Cronaca

Omicidio Aldrovandi, quando una madre non può piangere un figlio

Federico AldrovandiNon basta già l’assurdità dell‘omicidio colposo… Non basta aver perso un figlio per i deliri di onnipotenza di tre uomini -e una donna- che forti di una divisa si arrogano il diritto di non esser più semplici difensori dell’ordine pubblico, ma giudici e boia.

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Non bastano gli insulti che, con il viso ancora bagnato dalle lacrime, una madre che ha perso un figlio nel fior fiore dell’età non per scelta del destino, ma di un manganello, deve sentirsi sputare in faccia.

Questa donna, questa madre, Patrizia Moretti, ha dovuto subire l’ennesimo affronto, l’ennesima pagliacciata. Ha dovuto assistere ad una manifestazione nata in difesa dei quattro carnefici che a cuor leggero e mano pesante hanno portato via la vita al suo Federico. Si è dovuta addirittura sentir dire che le foto del figlio in una pozza di sangue sono frutto di fotomontaggi e non di un pestaggio medioevale.

Io non ho alcuna intenzione di generalizzare, non ho alcuna intenzione di far di tutte le forze dell’ordine “un fascio”, ma trovo inaccettabile che il rappresentante sindacale di alcuni poliziotti – Sig. Franco Maccari- possa organizzare, senza alcuna ripercussione sulla sua vita professionale, una manifestazione a difesa di quei “quattro poveri colleghi”.

Io ritengo che il dovere minimo di ogni uomo che indossi una divisa, sia quello di onorarla. E che onore si vuol trovare nell’omicidio di un uomo disarmato? I colleghi dovrebbero isolare, denunciare, rinnegare chi utilizza il distintivo per abusare dei più deboli. Dovrebbero gridare a gran voce che i più deboli vanno difesi, anche quando sbagliano, che la vita umana va tutelata, anche se davanti ai tuoi occhi si palesa il primo dei delinquenti.

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Se il tutore dell’ordine diventa aguzzino, giudice, boia, si sostituisce uno stato di diritto con uno stato di potere. Se passa l’idea che ci si possa trovare davanti ad un pazzo esaltato che non vuol sentir ragioni, se non quella della sua testa, la divisa diventerà sinonimo di paura e non ristoro per i soprusi e le ingiustizie.

Dovrebbero essere i poliziotti, prima di tutti gli altri, per tutela di chi il suo lavoro lo fa con amore e correttezza, a richiedere il numero di matricola sulla divisa, ed eventualmente, sull’elmetto. Si eviterebbero tante discussioni e tante situazioni inutili e spiacevoli.

Se si avvalla l’idea che chi sbaglia può farla franca solo perché indossa una divisa, non sarà più netta la divisione tra bene e male, tra delinquenti e forze dell’ordine, tra civile e militare.

Oltre agli iscritti del Coisp, in piazza, a Ferrara, a manifestare c’era l’europarlamentare del PDL Potito Salatto. Se ognuno provasse ad immedesimarsi nella situazione, a ricordarsi che tutti possiamo diventare Federico, sua madre, suo padre, suo fratello o sua sorella, forse non ci sarebbe neanche il bisogno di doverle scrivere.

Nel 2013 spero di non dover più sentir parlare di ragazzi uccisi a causa di un abuso di potere, fuori o dentro il carcere.

Marika Massara

Nata e cresciuta in provincia di Milano, emigrata in Calabria, adottata da Roma, non posso che definirmi italiana. Amo la mia Calabria, il mare d'inverno e il Rock. Da sempre attenta alla politica (più che ai politici), non posso che definirmi assolutamente di sinistra. Segni particolari: Milanista sfegatata.

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