Teatro: le origini dello show della vita

Le origini del Teatro e di questa rubrica sono: cavalli a pois disegnati su pietra e il grugnito di un bimbo dalle sopracciglia unite.

Immaginate una delle prime comunità paleolitiche: non lo sanno, ma fanno già teatro. Gli uomini dalla fronte bassa, caratterizzata da un unico lungo sopracciglio, sono appostati in silenzio da ore: stanno cacciando. Le donne invece sono libere di parlarsi: selezionano e danno il nome alle piante buone da mangiare o utili per curare ferite. Questa antica divisione dei compiti potrebbe essere la pistola fumante della proverbiale loquacità femminile? Intanto nella caverna qualcuno lascia pitture e graffiti. Rappresentano uccisioni simboliche di animali. Molte figure di bisonti, cavalli e pachidermi sono però molto grandi. Una forma di megalomania artistica? No. È sufficiente osservare la roccia che li ospita per capire che le cose stanno diversamente. Molte immagini risultano scalfite da precisi colpi inferti a scopo didattico, oltre che propiziatorio. Una belva ferita è molto pericolosa. Si deve imparare a colpirla mortalmente. Meglio allora allenarsi in un ambiente protetto. Forse i rischi della caccia suggeriscono a taluni, i più furbi, di restare vicino alla caverna ritagliandosi il ruolo più divertente di stregone.

Il senso dello spettacolo

C’è un artista che disegna bersagli sulle pareti e c’è un pubblico attento a colpire in effigie il prossimo pasto. C’è poi lo stregone che invita a pregare gli spettatori per ingraziarsi gli dèi per la prossima stagione. Di necessità virtù, le forme di drammatizzazione di questi eventi, legati appunto alla caccia, alla pesca e poi all’avvento di buoni raccolti, assumeranno sempre di più un carattere suggestivo e spettacolare.

Il gioco dei bambini paleolitici

Hanno ancora pochi peli sul corpo ma, come abbiamo visto, sopracciglia già folte e unite dalla nascita. I cuccioli umani si rincorrono, si colpiscono, interpretando a rotazione l’animale di turno. La mamma è spettatrice mentre raccoglie bruchi, vermi e bacche. Guarda quei bambini appena abbozzati con un amore sincero e senza tempo, ridendo sotto i baffi. Ruzzolando, i piccoli si feriscono e prontamente la donna interviene su quelle gambette storte con la sua foglia cicatrizzante. A malapena grugniscono, ma già fanno teatro.È così da sempre. Giocando, abbiamo interpretato ruoli, simulato età e sessi differenti. E crescendo le cose non sono cambiate. Ogni giorno ci diamo una forma, indossiamo una maschera e andiamo a recitare: a scuola, sul posto di lavoro, ad una festa di amici. Recita la giovane donna quando, con una ceretta, si prepara per una cena galante, eliminando provvisoriamente l’unico anello di congiunzione resistente ad ogni teoria evoluzionistica tra l’australopiteco Lucy e Charlize Theron: il pelo. Con soddisfazione la femmina indossa il suo costume di scena più sexy. Mentre si passa il rossetto, le sue intenzioni riflesse dallo specchio appaiono chiare: questa sera non si fanno prigionieri.

Tutti facciamo teatro, perché il teatro è la vita

Da anni insegno recitazione. Paradossalmente, come formatore, ammetto di essere sempre meno interessato agli sbocchi dichiaratamente professionali di questa attività. Trovo molto più corroborante il feedback di quegli allievi che hanno scelto di frequentare la nostra scuola per altri motivi, direi più nobili, legati alla conoscenza di sé stessi e al superamento dei propri limiti. Allenando la nostra intelligenza emotiva è possibile avere più coraggio e più entusiasmo nella vita di tutti i giorni. Essere poi anche eccellenti attori è solo uno dei molteplici effetti collaterali positivi di questa formazione. Il metodo è senza psicotecnica, in quanto la considero una causa frequente di intossicazioni. Le moderne neuroscienze supportano le alternative “psicotecnica-free” che propongo.

Sono sempre più convinto che un allievo sano sia anche un allievo più felice.

Alessandro Simonini Direttore Accademia Arti Sceniche Olistage

Autore, regista, insegnante di recitazione e tecniche di comunicazione. Tra le sue allieve anche una giovanissima Paola Cortellesi. A Roma dirige l'accademia OliStage e collabora con il Centro Studi Musical di Franco Miseria come responsabile del corso di recitazione.

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