Tonino Gentile e il caso “L’ora della Calabria” – Le dimissioni

Tonino Gentile, politico calabrese e neo (ex) sottosegretario alle infrastrutture,  al centro di un caso – per ora solo mediatico – di “bavaglio” alla stampa, si è dimesso.

A poche ore dalla nomina di Tonino Gentile a sottosegretario alle infrastrutture del Governo Renzi, la stampa calabrese, nonché nazionale, ha urlato tutta la sua indignazione per la scelta di un uomo poco trasparente, almeno nelle amicizie di cui sceglie di circondarsi.

Oggi – 3 marzo – a neanche un mese dalla sua nomina, l’ormai ex sottosegretario alle infrastrutture si è dimesso. Secondo fonti ansa, il politico calabrese avrebbe dichiarato:

basta, torno in Calabria!

Tutto era nato il 28 febbraio 2014, sul sito della testata giornalistica “L’Ora della Calabria“, dove è stato pubblicato un video in cui si attestavano le pressioni fatte da Umberto De Rose – presidente di Fincalabria, nonché stampatore del giornale in cui è scoppiata “la bomba” – ad Alfredo Citrigno – figlio del più noto Pietro, imprenditore calabrese condannato a 4 anni e 8 mesi di reclusione, per usura- editore dell’Ora della Calabria. In questa telefonata a Citrigno Jr, si “chiedeva” con toni non propriamente pacati:

Caccia ‘sta cazz’i notizia sui Gentile

La notizia incriminata è quella in cui si faceva riferimento alle indagini a carico del figlio del sottosegretario Tonino Gentile, Andrea, accusato dagli inquirenti di abuso di ufficio, falso ideologico e associazione per delinquere, nella vicenda relativa al caso ASP di Cosenza. Casualmente, la notte prima dell’uscita dell’edizione cartacea in cui si parlava di questa vicenda, la tipografia che si occupa di stampare le copie dell’Ora della Calabria, ha subito un guasto alle rotative, comunicato al direttore, Luciano Regolo, dallo stesso De Rose.

Chi sia De Rose, in Calabria, lo sanno più o meno tutti. Il proprietario della tipografia utilizzata da “L’Ora della Calabria”, è stato presidente regionale di Confindustria, ex candidato sindaco nella lista di Forza Italia per la città di Cosenza – partito che ha sempre attratto la simpatia e l’appoggio della famiglia Gentile, e questo è attestato dalla richiesta dello stesso Tonino, di candidare Berlusconi al Nobel per la pace – e attualmente presidente di Fincalabria. Accusato dal Presidente della Commissione Vigilanza, Aurelio Chizzoniti, di “assunzioni facili”, non ha mai voluto dar conto del suo operato neanche all’Ente che ha deciso la sua nomina. Tra gli assunti dell’ “epoca De Rose” troviamo anche la figlia del senatore Tonino Gentile, cosa che logicamente attesta i rapporti, o quantomeno la conoscenza tra Umberto De Rose e la stessa famiglia del sottosegretario. Anche in questo caso, stranamente, nonostante i giovani calabresi subiscano un tasso di disoccupazione tra i più alti dell’intera Penisola, in Calabria, nei posti di rilievo, i cognomi “che girano” sembrerebbero sempre gli stessi.

Ora, a prescindere dalla posizione del figlio di Tonino Gentile, dalle indagini sul suo conto e dalla sua estraneità ai fatti, Renzi e il suo entourage non potevano scegliere una persona trasparente, senza rapporti – magari di pura amicizia e non di “utilità” – equivoci? Non era dovere del nuovo premier scegliere persone nuove, “rottamare” i vecchi politici e utilizzare le facce pulite – anche della Calabria – per dare una nuova e moderna idea della sua classe politica ideale?

La Famiglia Gentile è invece ben riconducibile alla vecchia idea di politica, Tonino Senatore, il fratello Pino assessore regionale, e la nipote Katia, ex sindaco della città di Cosenza.

Mi sarebbe piaciuto vedere, almeno questa volta, salire al Governo “un giovane”, una brezza – non ho mai pensato ad un vero e proprio vento- di novità. Bisognava ridare dignità alla politica e alle istituzioni; alla Calabria, come regione e come insieme di persone che subiscono le imposizioni e le prepotenze dei “potenti”.

E invece…

 Abbiamo visto un politico dimettersi, e un “nuovo” premier, condire il governo, fin da subito, con gli scandali…

Marika Massara

Nata e cresciuta in provincia di Milano, emigrata in Calabria, adottata da Roma, non posso che definirmi italiana. Amo la mia Calabria, il mare d'inverno e il Rock. Da sempre attenta alla politica (più che ai politici), non posso che definirmi assolutamente di sinistra. Segni particolari: Milanista sfegatata.

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