Rielezione Raggi, the end

La rielezione della Raggi muore con il finto scandalo della Polizia Locale. L’inchiesta di Report sulla Polizia Locale di Roma si potrebbe chiamare tranquillamente “la polpetta avvelenata”.

L’inchiesta di Report sulla Polizia Locale di Roma si potrebbe chiamare tranquillamente la polpetta avvelenata, notizie datate che coprono un arco temporale di circa 10 anni concentrate in meno di un’ora di trasmissione, dove la notizia più recente ha circa 5 anni. Tutte notizie già più volte uscite sui giornali, condite con insinuazioni indimostrate e indimostrabili.

Notizie già passate al vaglio della magistratura e già archiviate o prescritte. Insomma, parliamo di un’inchiesta sull’aria fritta, o sul trito e ritrito, e condita di illazioni su presunti favori e dossieraggi di cui non si conoscono i nomi né degli autori e né dei mandanti. Ma con l’indice puntato contro ignoti appartenenti al Corpo e indeterminati dirigenti romani del PD. Insomma, una polpetta avvelenata che la Sindaca, in modo politicamente sprovveduto, ha ingoiato senza battere ciglio.

Eppure la Raggi dovrebbe sapere quanta morbosità c’è intorno alla figura del vigile da parte della cittadinanza. Sarà per malcelata invidia, sarà perché è una delle pochissime figure che richiama al rispetto delle regole di comportamento basilari, e sanziona per questo, è la figura più utilizzata per sminuire e delegittimare l’azione dei sindaci. Bastava questo per capire che fosse un piatto avvelenato servito per la campagna elettorale.

Chiunque politicamente accorto avrebbe ragionato sui fatti, e conoscendo che clava può essere nelle mani dell’opposizione il Corpo di Polizia Locale, avrebbe atteso un dettagliato rapporto sulla trasmissione

Ricevuto il quale, e constatata la inconsistenza dell’inchiesta di Report, avrebbe preso le contromisure. Organizzando, ad esempio, una conferenza stampa, e chiamando in prima fila il TG3, avrebbe risposto punto per punto alle vecchie inchieste ed alle illazioni per poi difendere le scelte fatte in questi anni ed i successi ottenuti. Quindi avrebbe rinnovato la fiducia a tutti, sottolineando in questo modo la bontà del lavoro svolto.

La Raggi crolla, invece, al primo starnuto. Nemmeno inizia la campagna elettorale ed alla prima bordatina fatta di aria fritta entra nel panico, non risponde alle accuse, non rinnova la fiducia alle sue donne ed ai suoi uomini, comincia a far trapelare un balletto di notizie discordanti senza smentirle. Avalla, in questo modo, l’ipotesi stantia della trasmissione e ordina, o fa credere di ordinare, a distanza di anni dai fatti, la rotazioni del personale del centro storico che, però, nulla ha fatto di male durante la sua amministrazione.

Dichiara in questo modo a tutti la sua incapacità di saper gestire il Corpo come Report voleva far intendere

Con le dimissioni del Comandante Napoli si chiude il cerchio e si sottoscrive anche l’incapacità di saper scegliere gli uomini al comando. Praticamente un inciampo dietro l’altro, un’autoaccusa palese, la dimostrazione di non saper contrastare gli avversari a campagna elettorale nemmeno iniziata. Insomma, di non saper fare politicamente un tubo. Non sapremo forse mai i mandanti di questi scandali costruiti a tavolino, per certo sappiamo chi politicamente se ne avvantaggerà: il politico che vuol far passare il Pd romano per inaffidabile, Ignazio Marino per vittima (con il quale evidentemente ha condivisione di idee e metodi), e la destra come favorita dal “potere”.

Fate voi il nome. Ma se si comincia così povera Roma, e povera Raggi, che ha già perso le elezioni.

SenzaBarcode Redazione

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