Europa, referendum istituzionale e sindaco di Roma

Europa, referendum istituzionale e comune di Roma, sembra una insalata mista eppure la partita si gioca con gli stessi attori.

Nel giro di poche settimane si stanno concludendo molte partite aperte da tempo, sia a livello internazionale che locale, e tutte hanno un filo conduttore unico. La Brexit è il fallimento annunciato e previsto di un sistema comunitario che non è riuscito a convincere la maggioranza dei votanti britannici. E’ l’appetibilità di un’idea che ne fa trionfante il cammino, per gli inglesi ormai il concetto di Europa è legato al braccio di ferro tra istituzioni comunitarie e stati nazionali, economia e immigrazione. Emblematico il diverso risultato scozzese e nord irlandese, in questo caso a prevalere è stata l’idea dell’unità europea come garanzia di pace, libertà ed eguaglianza in popolazioni che si sentono minacciate: garanzia a cui aspiravano i padri fondatori.

Chi è abituato per storia e tradizione al concetto di commonwealth non avrebbe avuto difficoltà a superare l’idea di stato nazionale come concepito nel ventesimo secolo. Nonostante ciò all’elettore britannico sono stati nascosti durante il proprio cammino europeo quei valori e quegli ideali che hanno animato i padri fondatori dell’Europa Unita, quella di Ernesto Rossi, Altiero Spinelli e Konrad Adenauer per citarne solo alcuni.

Quegli ideali non  sono quasi mai entrati nemmeno nel dibattito referendario lasciando il posto al proliferare delle analisi sullo scenario economico. Ancora oggi poco o nulla si legge sullo strappo che è stato dato alla storia ed alla speranza di tanti europei che vissero e morirono per l’idea di un’Europa pacifica, superamento degli egoismi nazionali, culla dei diritti umani, alternativa alla guerra ed alla violenza come strumento di risoluzione delle controversie internazionali.

Psicodrammi europei

Ora ci attendono altri due appuntamenti potenzialmente devastanti. In Austria con nuove elezioni presidenziali dopo l’annullamento della vittoria del verde Alexander Van der Bellen che si troverà nuovamente al ballottaggio contro Norbert Hofer, candidato del partito di destra FPÖ che non fa ben sperare per la tenuta europeista degli austriaci. In Ungheria si procederà a referendum voluto dal governo populista del premier Viktor Orban per contestare le quote di profughi da ospitare come stabilito dalla U.E..

Alla faccia dell’idea solidale di Europa dei padri fondatori c’è da giurare che agli elettori nuovamente verrà negata la conoscenza della propria storia sostituendola con l’illusione che si possa fare una Unione à la carte, dove lo Stato più paraculo possa prendere e dare quello che vuole. Ma anche in questo caso i giornali sono più interessati all’aspetto economico: quanto calerà la borsa? E la sterlina? Quanti punti percentuali di PIL? E lo spread?

Referendum istituzionale

Lo stesso riflesso che guida le manovre che in questi giorni impegnano la politica sul fronte del referendum istituzionale e che dimostrano ancor più il fallimento della politica legata solo ed esclusivamente al concetto di potere e stabilità -economica- e non ad una visione ideale che può avvincere e convincere i cittadini. Se la riforma costituzionale è legata solo al concetto di stabilità, facile rispondere che ben altri regimi si sono dimostrati molto stabili prima di cadere disastrosamente. Per questo era inevitabile che il dibattito si trasferisse sul voto favorevole o sfavorevole al governo in carica e non sullo scialbo e poco avvincente concetto di stabilità che può entusiasmare giusto un broker.

Roma rischia la guerra senza esclusione di colpi

Anche il successo romano dei pentastellati, e per il quale la Raggi come abbiamo già scritto sarà oggetto di attacchi senza sosta, è legato direttamente a quanto accade in altri paesi europei. La pentastellata neoeletta sindaco di Roma rappresenta un pericolo per il potere, è la conseguenza, come disse Marco Pannella, di un fortunato incidente alla partitocrazia. La partitocrazia è stata battuta sul proprio terreno da una reale e tangibile rivolta popolare.

Chiaramente ora gli editori di giornali come La Stampa o Il Messaggero temendo di non avere più in mano la gestione di quella stabilità – sarebbe meglio dire continuità- saranno tentati di denigrare ed aggredire ferocemente ogni passo di questa nuova giunta romana piuttosto che provare a capire, però il fatto innegabile è che l’elettore ha deciso di chiudere col passato. Cosa c’entra con la Brexit la vicenda locale romana ed il referendum istituzionale? Sono tutte espressione del fallimento della partitocrazia nazionale ed europea che ci accompagna da troppo tempo e da cui ci aspettiamo violenti colpi di coda finali nella speranza che presto vecchi ideali dimenticati sappiano fare nuova luce.

Diego Sabatinelli

Dal ’95 letteralmente “batto le strade” di Roma per promuovere le iniziative nonviolente radicali, a partire dalla raccolta firme su 20 referendum che si svolge proprio quell’anno…

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