Tevere. Pesci morti soffocati o avvelenati?

Mgliaia di pesci morti nel Tevere, la causa è in via di accertamento. Torna prepotente l’esigenza di un ufficio dedicato al controllo del fiume. Ma che non sia solo l’ennesimo ente da interpellare.

Non lo vedrete piú com’io lo vidi per Roma, un giorno, il Tevere passare tra i naturali suoi scoscesi lidi…” Così cominciava Pianto del Tevere, poesia di Luigi Pirandello. Noi il Tevere così, com’è ancora oggi con centinaia di carcasse di pesci morti, purtroppo, lo abbiamo già visto. Repubblica ci ricorda l’evento del 2017, quando un fenomeno simile seguì un violento temporale. Piergiorgio Benvenuti, presidente del Movimento Ecologista Ecoitaliasolidale, è intervenuto a Disputandum per aggiornarci sui fatti.

L’OIPA, l’Organizzazione internazionale protezione animali (Oipa) di Roma, è stata la prima a dare l’allarme. “Già in passato abbiamo assistito a episodi di questo tipo, e chiediamo anche stavolta che sia fatta luce su questo grave episodio che colpisce la biodiversità della Capitale”, aveva dichiarato la delegata Rita Corboli.

“Il fenomeno è iniziato il 30 maggio, con decine di migliaia di pesci che sono morti in acqua, nel Tevere. Carpe, cefali e altri anche di dimensioni medio grandi…”. Benvenuti lamenta un disinteresse generale sulla situazione, ma gli ecologisti, purtroppo, sono abituati a non veder presi in considerazione molti problemi che riguardano il benessere del pianeta, anche oggi nella giornata mondiale dell’ambiente.

Gabbiani e topi banchettano indisturbati, ciclisti e runner del Lungo Tevere godono di questo macabro spettacolo e della puzza immonda, le carcasse che restano si muovono verso il mare, indisturbate. Non è stata prevista una barriera di raccolta e quindi, al netto di predatori e sterpaglie, arriveranno fino alla foce.

Da Ponte Milvio a Fiumicino le acque del Tevere, oltre a biciclette, scheletri di auto, immondizia di varia provenienza e – c’è da scommetterci – guanti e mascherine, da quasi una settimana ci sono pesci morti. Già, ma come è possibile?

Branchie ostruite o veleni?

L’Agenzia regionale per la protezione ambientale del Lazio (Arpa), insieme agli esperti del servizio zooprofilassi della Asl Roma1, hanno eseguito le prime analisi e, anche se il risultato ufficiale ancora non è stato presentato, non sembrano presenti agenti inquinanti. “L’ipotesi è
quella che le abbondanti piogge possano avere causato la morte dei pesci dopo aver movimentato rifiuti e liquame fra i canali che affluiscono al fiume, un apporto organico che avrebbe ridotto l’ossigeno, contribuendo ad ostruire le branchie dei pesci”. Dichiara Ecoitaliasolidale.

“Immagini sconcertanti che meritano tutta la nostra attenzione” le parole delle deputate Ilaria Fontana e Federica Daga riportate da Il Giornale. Se la moria è dovuta a sversamenti illeciti si deve procedere con le bonifiche e le indagini del caso. Se invece il problema è legato a fanghiglia e liquami sollevati dalle piogge allora è la riprova che è necessario un piano di controllo, protezione e intervento dedicato al Tevere.

“L’ufficio speciale Tevere, istituito dalla sindaca Raggi il 30 ottobre 2017 pensavo potesse essere l’ente di coordinamento di tutti gli altri enti. Invece, molto probabilmente, se prima vi erano 10 enti che si interessavano della golena del Tevere, adesso ne abbiamo 11”. Dice Piergiorgio Benvenuti. A fondo pagina il player con l’intervista.

Sheyla Bobba

Classe 1978. Un giorno ha pensato che SenzaBarcode era il nome giusto per definirsi, poi ha fondato il sito. Qualche tempo dopo voleva una voce, e ha fondato la WebRadio. Antipatica per vocazione. Innamorata di suo marito. Uno dei complimenti che preferisce è "sei tutta tuo padre". www.senzabarcode.it - www.associazione.senzabarcode.it - www.webradio.senzabarcode.it

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