Giappone: schierate batterie antimissile

A seguito delle reiterate minacce di Pyongyang di muovere guerra contro la Corea del Sud e gli Stati Uniti anche il Giappone ha deciso di rafforzare le proprie difese schierando batterie antimissile nel proprio territorio.

patriot

Seppur non minacciato direttamente, lo stato nipponico teme che questa escalation possa coinvolgerlo direttamente, primo per la vicinanza geografica con la Corea del Nord e secondo per la presenza delle basi militari americane presenti nel suo territorio, pertanto ha mobilitato truppe e mezzi pronti alla difesa. In particolare ha collocato le batterie Patriot nel distretto centrale di Ichigaya e nellezone periferiche di Asaka e Narashigo come affermato dal portavoce governativo Yoshihide Suga.

Contraiamente a quanto affermato ieri dallo stesso Suga che il Giappone non avrebbe mostrato le sue strategie militari, oggi, a seguito delle persistenti intenzioni della nordcorea di dare atto alle sue intenzioni bellicose, il governo giapponese ha deciso di rivelare le sue mosse, forse per dare un segnale forte al giovane dittatore coreano che sono attive tutte le contromosse possibili per fare fronte ad ogni evenienza e che comunque gli stati, direttamente o indirettamente coinvolti nella faccenda, non resteranno a guardare con le mani in mano.

Nel frattempo Pyongyang ha definitivamente ritirato i 53.000 lavoratori dal distretto di Kaesong, rendendo di fatto l’area in uno stato di inattività quindi, se da una parte questo crea un forte disagio alle 123 aziende sudcoreane che hanno investito i propri capitali in questo progetto di cooperazione tra i due stati, sicuramente si ritorcerà anche contro il regime stalinista del Nord con un mancato ritorno economico.

Ma ora, come accecato da un delirio di retorica bellicista, Kim Jong-un è completamente concentrato nei suoi progetti, dando disposizione, come affermato in queste concitate settimane, di dare maggiore impulso alla propria centrale nucleare al fine di potenziare l’arsenale militare.

Stando a quanto affermato dal governo nordcoreano, oltre a dichiarare che dalla data del 10 Aprile non garantirà più la sicurezza delle ambasciate straniere, invita tutti gli stranieri presenti nell’isola a fare altrettanto.

In buona sostanza Kim Jong-un ha per le mani un giocattolo molto pericoloso che potrebbe sfuggirgli di mano in ogni momento con conseguenze del tutto imprevedibili, mettendo a rischio i già delicati equilibri mondiali.

Cosa succederebbe se effettivamente scoppiasse un conflitto nell’area del Pacifico? Come reagirebbe il mondo islamico a tale evento? Approfitterebbe del fianco scoperto dell’ America impegnata su questo nuovo scenario di guerra?

Le domande sono molte e inquietanti, domani, data annunciata del lancio del missile di Pyongyang avremo un quadro più chiaro della situazione.

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