Sfide proibite e ludopatia: il miraggio del gioco d'azzardo

Sfide proibite e ludopatia: il miraggio del gioco d’azzardo

Il gioco d’azzardo non è solo un passatempo. Sfidare la sorte scommettendo dei beni vuol dire mettersi continuamente alla prova: la speranza di vincere rende sopportabile anche il rischio di perdere tutto. Spesso però questo gioco adrenalinico sfugge di mano e assume le sembianze inquietanti di una patologia compulsiva, trasformandosi in una vera e propria dipendenza. Sono sempre di più infatti i giocatori che bruciano i loro soldi nel gioco d’azzardo, ipnotizzati dalla possibilità di fare una grossa vincita con poche puntate o un giro di slot. La ludopatia, ovvero la dipendenza patologica dal gioco d’azzardo, è un disturbo ossessivo-compulsivo, dalle caratteristiche non dissimili da quelle di una vera e propria droga.

Sfide proibite e ludopatia. Il miraggio del gioco d'azzardoIn questi giorni a Varese un uomo di 35 anni ha abbandonato in auto il figlio di due anni, per entrare in un bar e giocare al videopoker.  A Roma una donna rumena di 31 anni ha lasciato da solo in casa il suo bambino di 18 mesi, per recarsi in un locale e fare delle puntate alle slot machines. È evidente quanto i dati siano diventati allarmanti. La regione più colpita da ludopatia è la Lombardia, per una spesa media mensile che parte dai 600 euro a giocatore.

In America il gioco d’azzardo viene considerato da ben 30 anni una malattia. In Italia invece il fenomeno è ancora in piena diffusione: il giro d’affari  di casinò e slot machines si aggira intorno ai 55 miliardi di euro l’anno, nientemeno che  il 3% del PIL.

Il nostro Paese è il terzo nel mondo per volume di gioco, appena dopo Giappone e Regno Unito e il primo per spesa pro capite, come se ogni singolo cittadino italiano – compresi i neonati – investisse 1450 euro l’anno nell’azzardo. Si gratta, si pigia, si tirano giù manovelle.  È un vero e proprio business.

In Italia il confine fra lecito e illecito è spesso molto discutibile.  L’articolo 721 del codice penale prevede che : Sono giochi d’azzardo quelli nei quali ricorre il fine di lucro e la vincita o la perdita è interamente  o quasi interamente aleatoria. Gli articoli 718 e 719 sanzionano inoltre l’esercizio e la partecipazione al gioco d’azzardo, nonché la tenuta o la gestione di case da gioco. Ma vi sono disposizioni che introducono delle eccezioni. La tabella dei giochi proibiti non gode evidentemente di grande considerazione, dato il numero crescente di sale da gioco abusive e i numerosi sequestri di attività clandestine.

L’industria del gioco ha conosciuto un incremento esponenziale proprio nel periodo di crisi: le scommesse sfruttano la debolezza di chi non ha aspettative per il futuro e si rifugia nel tunnel del gioco, sperando di risolvere i propri problemi.

Nel 2011 l’Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato – AAMS –  ha regolamentato il settore dei casinò on-line con la concessione di licenze a siti autorizzati italiani; fino al 2011 gli utenti potevano infatti giocare solo collegandosi a server stranieri.A causa dell’incremento dell’utenza virtuale, dopo meno di un anno sono state dichiarate legali anche le slot machine online, con un’impennata di entrate nelle casse dei gestori.

 Negli ultimi 5 anni l’uso delle “macchine mangiasoldi” è incrementato del 7760% . Centinaia di nuove sale da gioco e piccoli casinò, aperti anche 24 ore su 24, spuntano ovunque nel nostro Paese: a Milano in 3 anni ne sono nati ben 156. Accolgono i clienti con immagini in vetrina di donne sexy e accattivanti, foto di persone che giocano sorridenti e denaro a fiotti. Ma all’interno delle sale si consuma un’altra realtà, fatta spesso di tristezza e frustrazione. I giocatori passano le ore in stanze prive di finestre, dalle luci soffuse, in un’atmosfera che tende ad ostacolare la percezione del tempo. Molte sale da gioco si muniscono poi di ogni genere di comfort: consentono di fumare, offrono superalcolici e amplificano il suono delle slot machines. Luci psichedeliche, alcool, fumo, colori e suoni frastornanti creano un mix ipnotico, quasi ossessivo.

In Italia sono ben 3 milioni i giocatori a rischio patologico e altri 800mila sono malati. Aumenta il numero di coloro che si rivolgono ai centri di tossicodipendenza, facendo spendere allo Stato circa 5/6 i miliardi l’ anno per il loro recupero. Come se non bastasse la tassazione sulle slot machines è decisamente bassa: nel 2005 era del 29% ed ora è scesa addirittura all’ 8%. Nella versione on-line la situazione è ancor più paradossale: i gestori pagano solamente lo 0,6% di tasse. Si può dunque comprendere quanto un mercato apparentemente remunerativo per lo Stato, in realtà non lo sia più di tanto.

Il gioco d’azzardo –  in particolare slot machines e video poker  – è diventata la nuova frontiera della  criminalità organizzata, in virtù della produttività e del rischio decisamente minore rispetto ad altri mercati, come quello del narcotraffico. La malavita controlla sale da gioco usando dei prestanome, ricicla denaro sporco e crea delle fitte reti di affiliati.

 Secondo le indagini sono ben 41 i clan che si spartiscono la torta  del gioco d’azzardo illegale, per un fatturato di almeno 1o miliardi di euro. Secondo il dossier “Azzardopoli” di  Libera, i videogiochi irregolari sarebbero 3.747 .

Le slot consentono di giocare anche con banconote di 500 euro;  sembra incredibile ma continua a crescere il numero di persone che in pochi minuti si bruciano lo stipendio, l’affitto o la pensione. E come se non bastasse, a causa dei pochi controlli in merito, sempre più ragazzini vengono risucchiati da questo meccanismo, senza sapere a cosa vanno incontro.

Sheyla Bobba

Classe 1978. È presidente dell’associazione SenzaBarcode, direttore e blogger dell’omonimo sito che si occupa di informazione su Roma. È docente di Academy SenzaBarcode e si occupa di web writing e comunicazione.

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