Condanna ingiusta di evasione. La storia di Davide Magnani alias Magno

Cosa si prova quando si viene incarcerati ingiustamente per un errore burocratico e superficiale?

La risposta sicuramente la custodisce Davide Magnani alias Magno, di Argenta (FE), 46 anni, rocker, scrittore del libro “Anima d’asfalto”, carcerato per una truffa da 800 euro in seguito ad un amplificatore venduto e mai spedito e recentemente anche evasore.

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Ma abbandonate gli ideali romantici di fuga da un carcere immeritato tanto visti in film come “Le ali della libertà” con un Tim Robbins ingiustamente condannato a due ergastoli per l’omicidio della moglie e del suo amante.

Davide  Magnani è davvero colpevole di truffa ai danni di un acquirente triestino e la pena viene tutta scontata senza intoppi fino ai rimanenti 18 giorni alla libertà.

Si perchè l’evasione di cui viene accusato è “un’evasione lavorativa” in cui preso da un folle istinto stakanovista lo si vedeva giornalmente lasciare il centro di accoglienza per poveri dove doveva fornire il proprio aiuto alla comunità per lavorare presso la scuola privata “San Vincenzo de Paoli” a poche centinaia di metri dalla casa di accoglienza.

Un eroe del lavoro che mette a repentaglio la traballante libertà?

Stalin gli avrebbe senz’altro conferito l’ambita medaglietta se avesse saputo solo parzialmente la storia.

La verità invece si nasconde dietro ad un errore burocratico, ad un prete irresponsabile e ad altri probabili 8 mesi di reclusione per la suddetta evasione, ma procediamo con ordine.

Il 3 luglio 2012 Magno viene condannato ad un anno per la truffa sopracitata, dopo tre mesi e mezzo di permanenza in carcere la giudice di sorveglianza Albiosi di Bologna accetta la richiesta dell’avvocato difensore di Magno di scontare la restante pena nella comunità di San Rocco di Ravenna, presentando un programma che prevede anche il lavoro come portinaio presso la scuola privata della comunità.

Il prete a cui viene affidato lo destina quindi all’aiuto dei poveri della comunità durante le ore del mattino mentre nel pomeriggio Magno è mandato dallo stesso prete alla scuola privata San Vincenzo de Paoli dove svolge regolare attività di portinaio.

La doccia fredda arriva a mo’ di beffa a 18 giorni dalla vera libertà, dopo l’ultimo controllo dei Carabinieri, l’ennesimo dopo sei mesi di lavoro, Magnani risulta evasore, nonostante niente fosse risultato nei “blitz” precendenti.

Magno risulta evasore senza nemmeno saperlo si può aggiungere.

Si scopre infatti che il prete responsabile di più detenuti è solito mandare quest’ultimi a svolgere attività all’esterno della comunità senza i regolari permessi facendoli diventare dinnazi agli occhi della legge evasori senza neanche fargli fare la fatica di scavare alcun tunnel, architettare la minima fuga o limare neanche una misera sbarra.

La cosa è molto meno cinematografica effettivamente.

La pena per tale reato va da un mese  fino all’anno e mezzo di reclusione (solitamente ne danno otto), inoltre l’atto annulla tutti i privilegi concessi per la riduzione della pena che era stata parzialmente ridimensionata.

Un errore di giudizio di un prete non nuovo a questo genere di faccende va così a gravare sulla libertà di un uomo che aveva quasi finito di scontare la propria pena ma che probabilmente dovrà trovare ancora più forza per la situazione in cui si trova senza aver fatto nulla per meritarlo.

Sperando che la sua storia vi lasci per almeno cinque minuti con l’amaro in bocca vi rimando alla pagina Fb di Davide Magnani dove potrete leggere la storia vista dai suoi occhi:

Vi lascio con una frase del racconto di Magno riguardo questa vicenda:

“Se davvero dovrò, affronterò di nuovo il carcere con grande coraggio perchè amo la mia vita, perchè credo nel valore dell’uomo e dei propri errori.”

Buona libertà a voi che ancora ce l’avete.

Sheyla Bobba

Classe 1978. È presidente dell’associazione SenzaBarcode, direttore e blogger dell’omonimo sito che si occupa di informazione su Roma. È docente di Academy SenzaBarcode e si occupa di web writing e comunicazione.

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