Artrite reumatoide, questione di genere?

L’artrite reumatoide colpisce 400mila persone in Italia, vale a dire una persona ogni 250 abitanti. Ne abbiamo parlato con la dottoressa Patrizia Amato, reumatologa dell’Asl di Salerno e consigliere Nazionale CReI, collegio reumatologi italiani.

L’artrite reumatoide è una patologia altamente invalidante, ma da cosa è scaturita? In questo periodo dove ogni aspetto della nostra vita, comprese le cure di altre malattie, è stato stravolto dalla pandemia, come vivono i pazienti? La dottoressa Patrizia Amato interviene al microfono di Disputandum per spiegare non solo quali sono i sintomi più frequenti della artrite reumatoide, ma anche in che misura è una questione di genere. Clinicamente colpisce sensibilmente più le donne, in un rapporto di uno quattro rispetto agli uomini e in particolare durante il periodo fertile.

“In generale le malattie autoimmuni sono malattie di genere dal momento che sono particolarmente interessate le donne…” Spiega la dottoressa Amato. “Per quanto riguarda l’artrite reumatoide e le connettiviti in generale sono patologie che interessano prevalentemente il sesso femminile e questo perché, sicuramente al di là di quella che è la predisposizione genetica, dobbiamo tenere presente il cromosoma XX e l’influenza ormonale, in particolare gli estrogeni proprio sulla malattia stessa”.

È possibile parlare di prevenzione anche per quanto riguarda l’artrite reumatoide?

“Iniziamo col dire che l’ambiente può influenzare le malattie autoimmuni. Possiamo addirittura distinguere quelli che sono dei fattori interni e quindi ci riferiamo oggi al microbioma e al microbiota. Nello studio del microbiota s’è visto che anche per quanto riguarda il genere oggi parliamo di microbiota femminile… Parliamo di estroboloma ossia la quantità di geni che rappresentano il nostro microbioma che sono deputati a difenderci dall’ambiente esterno e che subiscono l’influenza degli ormoni sessuali. Questo fa sì che probabilmente lo stesso microbiota può influenzare l’insorgenza delle nostre malattie autoimmuni.

Fattori esterni che possono influenzare l’artrite reumatoide

“Ritornando a quelli che sono i fattori esterni che caratterizzano l’ambiente” continua il consigliere del CRei “possiamo parlare di fattori fisici, come esposizione a prodotti industriali, l’inquinamento domestico, la qualità dell’acqua, il clima… per prevenire potremmo pensare di dare maggiore attenzione all’ambiente in cui viviamo. Gli stili di vita sono molto importanti, l’attività fisica, l’uso di sostanze additive …”

Nel player a fondo pagina è disponibile l’intera intervista alla dottoressa Patrizia Amato.

Come vengono trattati i pazienti affetti da artrite reumatoide in questo periodo dove il Covid-19 sembra essere l’unico problema sanitario del nostro Paese?

“Il Covid ha ridotto l’approccio alla cronicità. Questo per noi è ovviamente un grosso problema perché le nostre malattie sono croniche. Sono malattie recidivanti che vanno avanti nel tempo e purtroppo gli accessi ai nostri ospedali, nella maggior parte dei nostri ospedali, in questo momento sono bloccati. Questo sta molto sovraccaricando la nostra attività. Cerchiamo di essere presenti utilizzando anche mezzi come WhatsApp e videochiamate. Ovviamente non possono sostituire il contatto diretto con i pazienti. Questo lo scopriremo dopo, c’è molta meno aderenza alla terapia in questo momento perché i pazienti sono spaventati.

Sono spesso vittime di programmi televisivi oppure di opinioni anche discordanti per cui il paziente si sente abbandonato. Purtroppo in questo periodo la maggioranza e effettivamente abbandonata e sono molto più predisposti a sospendere i farmaci piuttosto che continuare la terapia. Quello che stiamo cercando di fare, quindi anche grazie a voi, è lanciare un messaggio ai nostri pazienti, devono continuare le cure… Non dobbiamo abbandonare le nostre malattie perché vanno avanti anche se ce le dimentichiamo per un poco”.

Foto di StockSnap da Pixabay

Sheyla Bobba

Classe 1978. Qualche titolo pubblicato qua e là parlando di questo e di quello. Inizio a lavorare con le parole quando ho 15 anni, in una redazione di un quotidiano locale: battevo i necrologi. Poi me li fecero scrivere. Ho scritto per la carta e poi mi sono innamorata del web writing. Ho costruito il mio primo (orribile) sito nel 2002, un .tk Nel 2012, dopo svariata acqua sotto i ponti e tante esperienze diverse ho fondato SenzaBarcode.it organo dell'omonima associazione. Gli obbiettivi principali sono: il diritto di tutti a fare informazione (ne consegue il dovere di tutti di informarsi) e il diritto alla conoscenza. Insomma, cosette. Nel 2019 (dopo 4 anni che ci rimuginavo, studiavo e prendevo coraggio) apro la webradio di SenzaBarcode: grazie a una meravigliosa squadra che credo mi trovi simpatica perchè proprio non mi molla. Il 2020 è l'anno della webradio, mi assorbe completamente (e io mi faccio assorbire per superare un anno a dir poco devastante). Tantissimi podcast, X numero di dirette e interviste, insomma l'esplosione. A gennaio 2021 grandi manovre per l'hosting: la webradio si sposta da una piattaforma esterna all'interno: i numeri salgono e salgono. A febbraio 2021 compilo questa biografia. Antipatica per vocazione. Innamorata di mio marito. Uno dei complimenti che preferisco è "sei tutta tuo padre". www.senzabarcode.it - www.associazione.senzabarcode.it - www.webradio.senzabarcode.it

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