Fasano jazz Festival: Intervista ad Andrea Gargiulo

Andrea Gargiulo, leader della band Napoli in Jazz, sarà presente al Fasano jazz Festival. SenzaBarcode vi propone una sua intervista.

Se dovessi pensare a che musica rappresenta meglio Napoli penserei al Jazz, uno stile pieno di contraddizioni. Le note della musica jazz narrano una storia traboccante di vita, di passione, di ritmo, ma a tratti malinconica e un po’ oscura come una magia. Così è Napoli, piena di suoni e di furia, di rabbia ed allegria. E’ una Città pulsante come lo swing, profonda e cupa come il blues. Napoli in Jazz  ha saputo cogliere questa profonda verità, reinterpretando la musica tradizionale secondo le melodie di questo stile musicale. Sabato 31 Maggio la band sarà al Fasano jazz Festival e SenzaBarcode, in qualità di Mediapartners ufficiale, ha intervistato il leader della Band, Andrea Gargiulo.

Jazz e musica popolare napoletana. Come Nasce quest’idea?

La mia musica, così come il mio modo di viverla, è sempre stata impregnata della radice partenopea: il calore, l’urgenza comunicativa e,spesso, le mie composizioni o arrangiamenti vivono costantemente questa contaminazione. Nel mio disco in trio avevo già inserito “Quando” di Pino Daniele così come dal vivo suonavo spesso “O surdato nnammurato” ma la collaborazione con Mino e Patty hanno fatto il resto, il loro amore per la sincerità melodica e le raffinate interpretazioni vocali di Patty evitano che le nostre esecuzioni divengano scontate o di cattivo gusto.

Nel vostro repertorio troviamo grandi classici come Malafemmina, Tu si na cosa grande, O sole mio e molte altre ancora. Quale brano vi rappresenta musicalmente?

Forse “Tu si na cosa grande” sintetizza meglio il nostro suono e anche la nostra “eterogeneità geografica”, permette all’ossimoro della “purezza contaminata ma integra” di divenire spiegabile. Nel titolo del brano di Modugno “tu si na cosa grande”, c’è la parola “grande” che non è napoletano ma la “concessione” all’italiano paga in poeticità e sincerità, così noi proviamo a non essere mai aderenti ad un dictat se non quello dell’onestà comunicativa.

Da napoletana non posso che chiedermi: oltre la musica popolare, la Città stessa di Napoli, con i suoi colori, odori, con la sua personalità vi ha influenzato? D’altronde è noto che il Jazz a Napoli riscuote un discreto successo.

Da napoletano Le rispondo che spesso i miei amici musicisti mi dicono che suono ogni nota con il calore del Vesuvio… vorrei fosse vero…. ma di sicuro sento il bisogno di comunicare al di fuori degli schemi formali per cui spesso mi sento esuberante quasi eccessivo…di sicuro non convenzionale. Questo mio approccio influenza tutto il gruppo che spesso è chiamato a bilanciare i miei eccessi o sfumare le esuberanze.

 Oltre il Fasano Jazz Festival, quali altri progetti sono in programma?

L’anno scorso abbiamo suonato al Petruzzelli aprendo il Jazz for Amnesty, che ha visto il mitico Fabrizio Bosso “strapazzare” meravigliosamente il pubblico, al Modica Jazz Festival, e tante altre realtà molto attive; quest’anno siamo stati contattati dal Pozzuoli Jazz ma anche da Piombino Jazz e altri festival e sono in definizione i calendari. Sicuramente Mino ha più dettagli di me su questo.

Lei è il pianista di Napoli in Jazz. La sua personale esperienza con il Jazz e la musica quando inizia?

Ho iniziato a studiare a 11 anni pianoforte classico in conservatorio con il meraviglioso pianista Sergio Fiorentino ma sono rimasto affascinato dal jazz grazie a mio cugino, mio omonimo, che aveva una passione sfegatata per Louis Armstrong e che mi regalò una cassetta con un live di Satchmo a Parigi. Sentii così per la prima volta un pianista jazz straordinario che mi influenzerà molto, Billy Kyle e mi dissi “…non ho idea di cosa stia suonando… ma voglio suonarlo anch’io”. Da lì le mie prime jam session e collaborazioni con alcuni grandi musicisti napoletani, in primis John Toms, Antonio Golino, che ci ha lasciato pochi mesi fa, e tanti altri amici che mi hanno aiutato a capire come comunicare tramite il Jazz.

Lei è anche un docente. Cosa vuole trasmettere alle nuove generazioni di musicisti?

Woov che responsabilità che mi dà. Io adoro insegnare anche se non riuscirei a vivere senza suonare…credo che sia una necessità derivante dal bisogno di comunicare. Consideri che, oltre ad insegnare in conservatorio di Bari e all’università di Lecce, dal 2010 abbiamo iniziato, con altri Colleghi folli quasi quanto me, come Mino e Giorgio Vendola, “MusicaInGioco” un progetto didattico sperimentale ispirato a “El Sistema” di Abreu che in Venezuela in 39 anni ha salvato più di tre milioni di bambini delle favelas dalla miseria e dall’emarginazione, creando in Puglia tante orchestre formate da bambini, anche in condizione di disagio, senza alcuna conoscenza musicale a cui abbiamo regalato gli strumenti e insegniamo gratuitamente utilizzando una didattica innovativa di tipo reticolare. Faccio il volontario anche nei centri detentivi per minori di Bari e Lecce e dirigo un coro formato da persone con disagio psichiatrico. Alle nuove generazioni direi che se si insegna con amore e motivazione si riceve di più di quello che si dona.

C’è un musicista in particolare che ha influenzato la sua attività? O che è un ideale artistico da raggiungere?

Come pianista, il mio preferito è senz’altro Marcus Roberts, ex pianista del quintetto di Wynton Marsalis, è davvero personale e unico,un Monk moderno e colto ma mai lezioso e scontato. Ovviamente ho tanti punti di riferimento da Hancock a Keith Jarrett ma anche i meno conosciuti Jaki Byard, pianista di Mingus e Fred Hersch. Spero di aver rubato almeno qualcosina ad ognuno di loro. Credo che la mia personale sintesi del jazz sia molto influenzata dalla musica orchestrale di Ellington come di Gil Evans e spesso cerco di pensare al solo come “arrangiamento” delle mie idee. Come ideale artistico da raggiungere cito nuovamente Josè Antonio Abreu che ha dimostrato come sia possibile vincere il disagio socio/economico e la delinquenza grazie alla bellezza della musica, in Italia Peppino Impastato individuò “la bellezza” come antidoto alle mafie. Spero di riuscire ad apprendere questa lezione per divulgarla.

Clelia Tesone

E m'abbandono all'adorabile corso: leggere, vivere dove conducono le parole. La loro apparizione è scritta; le loro sonorità concertate. Il loro agitarsi si compone, seguendo un'anteriore meditazione, ed esse si precipiteranno in magnifici gruppi o pure, nella risonanza. Una delle più belle citazioni di Paul Valery per molti, come me, che crescono tramite una pagina, che sia letta, scritta o studiata.

Cosa ne pensi?

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Translate »
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: