Elezioni romane, lontani dalle primarie americane

Le primarie statunitensi ci stanno offrendo passione e scontri memorabili, le elezioni romane stanca routine e pessima comunicazione.

La battaglia delle primarie per la scelta dei candidati presidenti U.S.A. già alle sue prime battute ci sta regalando forti emozioni, passione politica e veri scontri tra diverse visioni. Sarà per la forza carismatica o per la loro chiarezza espositiva, ma i  candidati democratici e repubblicani si stanno dando battaglia fino all’ultimo sondaggio, fino all’ultimo comizio, fino all’ultimo dollaro e senza dimenticare gli appoggi eccellenti. Sanders alla faccia del giovanilismo imperante dimostra a tutti, soprattutto a noi italiani, che non serve un giovane politico ma una politica giovane e, soprattutto, non è l’ufficio anagrafico che decreta la novità; dall’altra parte le sparate di Trump spazzano via la cultura del politicamente corretto ed infiammano gli animi: entrambi spezzano il legame tra candidati ed establishment dei rispettivi partiti, gli avversari devono inseguire e le campagne decollano. Partecipazione, passione, volontariato tutte parole ormai perse nel lessico elettorale italiano.

Noia Capitale

Da noi si infiamma lo scontro delle primarie per il voto dei cinesi a Milano come lo fu per i rom nella Capitale: ricordate le accuse durante le primarie del 2013? Stessa storia, ma chiedete per strada a qualcuno se conosce il programma di Sala o di Balzani, forse in qualche circolo del PD tra quelli più informati. Stesso “nulla” ci riserva Roma con uno stanco amarcord del periodo rutellian-veltroniano con la sfida Giachetti vs Morassut: alzi il dito chi conosce il programma degli sfidanti alle primarie PD, al massimo ne conosciamo i nomi per essere stati delfini di vecchie glorie del passato. La ricerca di candidati a destra viene ponderata attentamente in modo che non spezzi gli equilibri della coalizione, nulla di più lontano da ciò che accade negli states, mentre le altre liste appetibili devono ancora fare i conti al loro interno camminando come fachiri sulle uova. Delle primarie U.S.A. conosciamo tutto, le sparate di Trump, gli scivoloni televisivi di Rubio, le accuse contro la Clinton, la politica visionaria di Sanders incantatore di giovani e il tutto accompagnato da  dibattiti televisivi che non lasciano spazio a domande inevase.

Nei nostri salotti Tv l’ospite solitario è sovrano e quando si opta per la formula del dibattito l’istigazione alle urla ed alla caciara -come si dice a Roma- è l’unica regola che guida le scelte editoriali. Tutto già visto, già sentito, già vecchio, e nemmeno la polemica ormai stantia del marziano Ignazio Marino contro i poteri forti riesce a muovere foglia, forse perché in due anni e mezzo non si è visto questo tanto decantato cambiamento. Siamo in attesa della solita tiritera: i trasporti, la monnezza, le buche, i vigili, che se guadagnassero un penny per ogni insulto gratuito ricevuto avremmo una Capitale miliardaria. Cambiamo canale, seguiamo le primarie americane: tutta un’altra musica!

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