Di Daniele Barsanti, Le Commesse

Dal 10 luglio è in radio e in digitale Le Commesse (Apollo Records), nuovo brano di Daniele Barsanti, ne parliamo a Nella stanza dell’altro, la Musica.

Protagonista del 19 agosto a Nella stanza dell’altro, la Musica è il cantautore Daniele Barsanti con il suo nuovo brano intitolato Le Commesse. Determinato, verace, emotivo e distratto così gli piace definirsi come persona, mentre come artista preferisce essere descritto dal suo pubblico.

Noi di WebRadio SenzaBarcode lo abbiamo intervistato appunto in occasione della messa in rotazione radiofonica e su tutte le piattaforme di streaming della canzone Le Commesse, che ci viene rivelato essere nata senza alcuna intenzione bensì dall’osservazione della realtà. È infatti Barsanti a dichiarare di essersi seduto in un negozio della Versilia ed aver visto una commessa piegare e ripiegare la solita maglietta come un automa: da ciò è sorta la frase, riferita proprio alle commesse, sono una vita che ripiegano la vita in uno scaffale.

L’aspettativa per il detto brano, invece, è l’ascolto da parte di quante più persone possibile anche perché, per Daniele, c’è qualcosa da indagare dentro ad ognuno di noi e se parlare del lavoro o della condizione di una commessa è un pretesto per arrivare a tale interrogarsi ben venga tutto questo. Il che tuttavia non significa, secondo lui, che abbia senso crogiolarsi sul senso dell’esistenza ma piuttosto che essa vada vissuta al massimo …sebbene ammette di voler scrivere un testo che duri nel tempo, un testo quale suo testamento, sua eredità, a conferire un importante significato al personale percorso umano ed artistico.     

Poi, alla domanda postagli su cosa ne pensi dei lavori commerciali

e di chi in prima persona deve vendere per portare a casa lo stipendio poiché guadagna in base a quanto produce (non soltanto dunque delle commesse che a fine mese un onorario fisso lo ricevo comunque, ma per esempio di assicuratori, rappresentanti e tutti coloro che lavorano a provvigioni), Daniele Barsanti risponde con una frase dei Killers e cioè I got a soul, but I not a soldier/ – Ho un’anima, ma non sono un soldato. 

E, sulla scia di tale quesito, gli domando pure se non gli sembra che alcuni lavori siano più solitamente, a priori, attribuiti ad un sesso piuttosto che ad un altro. Ad esempio, moltissime le femmine a fare le commesse. Barsanti tuttavia, a proposito del ruolo che ieri ed oggi viene attribuito alle appartenenti al “gentil” sesso, non ci dice se a suo avviso ci siano discriminanti per cui possa essere giustificata una differenza prestabilita e generalizzata dei compiti fra femmine e maschi a casa, sul lavoro, nella società. Semplicemente si è limitato ad affermare che il mondo è in continua evoluzione, però noi lo percepiamo come fermo in quanto lo viviamo in un certo momento e cerchiamo di tirare una sorta di linea così da trarre conclusioni sulla società in base a ciò che si vede nel presente “anche se alla fine tutto scorre”.

Per quel che lo riguarda, aggiunge, di avere sempre seguito la passione contro tutto e tutti

Dunque Daniele Barsanti si professa convinto che sia possibile vivere una vita all’altezza dei propri desideri, in base alle soggettive propensioni anche perché, per il cantautore, “il fine giustifica i mezzi” visto che lo considera un credo opportuno per non tradire i propri sentimenti, le proprie progettualità e le proprie necessità materiali, quotidiane.

Infine Barsanti rivela che come cantante, quando decide di condividere la sua musica con il pubblico, cerca di rivolgersi alla più larga fetta possibile e non di meno di cantare le proprie urgenze interiori ovverosia confessa che il suo istinto getta le basi dell’elaborato musicale e l’essere mestierante interviene per quanto riguarda i dettagli. In altri termini, per il trentenne toscano musica non è nient’altro che un miscuglio di parole, un profumo l’uno dopo l’altro, una bella ubriacatura in cui la priorità è data alla spontaneità benché alcuni compromessi non siano banditi per giungere allo scopo.

Ed è Daniele a salutare con una frase tratta da un film che lui ama particolarmente cioè I Laureati, di Leonardo Pieraccioni

che recita Aveva proprio ragione il professor Gagliano quando diceva: “i giorni indimenticabili della vita d’un uomo sono cinque o sei in tutto. Gli altri fanno solo volume”. Ché, ebbene sì, come ricorda Barsanti il tempo non è infinito, perciò va gestito al meglio – “la coperta è sempre lunga un metro, bisogna decidere se coprirsi le gambe oppure la faccia”.        

Giulia Quaranta Provenzano

GQP è nata l’11 luglio del 1989, ad Imperia. Terminato il Liceo Scientifico G.P. Vieusseux di Porto Maurizio IM, la giovane si iscrive all’UNIGE e nel 2011 consegue la Laurea triennale in Filosofia mentre nel 2014 quella magistrale in Metodologie Filosofiche. Appassionata e costantemente dedita già dall’età di 6 anni alla fotografia, Giulia nel 2018 inizia ad essere protagonista di mostre Collettive e Personali ed ottiene altresì il Diploma quale Critica di arti visive e letteraria. Prolifica poetessa, ha scritto inoltre alcuni brevi romanzi, racconti e saggi editi con il CEI, Aletti Editore, Pegasus Edition ed Articoli Liberi. È nel 2019 che l’entusiasta e vulcanica artista per vocazione e missione – consulente assicurativa invece per professione, intraprende un corso attoriale intensivo con il noto Giuseppe Morrone, punto zero grazie al quale finalmente accarezzata una più profonda e totale, inedita, consapevolezza in maieutico stupore. Per curiosità e domande, scrivere a giuliaqp@senzabarcode.it

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