Cassazione. La PAS non esiste, per oggi, domani vediamo

carte di cassazione, la pasPer la corte non esiste, il Brain-washing l’alienazione, la PAS, tutta “roba” inventata. Questa la Sentenza 20 marzo 2013, n. 7041 che cita:

Che si tratti di un mero l’apsus memoriae o di un espediente dialettico per eludere la questione della validità scientifica della PAS e le critiche alla consulenza tecnica d’ufficio, questa Corte non è in grado di stabilire di certo, il tema della condizione patologica del minore, unicamente riferibile alla condotta della madre “alienante”, rappresenta l’ubi consistam non solo del citato elaborato, ma dell’intero giudizio di secondo grado.

Il principio su cui si basa la Cassazione è quello di utilizzare dati scientifici, quindi della scienza medica ufficiale. La PAS non è riconosciuta , non è contemplata e non appartiene alle materie riconosciute. Pertanto una valutazione da parte del CTU di PAS non può essere considerata perché ripudiata dalla letteratura scientifica internazionale. Viene quindi da chiedersi per quanto tempo ancora si presterà attenzione all’etichetta PAS e non si comincerà a tutelare questi bambini che subiscono violenza psicologica! Per i danni consiglio di leggere attentamente la mia ricerca  “Pas, da Gardner ad oggi, ascoltando i sintomi per una diagnosi rapida. L’adulto alienante e la vittima di PAS, sindromi e patologie sviluppate”

Non è un principio scorretto, anzi, verificare ed accertarsi quello che sta accadendo nella vita -e mente- di un bambino è un dovere civile e morale. E per farlo ci si deve avvalere non di opinioni, impressioni e/o fantasie ma di fatti, prove e dimostrazioni. I genitori che utilizzano i figli per ferire, denigrare, punire ed allontanare il coniuge esistono, primo fatto, che questo comportamento nuoce gravemente sul bambino è il secondo -di centinaia- di fatti. La violenza sui bambini esiste, che la si chiami come si vuole.

Anche la stessa Cassazione non ha le idee chiare, la spaccatura è evidente. Per una sentenza con favore alla PAS, ne abbiamo un’altra che la disconosce. E’ del 8 marzo, appena 12 giorni prima della su citata Sentenza n.7041 la numero 5847: “Cassazione, il padre che scredita la ex moglie perde il diritto all’affidamento” che cita:

… riformando la impugnata sentenza 20 giugno 2008 del Tribunale di Catania, ha affidato i due figli minori alla madre, con divieto provvisorio di contatti con il padre, le ha assegnato l’abitazione e ha posto a carico del …. l’obbligo di versarle un assegno mensile di € 800,00 per il mantenimento dei figli; …  hanno ritenuto che il comportamento negativo dei figli verso la madre fosse stato provocato dalla condotta ostruzionistica del marito che aveva ostacolato gli incontri e ingiustificatamente screditato la figura della madre nei loro confronti, in tal modo danneggiandone l’equilibrio psichico; hanno quindi ritenuto che l’affidamento condiviso fosse pregiudizievole per i minori, che hanno affidato pertanto alla madre in via esclusiva.

Corte di appello di Catania, con sentenza 11 giugno 2010

Sheyla Bobba

Classe 1978. È presidente dell’associazione SenzaBarcode, direttore e blogger dell’omonimo sito che si occupa di informazione su Roma. È docente di Academy SenzaBarcode e si occupa di web writing e comunicazione.

2 pensieri riguardo “Cassazione. La PAS non esiste, per oggi, domani vediamo

  • 27 Aprile 2013 in 21:00
    Permalink

    Quella situazione avente per oggetto la contesa dei figli in affidamento, la privazione da parte di questi di qualcosa di naturale e fisiologico, ovvero rimanere legati affettivamente ed emotivamente verso ambedue i genitori, è un tema sempre più sentito.
    Spesso si assistono a scene che non vorremmo mai né vedere nel reale, né nell’immaginario e sconfinato mondo di conflittualità di genitori separati, tali scene assumono connotati colorati di noir per l’affidamento dei figli. Allora la guerra tra i coniugi nei tribunali senza esclusione di colpi si realizza tra perizie psicologiche dei figli, che diventano le vittime della conflittualità; spesso infatti questi diventano il “redde rationem” di quella guerra.

    Alcune volte, l’affidamento fisico per uno dei due genitori, va di pari passo con un’esclusività di possesso che diventa anche mentale e non condivisibile con l’altro genitore. Un possesso esclusivo di qualcosa che non è un oggetto, ma fa parte del nostro dna.

    La sindrome di alienazione genitoriale (PAS) vero è che non viene riconosciuta come malattia nella psichiatria infantile, ma è nota a tutti, non solo agli addetti ai lavori; essa si trasmette e s’instaura lentamente nei figli contesi da genitori separati, e consiste nella denigrazione di uno dei genitori tramite lavaggio del cervello.

    Non sono necessari trattati di psichiatria infantile per capire che chi agisce in tale modo si sente in colpa per una rottura di un’unione matrimoniale, sia pure quando vi siano state motivazioni gravi.
    I figli in tale contesto instaurano una conflittualità, sia pur inconscia, verso il genitore denigrato, questo comporta spesso un’ipereattività, un’insoddisfazione, una carica di violenza intrinseca non mitigata dall’affetto naturale verso entrambi i genitori.

