Crimea indipendente. Obama contro Putin. UE: sanzioni immediate.

Ieri il tanto atteso referendum in Crimea. Risultati inequivocabili: il 96% dei partecipanti ha detto sì all’indipendenza. USA e UE non riconoscono la legittimità delle votazioni.

Due i quesiti del referendum, scritti in in tre lingue (russo, ucraino e tataro): “siete a favore della riunificazione della Crimea con la Russia come entità costituente?” e “siete a favore dell’applicazione della costituzione della repubblica di Crimea del 1992 e dello status della Crimea come parte dell’Ucraina?”. Al voto un milione e mezzo di cittadini aventi diritto e anche una settantina di osservatori di 23 nazionalità diverse compresa l’Italia: deputati, eurodeputati, esperti di diritto internazionale e attivisti per i diritti umani, che erano stati invitati dalle autorità locali. Non sono presenti osservatori dell’Osce (Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa). Il parlamento di Crimea li aveva formalmente invitati, ma è stato l’Osce stesso a non inviare nessuno in quanto considera il voto illegale.

“Al referendum, in sostegno della riunificazione con la Russia sono stati espressi 1 milione 233.002 voti, ovvero il 96,77%” ha dichiarato il capo della Commissione referendaria Mikhail Malyshev. Le votazioni si sono svolte in un clima sereno e senza tensioni e ha portato a un risultato scontato per tutti. Da settimane infatti si profilava la seccessione della Crimea dall’Ucraina (vedi articolo precedente sul SenzaBarcode). Il primo ministro della Crimea Sergei Aksyonov, annuncia che oggi il Parlamento regionale chiederà formalmente a Mosca l’annessione.

Il governo centrale dell’Ucraina a Kiev considera il referendum una pagliacciata diretta dalla Russia con la minaccia delle armi. Eppure la percezione degli abitanti della Crimea è senz’altro diversa. Le piazze sono gremite di persone in festa e la vittoria ha il sapore di un riscatto collettivo e personale. Accusano l’ultranazionalismo del governo di Kiev e considerano la propria indipendenza e il ritorno alla Russia un diritto. In questo senso, considerare illegittimo quello che si fonda sul principio universalmente riconosciuto e sottoscritto dell’autodeterminazione dei popoli sembra un passo azzardato che agita le acque della diplomazia internazionale.

Oggi a Bruxelles il delicato Vertice dei Ministri degli Esteri Ue che ratifica la decisione delle sanzioni a 21 dirigenti ucraini e russi, tra le altre cose, per l’invasione militare della Crimea, già ampiamente annunciate dal presidente della Ue Herman Van Rompuy e dal presidente della Commissione José Barroso, sebbene non tutti gli stati membri si siano trovati d’accordo nel considerare illegittimo il referendum. Anche l’Italia non riconosce il risultato referendario. Il Ministro degli Esteri Mogherini da Bruxelles ha dichiarato che la finestra del dialogo diplomatico è ancora aperta, ma la Russia non deve annettere la Crimea. Rimane alta l’allerta militare.

“Le azioni della Russia sono pericolose e destabilizzanti. Il voto in Crimea, svoltosi sotto la minaccia di violenze e l’intimidazione di un intervento da parte dei soldati russi, viola le leggi internazionali” aveva commentato la Casa Bianca, invitando  tutta la comunità internazionale a condannare le azioni russe e a sostenere la sovranità e l’integrità dell’Ucraina. Alla luce dell’esito referendario Putin ha preso l’iniziativa di chiamare Obama e, dopo aver ribadito che il referendum “ha completamente rispettato le norme del diritto internazionale”, ha ricordato il precedente del voto in Kosovo nel 2008, la cui indipendenza dalla Serbia venne sostenuta dagli USA. Obama si dichiara concorde nel voler procedere insieme alla stabilizzazione della situazione tuttavia:

gli Stati Uniti e la comunità internazionale non riconosceranno mai il referendum sulla Crimea e sono pronti con gli alleati europei a imporre ulteriori sanzioni alla Russia per le sue azioni. Nessuna risoluzione diplomatica può essere raggiunta mentre le forze militari russe continueranno le loro incursioni nel territorio ucraino.

Obama ha chiesto a Putin di accettare “l’immediato dispiegamento di osservatori internazionali al fine di prevenire atti di violenza da qualunque gruppo” e Putin ha risposto che qualsiasi missione dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa dovrà coprire tutte le regioni ucraine e non solo la Crimea, sottolineando ancora una volta il fatto che l’intervento militare ha avuto lo scopo di proteggere i diritti delle popolazione russofona.

 

Cristina Di Pietro

Classe 1986. Laurea Magistrale in Lettere conseguita con il massimo della dignità. Citazione preferita: "se comprendere è impossibile conoscere è necessario" (P. Levi).

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