Renzi leader del Governo? Grillo avverte: "Italia in bancarotta!".

C’è un gran movimento all’interno del Pd, partito dilaniato negli ultimi giorni da conflitti interni, il più attivo di tutti, neanche a dirlo è Renzi, il quale si prepara per ottenere il tanto decantato incarico da Napolitano per governare l’Italia.

A proporre il nome di Renzi per primo è stato Matteo Orfini, ce ha detto allo stesso Renzi queste parole:

 “In direzione noi proponiamo che il Pd faccia il tuo nome alle consultazioni. Se governissimo dev’essere, facciamolo guidare a un uomo del Partito democratico, l’unico modo per salvarlo è questo”.

Il sindaco Renzi non si lasciato scappare l’occasione ghotta da sotto i naso, anzi con la velocità di una lepre in piena corsa, ha risposto  al collega del Pd:

“Potete farlo e vediamo chi si oppone”.

Renzi capo del governoSiamo alle prove generali della rifondazione del Pd? Forse, ma i problemi interni del Pd sono molti e lasciano ben poche speranze di vedere il partito unito, certo dopo tutto questa sarebbe un’ottima soluzione, veloce e risanatrice, ma staremo a vedere se sarà anche funzionante. Ridisegnare un partito in poco tempo non è un impresa facile ma questo piccolo colpetto di Stato interno potrebbe anche essere una salvezza.

Intanto incombono gli incontri, come quello avvenuto tra Orfini, Andrea Orlando e Fassina, i quali dopo aver sentito i loro referenti locali, hanno strutturato la mossa da fare. Hanno tutti e tre insieme una corrente di attrazione crescente, in tutto 60-70 parlamentari e un centinaio di amministratori locali, insomma la parte più strutturata del Pd, almeno per il momento.

Gli equilibri del Pd ormai sono saltati, la maggioranza viene spartita tra i seguaci di Bersani, Letta, Bindi e D’Alema, ma molti, per esempio bersaniani si sono trasformati nella reggente di Renzi, i favorevoli a Franceschini sono in lieve aumento, ma tutto è dovuto al patto con Bersani e niente di più e poi ci sono i veltroniani con cui fare i conti. Insomma, un partito che al suo interno a diverse correnti, che non puntano tutte allo stesso obiettivo, si potrebbe definire un partito formato da tanti piccoli partiti. Ora la domanda è semplicemente una:

“In questo marasma di frazioni, Renzi ha i numeri necessari per guidare un Governo?”

Analizzando la situazione interna si direbbe di si: D’Alema ha stretto un patto di ferro con Renzi, molte voci gli attribuiscono la metà della forza parlamentare, qualunque siano le mosse di Renzi, troveranno la strada spianata da parte dei dalemiani. Anche molti seguaci di Veltroni e Letta sarebbero favorevoli al sindaco, quindi, con molta probabilità sarà il nome di Renzi quello che verrà presentato a Napolitano e, sempre secondo voci di Montecitorio, non in modo del tutto sbandato, anzi ben studiato a tavolino.

Bisogna sottolineare però la possibilità che potrebbero nascere correnti anti-Renzi, le quali possono essere alimentate dal rifiuto di fare un governissimo con Berlusconi, è tutto da vedere, ma intanto all’interno del partito c’è anche chi fa un’analisi delle passate elezioni regionali, come l’emiliano Bonaccini:

“Le vittorie di Nicola Zingaretti nel Lazio e di Debora Serracchiani in Friuli devono far riflettere. Ci vogliono profondi segnali di cambiamento e di novità. Profondissimi”.

Se tutto precipita dunque starà dalla parte del cambiamento.

Poi, per il Pd i guai non finiscono qui, c’è da fare i conti anche con le altre forze politiche, quelle che dovrebbero sostenere il governo dalla larghe intese, per Silvio Berlusconi un premier come Renzi, guida fresca e anche temuta, potrebbe essere un problema, si dice che preferisca il nome di Amato al posto di Renzi.

Si prospetta quindi un governo di larghe intese sotto la guida del sindaco Renzi, il quale ha rilasciato una chiara dichiarazione a proposito:

 “Rischio di bruciarmi, lo so. Ma non potrei dire di no”.

Il finale di questa storia lo vedremo nei prossimi giorni, quando finalmente sapremo i nomi dei candidati a leader del Governo, ma soprattutto quando sapremo chi verrà eletto, il quale non avrà un compito facile nel gestire un’Italia ridotta al midollo delle sue forze fisiche e finanziare. L’allarme viene lanciato, neanche a dirlo, da Grillo, il quale in un’intervista alla Bild ha rilasciato un quadro preoccupante di un’Italia al collasso imminente:

“L’Italia andrà  in bancarotta in autunno e sarebbe meglio se i tedeschi la “invadessero. Non abbiamo sabotato un bel niente. Sono stati i partiti a sabotarsi da soli, su loro non si può  riporre più  alcuna speranza…La rielezione di Napolitano è  un furbo colpo di Stato. La classe politica lotta per la propria sopravvivenza”.

Che la classe politica italiana fosse a pezzi lo sapevamo, ma davvero finiremo in bancarotta in autunno? Se cosi fosse qualunque Governo si prospetti deve attuare un piano risanatorio urgente e preciso, possibilmente, non solo a carico della piccola massa di cittadini, che già stanno in apnea finanziaria, forse è veramente ora che i parlamentari italiani ridimensionino i loro stipendi e i loro privilegi.

Sheyla Bobba

Classe 1978. È presidente dell’associazione SenzaBarcode, direttore e blogger dell’omonimo sito che si occupa di informazione su Roma. È docente di Academy SenzaBarcode e si occupa di web writing e comunicazione.

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