Genitori aggrediscono l’insegnante. E agli alunni non si insegna nulla

Genitori aggrediscono l’insegnante. E agli alunni non si insegna nulla.

Genitori e insegnanti che collaborano alla crescita ed educazione dei ragazzi? Utopia in un Paese da luoghi comuni come ” Non è farina del tuo sacco”. Gli alunni ci rimettono, la scuola ci rimette e nessuno ne esce vincitore.

genitori aggrediscono l'insegnante

 “Non è farina del tuo sacco” sarebbero state queste parole, pronunciate da un’insegnante nei confronti di un proprio alunno a scatenare la reazione incontrollata dei genitori.La notizia di questo accadimento risale a pochi giorni fa,quando, durante l’orario di svolgimento delle lezioni, un’insegnante di una scuola ha ripreso un suo alunno negando l’autenticità dell’elaborato da questi presentato.

Sarà quindi il rimprovero ricevuto a mobilitare i genitori dell’alunno e in particolar modo il padre, il quale, recatosi presso la scuola e richiesto un colloquio con l’insegnante manifesterà tutta la sua ira.

La professoressa infatti ha dichiarato di aver ricevuto una vera e propria aggressione verbale. Il padre del ragazzo ha rimproverato la docente contestandole di essersi “permessa” di dire al figlio che il compito non fosse farina del suo sacco e che lui, in quanto rappresentante delle forze dell’ordine, l’avrebbe potuta rovinare.

L’insegnante ha dunque deciso di presentare una querela contro i due genitori i quali , appresa la notizia, sono voluti tornare dalla docente dichiarandosi pentiti.

Nonostante sembra incredibile possano verificarsi questi avvenimenti, negli ultimi tempi non è la prima volta che si ascolta una notizia simile. Non è cosi lontano il 2009, anno in cui, in una scuola elementare di Brindisi, un’insegnante veniva aggredita verbalmente, minacciata e insultata di fronte ai suoi alunni da una mamma, tanto da costringere l’insegnante a chiamare le forze dell’ordine.

Questa volta, l’intervento delle stesse, non è stato necessario visto che proprio il genitore protagonista dell’episodio è un esponente delle forze dell’ordine, colui che si presuppone che l’ordine lo debba garantire e non sconvolgere abusando della propria posizione.

La professoressa ha infatti riferito che il poliziotto abbia affermato: ” Lei mi deve ascoltare, sono un sottufficiale di Polizia…lei non capisce niente, non capisce neanche l’italiano, anche se lo insegna” .

Purtroppo i tempi sono cambiati e in alcune circostanze è il caso di dire che sono cambiati in peggio.

La scuola da sempre dovrebbe rappresentare un luogo di aggregazione, di confronto, di crescita, di acquisizione culturale e di maturazione personale; è una seconda famiglia, e per certi versi gli insegnanti sono dei secondi genitori.

Se tutto ciò fosse recepito positivamente dai genitori, anche nei momenti di eventuali rimproveri, sarebbe possibile un’interazione tra docenti e genitori.

Dimostrano però il contrario, le parole pronunciate da quel genitore che ha rimproverato  la professoressa per essersi permessa di criticare il proprio figlio; ma quale insegnante è privo di questo diritto? Quale educatore non rimprovererebbe un proprio alunno nel momento in cui ha commesso un errore? Come può quindi,un padre,non capire o fingere di non capire che una critica o una valutazione emessa da un docente abbiano un puro scopo educativo?

Purtroppo, però, alcuni dati del Rapporto Censis del 4 dicembre 2009 hanno dimostrato che un genitore su due, non crede nella funzione sociale e culturale della scuola decretando inutile l’influenza del sistema scolastico sulla formazione dei figli.

Si tratta di un dato allarmante perché evidenzia una sfiducia nel nostro sistema, una diffidenza profonda nei confronti di persone, quali gli insegnanti, che invece si ” prendono cura” , sin dalla tenera età, di ciascun bambino con l’obiettivo di formare gli adulti e i cittadini del futuro.

E ancora, dal Rapporto, emerge che il 47,7 % dei genitori non ha incontrato mai, o quasi mai, gli insegnanti dei propri figli, anche questo aspetto non è da sottovalutare, quale esempio trasmettono i genitori? Sono loro i primi a non interessarsi di quello che è il “lavoro” che i propri figli svolgono ogni giorno a scuola, a non elogiare il loro operato laddove siano studenti modello o a rimproverarli quando invece ci siano delle mancanze ed è forse anche questa assenza di coinvolgimento e di dialogo la causa di situazioni spiacevoli che si verificano nell’ambito scolastico.

E’ una convinzione diffusa tra gli insegnanti che i valori trasmessi dalla scuola sono sempre meno recepiti dagli studenti e se con facilità si addossa la colpa ai modelli diffusi nella nostra società sarebbe il caso che anche ciascun genitore analizzasse che tipo di educazione, di valori e di principi sia stato in grado di impartire ai propri figli.

Una volta un genitore non si sarebbe mai permesso di dissentire con quanto affermato da un’insegnante, non si sarebbe mai dispensato dal rimproverare il proprio figlio qualora avesse commesso un errore, anzi, proprio le persone più anziane possono testimoniarlo, i genitori conferivano agli insegnanti il potere di rimproverare, anche in maniera forte,i propri figli. Ciò non significa che anche questo estremo modello sia da condividersi ma almeno esprime in modo significativo, l’esistenza di un interesse vero all’educazione dei figli.

L’importanza di un rapporto di reciproco rispetto tra genitori e docenti si riflette inevitabilmente nel rapporto alunno- insegnante, maggiore sarà la considerazione tenuta dai genitori per gli insegnanti e migliore sarà il rapporto che i figli potranno instaurare con i propri docenti.

Sheyla Bobba

Classe 1978. È presidente dell’associazione SenzaBarcode, direttore e blogger dell’omonimo sito che si occupa di informazione su Roma. È docente di Academy SenzaBarcode e si occupa di web writing e comunicazione.

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