Il Marziano lascia una situazione politica grave ma non seria

Ignazio Marino è stato chiamato il Marziano ricordando il racconto di Ennio Flaiano e per riconoscenza lascia a Roma una situazione politica grave ma non seria.

Domenica 25 ottobre sarà una data importante per il sindaco dimissionario Ignazio Marino, i suoi fans stanno organizzando una manifestazione in suo sostegno che dovrebbe dare la scossa al Marziano, così chiamato ricordando il racconto di Ennio Flaiano “Un marziano a Roma”. Si è molto compiaciuto di questo soprannome il Sindaco Ignazio Marino, alieno alle logiche della politica il suo motto elettorale “non è politica è Roma” doveva rafforzare questa sua estraneità ai giochi di potere, anzi, sarebbe dovuto essere lui garanzia contro la commistione tra politica e poteri forti che hanno portato al collasso la Città Eterna nei sogni dell’elettore. Le cose quasi da subito non sono andate così, il nomignolo è diventato la rappresentazione della sua incapacità di comprendere la città e quello che vi accade a tutti i livelli, qualcuno lo chiama Ignaro Marino: memorabili le strisce di Stefano Disegni su Il Fatto Quotidiano.

Un marziano molto terrestre

Il Marziano Ignazio Marino con il tempo dimostra di essere molto terrestre, adotta fin da subito il gioco dello scaricabarile quando le cose non vanno: c’è sempre un capro espiatoio su cui scaricare le responsabilità, pene esemplari da invocare e bersagli da cambiare. Prova ad ingaggiare verso i piani alti ma non riesce ed è costretto a ripiegare su avversari ben più a portata di mano come i dipendenti capitolini riducendo pressoché a zero quella pochissima fiducia che i romani avevano nella macchina amministrativa. Sarà così anche per i dipendenti ATAC e AMA che diventano oggetto di campagne utili a distrarre l’opinione pubblica dai veri e decennali mali che riguardano le due società. Le ultime ruote del carro sono quelle che subiscono il maggior peso del fallimento della Capitale. Scoppia il caso internazionale Mafia Capitale, coinvolti consiglieri, assessori e nominati dalla sua maggioranza ma lui si prende il merito di aver contrastato il malaffare, la Procura di Roma diventa mediaticamente una comparsa, utile a far fare bella figura al Marziano.

Nessun commissariamento

Il Governo non commissaria la Capitale nemmeno nella seconda tranche dell’inchiesta anche se questa opzione avrebbe salvato tutti da quello che sarebbe accaduto dopo. Marino resta al suo posto e intanto nella città eterna si vive un periodo di rancori e disprezzo come mai era successo senza che il Marziano provi nemmeno ad alzare un dito per evitare un tutti contro tutti devastante. La città ormai subisce quotidianamente l’aggressività contro i dipendenti, contro i vigili, contro gli autisti, contro i netturbini, contro i politici, contro i giornalisti (con i giornali incarto pesce e uova), contro gli automobilisti, tutti sono coinvolti in questo gioco al massacro ma non basta. Dopo il famoso viaggio papale perfino Francesco non viene risparmiato in questa patetica lotta, e anche in questo caso le parole del Marziano creano le fazioni Ignazio Marino vs Papa Francesco, che imperversano sui social. Alla fine gli scontrini sono l’ultima goccia che fa traboccare il vaso nel già tesissimo e sputtanatissimo PD romano, l’ultima delle fratture alimentate ad arte: il Marziano contro il Premier, Davide contro Golia, la simpatia verso il debole doveva scattare subito dimenticando due anni e mezzo di paralisi cittadina. Mai socialmente e politicamente la città aveva subito tante lacerazioni e tanti strappi proprio nel momento in cui coloro che si definiscono la parte sana avrebbero dovuto far tesoro del buon senso dei vecchi: mantenere un basso profilo con molti fatti e poche dichiarazioni.

La più grande responsabilità del Marziano

Ignazio Marino ha la responsabilità più grande che possa avere un amministratore locale nei confronti dei suoi cittadini, pochissimo dialogo con le varie realtà e, soprattutto, non ha fatto nulla perché la tensione sociale e politica non salisse alle stelle proprio nel momento in cui era necessario mediare e stemperare. Nessuna gestione e nessuna risposta concreta, un tutti contro tutti in cui sono stati trascinati elementi improbabili della politica che sarebbe stato opportuno tenere fuori dal calderone. Ora siamo alle battute finali in cui degli spauriti consiglieri del PD diventano ago della bilancia senza aver brillato nemmeno un minuto in questi mesi ed il commissario del loro partito travolto e scioccato dalla situazione in cui si è venuto a trovare, una ipotetica fantatelefonata con Renzi si potrebbe riassumere così: ti ha fatto fare la figura del bischero, non la farà fare a me. Ignazio Marino ha voluto cavalcare i malumori, più populismo che rottura col passato. Il gioco è molto politico e poco marziano e lascia il romano infastidito ma con altissimi contributi per alimentare la sua proverbiale ironia.

L’odierno marziano lascia la situazione politica romana grave ma non seria.

SenzaBarcode Redazione

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