Unioni Civili, PD e la trattativa levantina

Il PD per le Unioni Civili ha usato lo stesso metodo del divorzio breve, la trattativa levantina. Vuole prendere tutto per portare gli avversari al fifty fifty.

Di questa legislatura ricorderemo due passaggi importanti, epocali per il nostro Paese: il definitivo scollamento del PD dal mondo del lavoro tagliando in modo netto i ponti col passato e quindi di conseguenza l’inserimento nell’agenda politica dei diritti civili come priorità. Le questioni sembrano maleficamente unite nella storia del nostro Paese, nei decenni passati la più formidabile arma del PCI per non impelagarsi nelle beghe sui diritti civili  era anteporre le “vere” esigenze che i cittadini reclamavano: pane e salario. A contrastare questa palese balla per cui la difesa dei diritti dei lavoratori doveva passare per la negazione delle battaglie sui diritti civili erano quasi esclusivamente i radicali che su questo raccoglievano gran parte dei propri consensi come voci fuori dal coro, ma parliamo degli anni 70 e 80, oggi le cose sono cambiate.

Renzi ed il cambiamento

Veramente le cose sono cambiate, è necessario impegnare tutta l’opinione pubblica sui diritti civili, e in questo il Governo vede l’ovvia priorità come tutta la stampa, da radicale ne sono contento -meglio tardissimo che mai- ma da cittadino temo la distrazione di massa e mi domando perché l’opinione pubblica non può essere coinvolta su più fronti. Le soddisfazioni da radicale finiscono qui, il resto rimane un po’ storia già vissuta essendo stato spostato solo l’oggetto ma non il metodo: la trattativa levantina. Era necessario approvare in tempi rapidi due riforme del diritto di famiglia, l’insostenibile legge sul divorzio che in Italia prevedeva il doppio passaggio in tribunale per separazione e divorzio con tre anni di attesa obbligatoria e il riconoscimento pubblico delle relazioni more uxorio, soprattutto per chi non può accedere al matrimonio.

Dal divorzio breve alla unioni civili

Il PD prova un metodo utilizzando in altre fasi della storia politica italiana per mantenere equilibri instabili e far vincere tutti. Una volta il sistema si adottava con sindacati, imprenditori e partiti: tutti puntavano i piedi e poi il classico colpo al cerchio e l’altro alla botte. Col divorzio breve si parte in pompa magna ed i parlamentari del PD mantengono il punto fino alla fine, o quasi, eliminare l’obbligo della separazione legale e rendere il nostro Paese più vicino agli altri stati europei salvando la nostra giustizia da un doppio procedimento totalmente inutili e costoso. Il PD in Parlamento arriva ad un passo dallo scontro con la parte cattolica al proprio interno ma soprattutto con l’alleato NCD che della difesa della famiglia tradizionale ne fa la propria bandiera. Un tormentone lungo mesi con colpi di scena che portano alla fine al compromesso già preventivato: si riducono sensibilmente i tempi della separazione obbligatoria che però resta: scontro tra maggioranza ed opposizione, trasversalità e poi vincono tutti. Avendo funzionato il sistema col divorzio breve si punta su questa tecnica anche per le Unioni Civili. Il Parlamento gioca, s’incazza, si rompe e si unisce, l’opinione pubblica partecipa e parteggia, si piange e si litiga, poi arriva il Governo Renzi all’ultimo metro e tira fuori “il coniglio” dal cilindro, si abbassa il tiro e tutti contenti, anche chi ci ha veramente creduto. Interessante ma prevedibile fiore all’occhiello.

Diego Sabatinelli

Dal ’95 letteralmente “batto le strade” di Roma per promuovere le iniziative nonviolente radicali, a partire dalla raccolta firme su 20 referendum che si svolge proprio quell’anno…

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