Nessuno Tocchi Caino: revisione caso Hrunou condannato a morte

 Dall’Associazione Nessuno Tocchi Caino:  la sezione penale della Corte Suprema bielorussa ha ordinato la revisione del caso di Aliaksandr Hrunou, che aveva presentato ricorso dopo essere stato condannato a morte dal Tribunale Regionale di Homel.

Nessuno tocchi Caino

Hrunou è stato condannato a morte con l’accusa di aver violato il Par. 6.2 , art.139 del codice penale della Repubblica di Bielorussia. Il 25enne è stato riconosciuto colpevole dell‘omicidio della sua amica Natallia Yemialianchykava. Al processo, l’uomo ha spiegato che, qualche tempo prima dell’omicidio, la ragazza lo aveva insultato mentre lui si trovava in compagnia dei suoi amici, non chiedendo poi scusa. Questa sarebbe la causa dell’aggressione che ha visto Hrunou colpire 102 volte la vittima con un coltello.

Il 18 ottobre, in una sessione presso la Corte Suprema, l’avvocato difensore Siarhei Krasnou ha ricordato che oltre alla pena di morte, il diritto penale bielorusso prevede altri tipi di punizioni, tra cui la reclusione da 8 a 25 anni e l’ergastolo.

L’avvocato difensore, facendo riferimento alle norme di diritto internazionale e alle normative nazionali, ha citato una serie di violazioni commesse dal tribunale di primo grado.

In particolare, l’avvocato ha sottolineato la violazione della presunzione di innocenza nei confronti del suo cliente (articolo 26 della Costituzione e par. 2, articolo 14 del ICCPR), la violazione del principio della parità di tutela e del contraddittorio (articolo 22 della Costituzione e art. 24 del codice di procedura penale), evidenziando una serie di contraddizioni relative all’esame psicologico e psichiatrico dell’imputato.

Inoltre, Krasnou ha menzionato un’altra circostanza che si è verificata subito dopo il verdetto, ignorata da tutti. “Quando il verdetto del Consiglio Giudiziario del Tribunale Regionale di Homel non era ancora stato applicato, Hrunou era già tenuto in isolamento nel braccio della morte del centro di detenzione di Homel, dove è stato costretto a indossare abiti con la scritta ” CP” ( pena capitale) sulla schiena, come se il risultato del processo e il suo destino fossero già stati decisi…”

Per saperne di più

Sheyla Bobba

Classe 1978. È presidente dell’associazione SenzaBarcode, direttore e blogger dell’omonimo sito che si occupa di informazione su Roma. È docente di Academy SenzaBarcode e si occupa di web writing e comunicazione.

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