Le donne nella Seconda Guerra Mondiale

Il ruolo delle donne nella Seconda Guerra Mondiale è stato di un’importanza vitale. Gli uomini, impegnati al fronte, non potevano svolgere le loro funzioni abituali.

Mussolini, da sempre contrario al lavoro femminile, accordò alle donne il permesso di lavorare. Queste diventarono postine, impiegate, fornaie, conducenti di tram o coltivatrici. Non c’era una posizione lavorativa che non poteva essere occupata da una donna.

Fino al 1941 tutto sembrava andare bene. Le donne erano finalmente riscattate dopo tutti gli anni in cui nessuno credeva che potessero farcela. Quando la guerra iniziò a prendere sviluppi decisamente più critici, anche le donne smisero di combattere. Il razionamento di cibo e la scarsità dei prodotti rendevano impossibile la vita. Mancavano gli indumenti, i beni di prima necessità, mancava il burro, lo zucchero, il caffè. Non c’era rimasto più nulla da coltivare, sebbene Mussolini durante la campagna avesse sostenuto di aver vinto tutte le battaglie del grano.

I primi pensieri antifascisti iniziarono a far capolino nella mente delle persone

Nel 1943 l’Italia firmò l’armistizio con gli anglo-americani e mise al potere Pietro Badoglio. Le italiane e gli italiani pensarono di aver finito di soffrire, ma si sbagliavano. I tedeschi occuparono le città italiane cercando in tutti i modi di fermare l’avanzata degli alleati. In quel periodo le donne aiutavano gli uomini a scappare dai militari tedeschi, nascondendoli e impedendogli di diventare prigionieri di guerra o di venire deportati in Germania.

Il 22 Gennaio Radio Londra annuncia lo sbarco degli alleati americani ad Anzio, ma i tedeschi riuscirono a tenergli testa per cinque mesi. Cinque mesi in cui la popolazione non faceva altro che cadere in rovina, giorno dopo giorno. Sfollati e affamati gli italiani non possono far altro che aspettare.

 Il 4 Giugno 1944 le truppe alleate, finalmente, entrano a Roma. Da quel momento in poi inizia una guerra nascosta in cui le donne hanno un ruolo fondamentale. Non solo diventano infermiere, cuoche e tuttofare, ma iniziano a prendere parte alla guerra aiutando gli uomini. Diventano partigiane; distribuiscono armi e stampano in modo clandestino.

Nell’inverno nel 1945 le staffette partigiane smettono di funzionare. Non si ricevono ordini e non si contattano altre brigate. In primavera gli alleati riprendono la marcia e, con l’aiuto dei partigiani e delle staffette partigiane, liberano le città occupate dai tedeschi e dai fascisti.

Finalmente la libertà

La guerra finisce dopo cinque lunghi anni di strazio, di tragedie e di tormenti infiniti. Le donne tornarono a vivere normalmente, con molto più credito di quanto ne avessero mai avuto prima e con una nuova forza in fondo al cuore, data dal sacrificio delle loro compagne morte per la patria, per amore e per la forza delle loro idee. Non ci sarebbe stato più nessuno in grado di impedire loro di fare qualsiasi cosa.

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Un pensiero su “Le donne nella Seconda Guerra Mondiale

  • 4 Marzo 2014 in 20:46
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    tutto questo è chiaro e pui facile che altro

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