Assegnazione della casa familiare e legge 54/2006

2912012161614a[1]Assegnazione della casa familiare e Legge 54/2006. Ormai da qualche anno la disciplina dell’assegnazione della casa familiare ha trovato nuova regolamentazione con il dettato dell’articolo 155 quater del codice civile. Il vigente testo, introdotto dalla legge 54/2006, ha portato considerevoli innovazioni che sono assolutamente in linea con i principi cui è improntato il provvedimento di riforma. Esso propone scelte volte a garantire l’interesse dei figli, a cui vengono assicurati il permanente e continuativo rapporto con entrambi i genitori ed ampia tutela dal punto di vista patrimoniale.

Quel che si attua con la riforma è l’idea che la casa non è più un diritto esclusivo dell’adulto, ma una tutela del minore che può continuare a vivere nel proprio habitat domestico. Ciò ben si inserisce, quindi, in un quadro che privilegia un affidamento condiviso dei figli, ma soprattutto ciò è espressione di una maggiore sensibilità a cui sono chiamati i giudici, i quali dovranno valutare, e privilegiare, le necessità del minore e limitarne il più possibile il disagio affettivo e, eventuali, ripercussioni, anche di tipo economico, derivanti dalla crisi della coppia.

La giurisprudenza della Corte di Cassazione del 2007 è molto chiara al riguardo, si prevede infatti che, per quel che riguarda “l’interesse dei figli“, il godimento della casa familiare è finalizzato alla tutela della prole in genere e non più all’affidamento dei figli minori. Dunque, essa non andrà ad avvantaggiare il genitore affidatario.

Al figlio, quindi, viene garantito il diritto di permanere nell’ habitat domestico in modo da evitare il più possibile “traumi da allontanamento” e difficoltà di ambientarsi in un nuovo contesto. In questa prospettiva, dunque, l’individuazione del genitore con cui la prole trascorrerà la maggior parte del tempo è solo consequenziale, tanto è che il genitore collocatario diventa quello presso cui il figlio avrà il suo domicilio, ciò a conferma del fatto che si vuole tutelare il soggetto debole, colui che è vittima inconsapevole della separazione: il figlio.

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