    L’insoddisfazione affettiva dei figli diventa così la causa della privazione di un affetto.
    La PAS infatti è considerata una situazione di maltrattamento del bambino che attenta alla sua incolumità psichica, fisica e affettiva: è un non riconoscimento del suo diritto a essere se stesso.
    Una violenza che va punita, una violenza sebbene talvolta sottesa ed involontaria ad un conflitto che non potrà mitigarsi. Non si può negare una sindrome, sia pur negata dalla medicina, che diventa reale in molti casi; una sindrome che spesso è nota nei tribunali minorili anche se non è riconosciuta come una malattia, ma in questo caso la malattia maggiore è dei genitori, quella possessività esclusiva, l’affetto che non deve e non può essere condiviso, gelosia sebbene naturale, ma morbosa che nuoce e che diventa fatale allo sviluppo adolescenziale.

    La non violenza psicologica sui figli dovrebbe necessariamente essere il leitmotiv per considerare una attenta revisione di qualcosa di reale che si verifica sempre piu spesso tra genitori separati, un qualcosa di non bello che scaturisce dalla fine di un unione il cui tempo ha inesorabilmente reso reale.

    L’amore finito tra i coniugi non deve riflettersi sui figli, musica innocente di un mondo contaminato. L’amore per i figli consiste anche nel far donare e nel permettere di donare amore all’altro genitore separato, di non farlo sentire in colpa agli occhi dei figli anche quando esiste una colpa, di non rendere appariscente né un qualcosa che lo è, né un qualcosa che non lo è.

    Solo così quell’amore senza la possessività sarà completo interamente, un amore che deve obbligatoriamente essere condiviso anche quando non c’è più niente da condividere.

  • 27 Aprile 2013 in 21:00
    Permalink

    Quella situazione avente per oggetto la contesa dei figli in affidamento, la privazione da parte di questi di qualcosa di naturale e fisiologico, ovvero rimanere legati affettivamente ed emotivamente verso ambedue i genitori, è un tema sempre più sentito.
    Spesso si assistono a scene che non vorremmo mai né vedere nel reale, né nell’immaginario e sconfinato mondo di conflittualità di genitori separati, tali scene assumono connotati colorati di noir per l’affidamento dei figli. Allora la guerra tra i coniugi nei tribunali senza esclusione di colpi si realizza tra perizie psicologiche dei figli, che diventano le vittime della conflittualità; spesso infatti questi diventano il “redde rationem” di quella guerra.

    Alcune volte, l’affidamento fisico per uno dei due genitori, va di pari passo con un’esclusività di possesso che diventa anche mentale e non condivisibile con l’altro genitore. Un possesso esclusivo di qualcosa che non è un oggetto, ma fa parte del nostro dna.

    La sindrome di alienazione genitoriale (PAS) vero è che non viene riconosciuta come malattia nella psichiatria infantile, ma è nota a tutti, non solo agli addetti ai lavori; essa si trasmette e s’instaura lentamente nei figli contesi da genitori separati, e consiste nella denigrazione di uno dei genitori tramite lavaggio del cervello.

    Non sono necessari trattati di psichiatria infantile per capire che chi agisce in tale modo si sente in colpa per una rottura di un’unione matrimoniale, sia pure quando vi siano state motivazioni gravi.
    I figli in tale contesto instaurano una conflittualità, sia pur inconscia, verso il genitore denigrato, questo comporta spesso un’ipereattività, un’insoddisfazione, una carica di violenza intrinseca non mitigata dall’affetto naturale verso entrambi i genitori.

    L’insoddisfazione affettiva dei figli diventa così la causa della privazione di un affetto.
    La PAS infatti è considerata una situazione di maltrattamento del bambino che attenta alla sua incolumità psichica, fisica e affettiva: è un non riconoscimento del suo diritto a essere se stesso.
    Una violenza che va punita, una violenza sebbene talvolta sottesa ed involontaria ad un conflitto che non potrà mitigarsi. Non si può negare una sindrome, sia pur negata dalla medicina, che diventa reale in molti casi; una sindrome che spesso è nota nei tribunali minorili anche se non è riconosciuta come una malattia, ma in questo caso la malattia maggiore è dei genitori, quella possessività esclusiva, l’affetto che non deve e non può essere condiviso, gelosia sebbene naturale, ma morbosa che nuoce e che diventa fatale allo sviluppo adolescenziale.

    La non violenza psicologica sui figli dovrebbe necessariamente essere il leitmotiv per considerare una attenta revisione di qualcosa di reale che si verifica sempre piu spesso tra genitori separati, un qualcosa di non bello che scaturisce dalla fine di un unione il cui tempo ha inesorabilmente reso reale.

    L’amore finito tra i coniugi non deve riflettersi sui figli, musica innocente di un mondo contaminato. L’amore per i figli consiste anche nel far donare e nel permettere di donare amore all’altro genitore separato, di non farlo sentire in colpa agli occhi dei figli anche quando esiste una colpa, di non rendere appariscente né un qualcosa che lo è, né un qualcosa che non lo è.

    Solo così quell’amore senza la possessività sarà completo interamente, un amore che deve obbligatoriamente essere condiviso anche quando non c’è più niente da condividere.

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