Sfida a quattro per Roma alle elezioni 2016

Sfida a quattro per Roma, ormai a contendersi la Capitale fino all’ultimo voto utile rimangono Marchini, Meloni, Raggi e Giachetti.

Finalmente Berlusconi ha deciso, incrina l’asse con i giovani rampanti quarantenni Giorgia Meloni e Matteo Salvini e va alla prova di forza appoggiando il candidato civico Alfio Marchini per questa sfida romana aprendo contestualmente nuovi scenari nazionali nella prospettiva di un grande contenitore moderato, vedremo se veramente antagonista all’attuale governo e se di ispirazione autenticamente liberale. Ad unirsi all’imprenditore romano oltre la lista civica che porta il suo nome e Forza Italia ci sarà Gianfranco Rotondi con Rivoluzione Cristiana, Cantiere Italia, Rete Liberale e Roma Popolare e, infine, la lista di Storace. Dallo slogan “liberi dai partiti” al sostegno ricevuto da Berlusconi, Rotondi e Storace il salto è stato veloce, forse il costruttore dovrebbe coniare lo slogan “candidato civico sostenuto dai partiti”, ma in fondo non sarà la parola d’ordine a fare la differenza ma il fatto che in un ipotetico ballottaggio Alfio Marchini potrebbe rappresentare gli elettori che rimangono tagliati fuori dal secondo turno; in ogni caso allargherà il suo consenso.

Virginia Raggi

Uscita vincente dalle comunarie del MoVimento 5 stelle l’avvocata Virginia Raggi è al momento data dai sondaggi sicura sfidante al ballottaggio. Ma l’ultimo mese di campagna elettorale sarà quello decisivo e più aggressivo, non sarà facile mantenere i numeri soprattutto senza avere altre liste in appoggio ma solo il sostegno dell’opinione pubblica che, però, in politica spesso è volubile. Basta un passo falso e una buona campagna mediatica contraria per far crollare i sondaggi, mentre i partiti per evitare gli umori mutevoli dell’elettorato si sono sempre serviti dello zoccolo duro militante, pronto a difendere i propri candidati nei bar, nei posti di lavoro, nelle redazioni, nei sindacati, nei circoli, nelle piazze e nella sfida social. Tutto questo manca al MoVimento, e già tira vento contrario. Disaffezione e contrarietà sono palpabili tra i dipendenti capitolini per le recenti battute della Raggi, una cartina di tornasole a dimostrare che qualcosa si è rotto in un bacino elettorale cospicuo e sensibile ai richiami pentastellati. Pesa anche il malumore interno allo stesso movimento, soprattutto tra le componenti che hanno sostenuto i due sfidanti alle comunarie con il secondo arrivato Marcello De Vito che negli accordi avrebbe dovuto prendere il posto di vicesindaco in caso di vittoria, scelta già posta in discussione. Altre esternazioni, ad esempio sulla mobilità, lasciano perplessa quella parte di Roma che vorrebbe dopo l’esperienza Ignazio Marino un po’ di normalità e di tranquillità, mentre sembra che la candidata grillina sia presa dallo stesso fuoco massimalista che anima certi blog romani che con le loro continue denunce -troppo spesso esagerate e denigratorie- alimentano gli istinti più beceri dell’opinione pubblica impedendo di ricucire e pacificare una realtà lacerata come quella della Capitale erede di 28 mesi di accuse, inchieste, voltafaccia, tensioni ed estremizzazioni.

Roberto Giachetti

Il candidato renziano ha sulle spalle una storia politica lunga che nasce nel mondo radicale e poi si sviluppa proprio a Roma all’interno della compagine che porterà alla nascita del Partito Democratico. Lo sostengono le liste che hanno appoggiato negli ultimi decenni i candidati sindaci democrat: da Rutelli a Marino passando per Veltroni, tra queste troviamo la solita lista civica che porta il suo nome, l’IdV, i Verdi, i socialisti, una lista radicale e una di cattolici più, ovviamente, quel Pd che dopo la vicenda Ignazio Marino ha perso molti voti e tanta credibilità. Nessuno può nascondere che il Pd ha contribuito ed alimentato la frattura che si è creata tra cittadini romani e politica, dall’inchiesta Mafia Capitale, con alcuni esponenti di spicco entrati prepotentemente nelle carte processuali, alla defenestrazione traumatica dell’ex sindaco fatto fuori dal notaio come una pratica burocratica qualunque. Tutto questo in termini elettorali si paga, e gran parte dei voti che oggi confluiscono al M5s provengono da questi scandali, questo anche il motivo per cui il Pd sta mettendo in campo una campagna elettorale incentrata sull’innocenza, bambini che giocano, l’immagine del gioco della campana, tutto è studiato per rasserenare e tranquillizzare l’elettorato che non vuole più né guerre e né fratture, che vorrebbe chiudere con le continue emergenze e non vuole più confrontarsi con intere categorie perennemente sul piede di guerra in continua sfida.

Giorgia Meloni

Giorgia Meloni entra in questa campagna elettorale apparentemente contro voglia, come il suo grande amico Roberto Giachetti, e lo fa soprattutto per rimediare alla candidatura di Guido Bertolaso che fin da subito appare del tutto fuori luogo e fuori tempo massimo. Dalla candidatura di ripiego allo scontro politico di vertice il passo è stato brevissimo. Da subito questa soluzione è stata vista da Berlusconi come atto di lesa maestà, o quanto meno un guanto di sfida e ora ci si ritrova in campo con un centro destra diviso tra due candidature, forse quello che sperava Marchini ma certamente non quello che avrebbero voluto tanti elettori. Il dado è tratto ed ora non si può più retrocedere, anche perché è inutile negare che Giorgia Meloni ha creato intorno a se molto entusiasmo, grandi aspettative e forti possibilità elettorali. In questa avventura è sostenuta dalla lista di Matteo Salvini -il famoso asse tra quarantenni-, Fratelli d’Italia, Partito Liberale, la solita lista civica col suo nome e la Federazione popolare per la Libertà. A lei si obietta la mancanza di discontinuità con l’esperienza di Alemanno anche se da quel passato prova a prendere le distanze ogni volta sia possibile. Certamente la natura della sua candidatura è sbilanciata a destra, anche se la presenza dei popolari di Mauro e dei liberali di De Luca prova ad addolcirne in parte questa connotazione che difficilmente in caso di ballottaggio non sarà penalizzante.

Diego Sabatinelli

Dal ’95 letteralmente “batto le strade” di Roma per promuovere le iniziative nonviolente radicali, a partire dalla raccolta firme su 20 referendum che si svolge proprio quell’anno…

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