Gravidanza surrogata, sentenza storica del Tribunale di Milano

Una sentenza del 15 ottobre 2013 – pubblicata il 13 gennaio 2014- ha assolto una coppia di Milano dall’accusa di alterazione di stato, per aver concordato una gravidanza surrogata con una donna ucraina.

Il fatto:

Una coppia milanese, impossibilitata nell’avere figli, ha deciso nel 2010 di utilizzare la fecondazione assistita di tipo eterologo, chiedendo in prestito l’utero di una donna ucraina di trentanni.

In Ucraina, così come in molti altri Paesi del mondo – USA compresi- la gravidanza surrogata non è reato. Si ritiene infatti che persone maggiorenni e consenzienti, possano autonomamente decidere di utilizzare una terza persona esterna alla coppia, per riuscire ad esaudire il loro desiderio di maternità e/o paternità.

Nel caso di specie, i due milanesi, per poter avere un figlio, decidono di rivolgersi alla società Biotexcom di Kiev, sottoscrivendo un formale – e legale – contratto, con una donna a cui è stato corrisposto un rimborso spese pari a € 30.000,00.

Il Giudice della V Sez. penale del Tribunale di Milano, nella sentenza ha motivato così la sua decisione:

l’imputata, ricoverata insieme a Natasha, se ne occupa sin dal primo istante di vita. Parallelamente, la madre surrogata attesta in forma notarile l’inesistenza di qualsiasi relazione genetica con il bambino e presta il consenso all’indicazione dei coniugi C. quali genitori. In base a tali presupposti, come previsto dalla legge ucraina l’ufficiale di stato civile di Kiev formava l’atto di nascita indicando in A. C. il padre e in S. B. la madre del neonato

Come già ribadito quindi, il problema della gravidanza surrogata non si pone nel Paese in cui il neonato è stato partorito. I guai arrivano infatti alla frontiera, quando la coppia, insieme al neonato e al suo certificato di nascita, si accinge a rientrare in Italia. Il funzionario, insospettito da una donna italiana che al nono mese di gravidanza decide di allontanarsi dalla sua abituale residenza per partorire in uno stato diverso dal suo, avvisa la Procura di Milano, che avvia un indagine per alterazione di stato.

Con la Sentenza promulgata dal Tribunale di Milano, in relazione alla gravidanza surrogata, decadono quindi le accuse a carico dei coniugi per alterazione di stato, imputazione che avrebbe potuto portare ad una condanna fino a quindici anni di carcere. Resta in piedi solo il reato di falsa dichiarazione a pubblico ufficiale, ascrivibile però solo in sede civile.

Il Giudice della Sezione Penale ha quindi promulgato una sentenza storica sulla questione “gravidanza surrogata”. Ha dimostrato come la legge debba intervenire solo quando il comportamento di una o più persone possa realmente provocare un danno ad una persona in particolare, o alla società in generale e non quando per “etica” – non si sa di chi e non si sa perché – si ritenga sbagliata una scelta relativa alla sfera personale dell’individuo.

Il reato per alterazione di stato prevede una pena fino ai quindici anni di carcere. Neanche per un omicidio si rischia così tanto in Italia, figuriamoci se una coppia di persone per bene, con il desiderio di maternità, merita di trascorrere più di dieci anni in carcere per una gravidanza surrogata.

Speriamo che questa, insieme ad altre sentenze, portino l’Italia ad ampliare i propri orizzonti sui diritti civili. Non può essere una parte della società a decidere cosa sia giusto per tutti. Non si può seguire un “diktat” imposto dall’alto, da credenze religiose, da refusi di una società arcaica e ormai estinta. La vita delle persone deve essere decisa dai diretti interessati, e non menomata da chi la pensa diversamente. Un diritto è tale perché non lede la libertà di nessuno – se non della persona a cui non viene riconosciuto-.

Una gravidanza surrogata, la celerità nelle adozioni, un matrimonio tra persone dello stesso sesso, un divorzio breve e indolore, non può portare problemi di alcun tipo nella vita di chi decide di non usufruire di questi diritti civili, ma può nettamente migliorare l’esistenza di chi è obbligato a dover cercare altrove, in un posto lontano da casa, in un altro Paese, la libertà di poter vivere e non sopravvivere.

 

 

Marika Massara

Nata e cresciuta in provincia di Milano, emigrata in Calabria, adottata da Roma, non posso che definirmi italiana. Amo la mia Calabria, il mare d'inverno e il Rock. Da sempre attenta alla politica (più che ai politici), non posso che definirmi assolutamente di sinistra. Segni particolari: Milanista sfegatata.

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