Sicilia, tra Muos e miniere dismesse. L’ennesima terra dei fuochi

Continuando con il filone sulle Terre dei Fuochi, siamo giunti in Sicilia. Isola ricca di storia, tradizioni, e purtroppo di rifiuti. Anche questa regione, come tutte le altre analizzate in queste settimane, subisce gli orribili accordi tra malavita e imprenditoria. A differenza delle altre Terre dei Fuochi, però, la Sicilia deve fare i conti anche con il MUOS, di cui Senzabarcode ha già parlato nei mesi precedenti, e non solo con la cosiddetta ecomafia.

sicilia

Come ammesso dal direttore dell’Arpa – Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente- il pericolo rifiuti tossici esiste anche in Sicilia.

La regione è piena di ex discariche e miniere dismesse – le stesse che Verga raccontava in Rosso malpelo – e il rischio che queste, negli anni, siano state riempite di ogni sorta di rifiuto, tossici compresi, è quasi una certezza, tanto da portare le Procure della Repubblica di molte province della Sicilia ad avviare indagini sulla contaminazione del sottosuolo.

Anche in questo caso si è partiti dalle dichiarazioni del camorrista pentito, Carmine Schiavone, che ha parlato di tonnellate di rifiuti provenienti da tutta Europa, nord Italia compreso, smaltiti dalla mafia in quasi tutte le province della Sicilia.

Dal dossier della commissione per le miniere dismesse, voluta dall’Unione Regionale delle Province Siciliane, le zone altamente inquinate sono principalmente: la cava di Bosco, un’altra in provincia di Agrigento, a Ciavolotta, le ex cave di Raineri e San Giuseppe. Senza ovviamente dimenticare la più nota, in provincia di Enna, Pasquaia. Per la commissione, sotto osservazione bisognerebbe mettere anche il lago Soprano di Serradifalco, che potrebbe “ospitare” rifiuti di ogni sorta sul suo fondale.

Il pentito Leonardo Messina, già nel 1992, prima che il giudice Borsellino fosse brutalmente ucciso nell’attentato di Via d’Amelio, dichiarò:

Cosa Nostra usava dal 1984 le gallerie sotterranee – della miniera di Pasquaia- per smaltirle – le scorie nucleari provenienti da tutto il Nord Europa-

Bisogna quindi pensare che non vi siano buone notizie per le 691 miniere dismesse in tutta la Sicilia. Di certo c’è che nella zona tra Enna e Caltanissetta – che ospita il numero più alto di miniere dismesse – la percentuale di persone colpite da patologie tumorali è in costante aumento e nettamente superiore al resto della media nazionale.

Oltre ai rifiuti tossici e, probabilmente, radioattivi, smaltiti nelle miniere dismesse della Sicilia, anche in questa regione ci troviamo a parlare di Eni, in particolare della raffineria di Gela. Questo enorme stabilimento è attivo dal 1965. Sono quasi cinquant’anni che nel cielo di Gela vengono continuamente emesse delle endocrine distruptors, delle sostanze artificiali prodotte da materiali inquinanti e che colpiscono pesantemente il fisico umano. Nell’area di Gela, nonché in tutta la provincia di Caltanissetta, gli abitanti assistono inermi all’aumento delle malformazioni neonatali, all’incremento dei tumori e delle patologie degenerative.

Secondo una relazione presentata dall’esponente del PD alla Regione Sicilia, Fabrizio Ferrandelli, a Gela le tabelle sulla mortalità superano, in alcuni casi, addirittura i dati ufficiali di Taranto. Quasi l’8% in più degli uomini residenti a Gela, rispetto alla media regionale, che si attesta intorno al 9 %, muore a causa di patologie degenerative collegate all’inquinamento ambientale. Peggior sorte tocca alle donne, la cui percentuale supera di quasi il 14% la media dell’intera Sicilia. Terribili i dati sui tumori infantili, ben il 159,2% in più dei bambini residenti in questo comune, rischia di morire per un tumore.

Secondo una relazione firmata nel 2003 dai periti designati dal sostituto procuratore Serafina Cannatà, Risotti e Turrito, si attesta che nella falda sottostante la raffineria Eni di Gela vi siano quasi quarantacinquemila tonnellate provenienti dalle perdite dei serbatoi dello stabilimento.

Ci sarebbero altri numerosissimi dati da riportare, tutti ufficiali, e tutti attestanti i danni ambientali e alla salute provocati dalla raffineria, ma basti sapere che questa è ancora attiva e che la gente in Sicilia, nella provincia di Caltanissetta, continua a morire.

Siamo quasi giunti alla fine, non posso però chiudere senza parlare del MUOS – Mobile User Objective System – un sistema di comunicazione satellitare, gestito direttamente dal Dipartimento di Difesa degli Stati Uniti d’America, e che proprio qui in Sicilia ha posto in essere le sue basi.

Secondo le conclusioni contenute nella relazione finale redatta il 21 luglio 2013, intitolata: Rischi connessi  alla realizzazione del MUOS presso la base NRTF di Niscemi – a cui hanno partecipato le Università di Torino, Padova e Palermo, il Consiglio Nazionale dei Chimici, l’Istituto Nazionale per la ricerca sul cancro di Genova e due Medici siciliani –

… il rischio dovuto agli effetti a breve e lungo termine del MUOS è rilevante e ne sconsigliamo l’installazione presso NRTF di Niscemi… Il rapporto del Verificatore del TAR supporta pienamente la sentenza che parla di priorità e assoluta prevalenza del principio di precauzione, nonché dell’indispensabile presidio del Diritto alla salute della Comunità di Niscemi, non assoggettabile a misure anche strumentali che la compromettano seriamente. Il Rapporto dell’Istituto Superiore della Sanità, nelle parti riguardanti l’inquinamento proveniente da Gela e lo stato di salute della popolazione, confermano l’assolta inopportunità dell’installazione del MUOS …

Anche in Sicilia possiamo quindi dire che mafia, Società senza scrupoli e l’incapacità delle Pubbliche Amministrazioni stanno portando alla morte dei cittadini!

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Marika Massara

Nata e cresciuta in provincia di Milano, emigrata in Calabria, adottata da Roma, non posso che definirmi italiana. Amo la mia Calabria, il mare d'inverno e il Rock. Da sempre attenta alla politica (più che ai politici), non posso che definirmi assolutamente di sinistra. Segni particolari: Milanista sfegatata.

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