma ed istituisce dei difensori del popolo per proteggere le fasce più umili della popolazione.

Al tempo stesso, però, per garantire l’efficienza di tali servizi è costretto ad aumentare le tasse a carico dei proprietari terrieri e, in generale, ci viene descritto come un giudice particolarmente inflessibile, quando non crudele: lo storico Ammiano Marcellino, principale fonte sul suo regno, ci riferisce infatti che Valentiniano non commuti mai una condanna a morte e che venga spesso preso dall’impulsività, ordinando esecuzioni in modo talvolta indiscriminato. Sempre Marcellino riferisce che Valentiniano goda particolarmente nel vedere i condannati sbranati dalle belve.

Tuttavia, al tempo stesso, ci viene riferito che, in ambito religioso, pur essendo fervente cristiano, l’Imperatore non adotti alcun tipo di persecuzione, battendosi per garantire la libertà di culto

In ambito economico, come già detto, Valentiniano aumenta le tasse soprattutto a discapito dei proprietari terrieri. Tuttavia, grazie ad una efficace riforma monetaria, tramite cui favorisce lo scambio fra monete di diverso conio, riesce a porre un freno al devastante aumento dei prezzi che aveva colpito l’Impero negli ultimi anni, frenando al tempo stesso l’inflazione. Ci viene anche detto che Valentiniano sia inflessibile nei confronti dei corrotti, anche se poi Marcellino riferisce che l’Imperatore sia a sua volta particolarmente avido di quattrini.

L’ambito dove Valentiniano coglie i maggiori successi del proprio regno, ad ogni modo, è certamente la politica estera. Valentiniano, appena asceso al trono, deve infatti affrontare un’invasione su larga scala degli Alamanni, che dilagano fra Gallia e Germania, mentre ad Oriente il fratello Valente reprime una rivolta ad opera di tale Procopio.

Nel 367, dopo essere stato sul punto di morire per una malattia, l’Imperatore associa al trono il figlio Graziano e poi si si reca in Gallia per respingere Franchi, Sassoni ed Alamanni, mentre invia il fidato generale Teodosio in Britannia, provincia sottoposta a dura prova da invasioni di Pitti e Scoti. Valentiniano sconfigge a più riprese il nemico, infliggendo fra gli altri una dura sconfitta agli Alamanni oltre il fiume Meno, per poi fortificare il confine, mentre anche Teodosio riesce a rimettere in sesto le malcapitate frontiere britanniche.

Intanto, il figlio Graziano combatte con successo ad est, assieme a Valente, contro Goti e Sassanidi

Nel 370, dopo aver stipulato un accordo con i Sassoni, Valentiniano dà ancora una volta prova della sua crudeltà, giacché viola il trattato e piomba su un’armata sassone, spazzandola completamente via. Nel 372 Teodosio reprime una rivolta in Africa, mentre Valentiniano invade a più riprese la Germania, mettendo le terre che percorre a ferro e fuoco fino a costringere il re alemanno Macriano ad un accordo. Dopo aver messo in sicurezza la frontiera gallica e quella germanica, Valentiniano trova anche il tempo di invadere i territori dei Quadi, nei pressi dell’odierna Ungheria, giustiziando intanto il proprio segretario Faustino per tradimento.

Tuttavia, nel chiedere la pace, a quanto pare, i Quadi si comportano in maniera talmente arrogante che Valentiniano, da sempre piuttosto incline all’ira, si infuria a tal punto da rimanere vittima di un colpo apoplettico, probabilmente un ictus. A causa di questo malore, l’Imperatore muore il 17 novembre del 375, all’età di cinquantaquattro anni e dopo circa undici di regno. Il suo corpo verrà trasportato sino a Costantinopoli, dove giungerà il 28 dicembre del 376. Il fratello Valente gli sopravviverà appena tre anni, dal momento che, il 9 agosto del 378, perirà nella disastrosa battaglia di Adrianopoli, odierna Edirne in Turchia, contro l’esercito dei Visigoti, assieme alla stragrande maggioranza della sua armata.

Si tratta di una delle sconfitte più devastanti della storia romana, che alcuni indicano come una delle possibili date iniziali del Medioevo

Come detto, Valentiniano è stato ritratto in chiaroscuro dalla storiografia: da un lato la sua tolleranza nei confronti delle altre religioni e la sua difesa delle fasce più deboli della popolazione hanno trovato tutti concordi, unitamente ai suoi indubbi meriti in campo militare; dall’altro, questo Imperatore è ancora oggi noto per la sua inflessibilità che spesso è sfociata nella crudeltà, sicuramente a tratti gratuita.

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Andrea Barricelli

Andrea Barricelli nasce a Roma nel 1990, dove vive e lavora come avvocato. Appassionato di storia e letteratura, ha pubblicato due libri, intitolati "Dominio" e "Troiade", quest'ultimo con la collana editoriale SenzaBarcode.

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