Giuliano, l’ultimo pagano

Flavio Claudio Giuliano nasce il 6 novembre del 331 a Costantinopoli: quando ha appena sei anni, Costantino muore e la sua morte causa come prevedibile un terremoto politico.

Costanzo, uno dei figli del sovrano, fa infatti sterminare tutto il ramo familiare cui appartiene Giuliano, tranne Giuliano stesso ed un altro suo fratellastro, tale Gallo, per evitare l’ascesa di potenziali rivali. Successivamente Costanzo, assunto il nome di Costanzo II, si spartisce l’Impero assieme ai fratelli, tenendo per sé l’Oriente, affidando a Costantino II l’Occidente ed a Costante I Italia, Africa e Balcani.

Tale divisione, per la verità, non eviterà negli anni successivi guerre fra i tre fratelli, dalle quali uscirà vincitore Costanzo II. Giuliano viene spedito a Nicomedia assieme alla nonna materna e cresce in maniera abbastanza felice, dedicandosi con passione allo studio.

Nel 347, quando Giuliano ha sedici anni, Costanzo II gli consente finalmente di far ritorno alla corte di Antiochia. Il giovane si guadagna molte simpatie a corte grazie alla sua intelligenza e cultura, tanto che nel 351 Costanzo II, temendolo, lo allontana ancora una volta; nel 355, il piuttosto volubile Imperatore lo convoca di nuovo a Milano, ma stavolta per nominarlo Cesare.

Giuliano compie allora due campagne contro i bellicosi Alamanni, riuscendo ad infliggere loro una dura sconfitta nei pressi di Argentoratum, oggi nota come Strasburgo

Provvede poi a devastare le terre oltre il Reno e conduce un’ulteriore campagna contro i Franchi, mettendo al sicuro le frontiere e potendo rientrare in tutta sicurezza a Lutetia, odierna Parigi, La sua amministrazione della Gallia, a quanto ci viene detto, è sorprendente: non solo presiede i processi con scrupolo ed equità, ma riesce perfino, con una oculata politica economica, a ridurre le tasse, all’epoca una vera e propria piaga per la regione.

Nel 360 Costanzo II, intendendo marciare contro i Sassanidi, manda a richiedere a Giuliano, l’invio di un elevato numero di truppe, quasi la metà di quelle stanziate in Gallia. Le truppe, tuttavia, si ribellano all’ordine ed acclamano Giuliano Imperatore; questi, dopo un fallito tentativo di mediazione, marcia verso i territori del rivale, ma a Naisso, odierna Nis, in Serbia, viene raggiunto dalla notizia della morte di Costanzo II, avvenuta ad appena 44 anni per malattia. Giuliano si trova dunque a capo di tutto l’Impero e, come primo atto, emana un editto di tolleranza verso tutte le religioni dell’Impero, consentendo anche la riapertura dei templi pagani che erano stati chiusi a causa dell’irresistibile avanzata del Cristianesimo.

Si mette poi in moto sotto il profilo amministrativo

sfoltisce infatti la corte e la burocrazia, favorendo una decentralizzazione delle competenze dopo decenni di marcato centralismo; si dedica inoltre a combattere la diffusa corruzione anche per cercare, ove possibile, di diminuire l’imposizione fiscale, come aveva fatto in Gallia. Dal punto di vista religioso, emana un editto che proclama l’incompatibilità fra confessione cristiana ed insegnamento: Giuliano, dopo aver a lungo studiato le religioni e dopo esser stato in gioventù cristiano, ritiene infatti che il Cristianesimo sia possiamo dire sbagliato perché, innanzitutto, i suoi seguaci non rispettano l’autorità centrale imperiale.

Secondariamente a suo dire tendono ad essere i più chiusi e tendenti ad attaccarsi persino gli uni fra gli altri; ancora, ritiene che il monoteismo cristiano sia incompatibile non tanto e non solo con la religione tradizionale romana, ma soprattutto con la cultura greco-romana che per secoli aveva reso l’Impero coeso. Per queste sue posizioni anticristiane, che per la verità però non si traducono in persecuzioni, viene dai cristiani soprannominato Giuliano l’Apostata.

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Una volta sistemate tali questioni, che ritiene prioritarie, parte per l’Oriente per soccorrere le frontiere orientali, messe a dura prova dai Sassanidi già sotto il suo predecessore

Ad Antiochia, tuttavia, diviene presto inviso alla popolazione locale: Giuliano è infatti fieramente pagano e conduce una vita austera, mentre Antiochia, a stragrande maggioranza cristiana, è una città piuttosto festaiola e vivace; ben presto Giuliano viene bersagliato da poemetti satirici che lo prendono in giro, fra le altre cose, per la sua abitudine di portare la barba lunga. Giuliano reagisce scrivendo un libello satirico chiamato Misopogon, letteralmente L’odiatore della barba, dove attacca con feroce ironia i suoi nemici.

A marzo del 363, parte quindi quasi volentieri da Antiochia, alla testa di un esercito di 60.000 uomini, per marciare contro i Sassanidi: dopo una serie di iniziali successi, i nemici adottano la tattica della terra bruciata e mettono quindi sempre più in difficoltà il grande esercito romano, che ben presto è costretto a levare le tende.

Il 26 giugno del 363, in uno scontro di scarsa importanza con pochi nemici, Giuliano viene ferito da un giavellotto e cade a terra; portato nella sua tenda, conversa amabilmente di filosofia con i propri amici fino a perdere i sensi e morire; ha appena trentadue anni ed ha regnato meno di due anni. Il suo corpo, secondo la tradizione, riposa in un sarcofago di porfido che si trova nel Museo archeologico di Istanbul, anche se non vi sono prove certe di tale fatto.

Andrea Barricelli

Andrea Barricelli nasce a Roma nel 1990, dove vive e lavora come avvocato. Appassionato di storia e letteratura, ha pubblicato due libri, intitolati "Dominio" e "Troiade", quest'ultimo con la collana editoriale SenzaBarcode.

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