Riforma della Giustizia: ecco le novità

Dopo tanti anni di accesi dibattiti e dopo l’iniziativa radicale GiustiziaGiusta, il governo Renzi decide di mettere mano alla riforma della giustizia.

La riforma della giustizia italiana è da tanti anni oggetto di aspri dibattiti, scontri politici sfociati nel referendum abrogativo degli anni ’80 e nella conseguente legge Vassalli. Dibattiti riaccesi negli ultimi anni dalle mediatiche vicende giudiziarie di Silvio Berlusconi e, da ultimo, culminati nella nuova iniziativa referendaria GiustiziaGiusta dei radicali italiani, recentemente naufragata in Cassazione. Da più parti si è cercato di mettere mano al sistema giurisdizionale italiano, tacciato di lentezza, mancanza di giustizia sostanziale, impunità dei magistrati, campanilismo e simpatie. Ora Matteo Renzi ha deciso di partecipare a questa lunga partita, annunciando lo scorso 29 agosto, al termine di un lungo consiglio dei ministri, la propria linea d’azione.

La riforma della giustizia made in Renzi va a collocarsi nell’ambizioso progetto dei mille giorni da poco lanciato in un sito riepilogativo e consta di 4 macro-aree d’azione – Civile, Ordinamento, Penale e Organizzazione – all’interno delle quali sono previsti vari disegni di legge da attuare, appunto, in mille giorni.

In tema di giustizia civile i problemi sono arcinoti: estrema lentezza dei processi e corposo arretrato da smaltire, il tutto causa di scarso appeal dell’Italia nei confronti degli imprenditori stranieri che scelgono così di investire il proprio denaro altrove. Da queste considerazioni ha preso forma il progetto renziano, orientato nel dimezzamento per decreto legge dell’arretrato e nella riduzione dei tempi della giustizia civile, assicurando una decisione in primo grado entro l’anno. Promesse queste che soffrono un po’ della dialettica propagandistica a cui tutti i recenti governi ci hanno abituato in tema di tempi dei processi, ma a cui si va ad unire la previsione di una più tecnica riforma del tribunale per i minorenni e di quello per le imprese, con un aumento delle competenze di questi due organi e conseguente alleggerimento di quelle del giudice ordinario.

Per quanto riguarda le riforme ordinamentali, i tecnici renziani hanno deciso di ripercorrere l’accidentato sentiero della responsabilità civile dei magistrati, dove sono inciampati tempo fa i relatori della legge Vassalli e dove, da molti anni, si cerca di porre rimedio. Il governo ritiene di dover mantenere indiretta la responsabilità civile dei magistrati, lasciando allo Stato l’onere di risarcire le vittime di negligenza inescusabile, ma promettendo maggior incidenza in tema di rivalsa nei confronti del giudice. Altro annoso terreno di scontro è il CSM, dove la riforma vuole agire nelle progressioni di carriera, eliminando il requisito dell’anzianità di servizio e sostituendolo con il merito; ulteriore promessa poi, è quella di far in modo che chi nomini non giudichi e viceversa.

In tema di giustizia penale l’obiettivo è quello di sveltire le cause intervenendo sul delicato tema della prescrizione, con l’obiettivo di abolirla in primo grado eliminando la prassi delle condotte dilatorie. Si cerca poi di colpire con maggior insistenza i reati finanziari, vera spina nel fianco in questo periodo di recessione. La riforma reinserisce così il falso in bilancio e disegna una nuova figura del reato: l’autoriciclaggio. Qest’ultimo vuole punire le condotte di  chi decide di dar vita ad attività imprenditoriali con il denaro ottenuto tramite condotte criminose. Il governo mette mano infine alla discussa disciplina delle intercettazioni, con un disegno di legge delega che si propone di ridimensionare il modo in cui i vari stralci vengono pubblicati da i giornali, dando contemporaneamente la possibilità al giudice di decidere sulla base di uno spettro più ampio di rilevazioni.

Ultimo spazio d’azione della riforma è quello dell’organizzazione, dove si prevedono norme sull’informatizzazione della giustizia, sul processo telematico e sulla riqualificazione del personale.

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