Storia della Musica: il neo Progressive Rock (1976-oggi)

Chiudiamo il nostro viaggio attraverso il Progressive Rock con una disanima sul post ’76, la rinascita dal Giappone negli anni ’80 e l’avvento di Internet.

Dopo aver compiuto il nostro entusiasmante viaggio attraverso la storia del Progressive Rock partendo sin dalle origini, passando per il giro di boa degli anni ’70 fin giungendo ad un’accurata disamina dell’evoluzione di tale genere nel nostro paese, concludiamo il tutto analizzando ciò che ha regalato tale genere dopo il suo “declino” fino alla riscoperta dello stesso, grazie alle convention, ai nostri cari “vicini” giapponesi ed, ovviamente, ad internet.

Dal 1975 in poi, di fatto, il genere musicale rappresentato “genericamente” dal Progressive Rock stava subendo la dura legge del tempo e dei cambiamenti sociali: il punk stava per esplodere in tutta la sua fragorosità, di pari passo con le ribellioni generate dalle repressioni sociali. Appare quindi come naturale conseguenza il fatto che le atmosfere sognanti e libertine del prog stonavano in tal contesto come un pesce fuor d’acqua. In parallelo si stava inoltre verificando che gran parte dei capisaldi del Rock Progressivo avevano, nel migliore dei casi, mutato la propria fisionomia musicale: tante band erano invece praticamente sparite, o smembrate, cambiando i propri connotati e risultando, quindi, irriconoscibili. I Genesis avevano perso la vena di Gabriel, regalando comunque ottimi lavori tra Pop e Prog, mentre altri complessi andavano a semplificare il proprio sound alla rincorsa del cambiamento dei tempi, come i Gentle Giant e gli Yes. Il risultato di tale evoluzione socio-culturale, per il Prog, fu funerea: Punk, New Wave ed Elettronica rappresentavano la scelta che andava per la maggiore, con il Metal ormai ben saldo sui nastri di partenza e pronto a sconfinare in tutto il globo. Il Progressive Rock era ormai sparito.

Il catalogo associato a tale genere, prodotto all’inizio degli anni ’70, rimaneva comunque sconfinato e pregno di rarità d’ogni genere: i nostri “lontani” cugini giapponesi ne sapevano qualcosa e, tra ristampe e mercatini, erano riusciti a far riaccendere l’interesse per il Progressive al popolo europeo. Nel frattempo, nuove band promettenti sfondavano sul mercato: i Marillion di Derek William “Fish” Dick, gli Asia dell’ex King Crimson John Wetton e i Saga riproponevano gli stilemi del Prog in salsa moderna, accompagnati dai clamorosi ritorni degli stessi King Crimson e degli Yes, con Jon Anderson nuovamente a capo del progetto dopo l’abbandono di qualche anno prima. Parallelamente il “vecchio” si fondeva col “nuovo”, regalando una miscela raffinata e, allo stesso tempo, devastante: il Progressive Metal vedeva le sue origini già con alcune composizioni degli Iron Maiden, trovando la sua definitiva consacrazione con i Queensrÿche. Band come Dream Theater, Symphony X, Tool ed altre fecero il resto: alle lunghe composizioni strumentali e barocche tipiche del Progressive Rock si unirono i ritmi martellanti e ossessivi del Metal, rappresentando un mix non solo estremamente qualitativo, ma anche notevolmente prolifico nelle vendite.

All’alba del 2000, anche grazie al devastante avvento di internet, nuove band si affacciavano all’orizzonte esprimendo il Progressive Rock sotto una nuova luce: i Porcupine Tree di Steven Wilson proponevano uno stile forse più classico, mentre i Mars Volta mescolavano una miriade di generi regalando una musica forse ostica per l’ascoltatore tradizionale, ma indubbiamente affascinante. L’avvento della rete ha portato anche alla riedizione di numerosi classici, oltre al clamoroso ritorno di band non solo prettamente inglesi, ma anche nostrane: tante formazioni hanno fatto il proprio, clamoroso ritorno sul palco dopo decadi di silenzio, proponendo anche nuovo materiale di qualità più o meno discutibile. Sta di fatto che il Progressive Rock, nonostante la sua cerchia di fan non propriamente immensa, riesce sempre a regalare qualcosa di nuovo e a proporre numerose band emergenti, maggiormente sponsorizzate rispetto al passato grazie ai nuovi mezzi di comunicazione.

Concludiamo il nostro viaggio segnalando, come abbiamo fatto nei precedenti articoli, alcuni tra i migliori album Prog del periodo che va dal 1976 ad oggi.

Alcuni capolavori del Progressive Rock dal 1976 ad oggi:

1976, Genesis – A Trick of the Tail
1976, Camel – Moonmadness
1976, Rush – 2112
1977, Pink Floyd – Animals
1977, Univers Zero – Heresie
1981, King Crimson – Discipline
1982, Asia – Asia
1984, Marillion – Fugazi
1988, Queensrÿche – Operation Mindcrime
1990, Ozric Tentacles – Erpland
1991, Porcupine Tree – On the Sunday of Life
1992, Änglagård – Hybris
1992, Dream Theater – Images and Words
2001, Tool – Lateralus
2005, The Mars Volta – Frances The Mute

Giuseppe Senese

Sono un laureando in Scienze e Tecnologie Informatiche, che nutre anche numerose passioni come la musica, il cinema e il calcio. Adoro il Rock Progressivo degli anni 70' (soprattutto quello britannico e quello italiano) e sono un tifoso sfegatato del Napoli.

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