Ti racconto una storia, Settimio Severo

Lucio Settimio Severo nasce a Leptis Magna, una florida e potente città commerciale dell’odierna Libia, l’11 aprile del 146 da una famiglia di rango equestre, molto facoltosa.

Lucio Settimio Severo vive un’infanzia tranquilla ed agiata e, grazie allo zio Gaio Settimio, attivo in politica sotto Antonino Pio, a diciotto anni viene ammesso nell’ordine senatorio; da qui inizia una fulminea carriera politica che lo porta negli anni ad assumere posizioni sempre più importanti, fino a ritrovarsi governatore della Pannonia, sotto Commodo.

Come sappiamo, nel 192 Commodo viene assassinato in seguito ad una congiura ed i senatori offrono la porpora imperiale a Publio Elvio Pertinace, un anziano e saggio membro del loro ordine; anche Pertinace, tuttavia, fa una brutta fine quando cerca di colpire i pretoriani nel punto dove fa loro più male, cioè nel portafogli. Inizia a quel punto una contesa indegna del nome di Roma, nella quale Tito Fulvio Sulpiciano, suocero del povero Pertinace e Marco Didio Severo Giuliano, anziano e ricchissimo senatore originario di Milano, fanno a gara a chi offre più soldi ai pretoriani in cambio dell’appoggio al trono. Vince alla fine Didio Giuliano pagando ben 25.000 sesterzi ai soldati, ma altrove sono molti i soldati che eleggono sovrani i propri comandanti.

Ciò accade anche in Pannonia, dove i soldati acclamano imperatore proprio Settimio Severo, divenuto negli anni governatore abile e comandante inflessibile. Il Senato, dal canto suo, si affretta a sostenere Didio Giuliano ed a nominare Settimio Severo nemico pubblico, mentre le legioni siriane eleggono imperatore Gaio Pescennio Nigro e quelle britanniche Decimo Clodio Ceiono Settimio Albino.

È insomma guerra civile ancora una volta e Settimio Severo, dichiarando di voler vendicare l’assassinio di Pertinace, è pronto a raccogliere la sfida

Nel corso dei quattro anni successivi Settimio Severo si libera di tutti i rivali, combattendo in lungo ed in largo per l’Impero e, quando arriva a Roma, compie un vero e proprio repulisti dei senatori che avevano sostenuto i suoi avversari: ci tiene infatti a far capire che l’epoca della coesistenza pacifica fra Imperatore e Senato è finita e non a caso gli storici individuano proprio nel suo regno il passaggio dell’Impero Romano da principato a dominato: l’Imperatore infatti non è più un princeps, un gestore dello Stato per conto del Senato, ma un dominus, un vero e proprio autocrate dotato di dignità divina: pretende infatti lo stesso Severo di essere riconosciuto dominus ac deus, signore e Dio.

In politica interna, pur essendo fondamentalmente contrario alle persecuzioni contro i cristiani ed in generale contro le religioni diverse da quella romana, nel corso del suo regno Settimio Severo non esita a lasciare mano libera ai governatori locali, in caso di possibili rivolte o comunque minacce all’ordine costituito imperiale, motivate da credenze religiose. A livello economico, trovando uno Stato in crisi, Severo tenta di porvi rimedio dimezzando la quantità di metallo prezioso presente nelle monete, anche se ciò determina, nel corso degli anni, una crescente inflazione.

A livello militare, Settimio Severo si rende innanzitutto protagonista di una radicale riforma dell’esercito romano: aumenta le legioni a 33, portando il totale degli armati dell’Impero a circa 440.000 soldati; aumenta la paga ai legionari, consentendo inoltre loro di sposarsi durante il servizio militare e stabilirsi con le proprie famiglie al di fuori degli accampamenti; cerca di migliorare in generale la vita dei legionari, migliorando fra le altre cose il rancio. Vince inoltre un’importante guerra in Oriente contro i Parti, annettendo la Mesopotamia Orientale e saccheggiando Ctesifonte ed una in Africa, consolidando le provincie nordafricane.

Nel 208, infine, sconfigge a più riprese i Caledoni, estendendo nuovamente i domini romani sino al Vallo di Antonino

Non ha però più modo di tornare a Roma, giacché muore ad Eboracum, l’odierna città di York, il 4 febbraio del 211, all’età di 65 anni. Gli succedono i figli Lucio Settimio Bassiano, meglio noto con il soprannome di Caracalla e Publio Settimio Geta, che, come avremo modo di vedere, non andranno propriamente d’accordo.

Settimio Severo è stato, come detto, un Imperatore molto abile in politica estera, meno in ambito economico ed estremamente feroce in politica interna: siamo anni luce dalla nobiltà d’animo di un Marco Aurelio, ma d’altra parte, benché fossero passati neppure vent’anni dalla morte dell’Imperatore filosofo, Roma era cambiata già troppo per poter rivedere un governo illuminato. Settimio Severo, insomma, ha fatto ciò che era necessario non solo per garantirsi il regno, ma anche per assicurare la sopravvivenza dello stesso Impero Romano.

Andrea Barricelli

Andrea Barricelli è nato nel 1990 a Roma, dove vive e lavora come avvocato. Appassionato di storia e letteratura, gestisce dal 2020 un podcast dedicato alla prima sulla Webradio SenzaBarcode. Per quanto riguarda la seconda, invece, ha pubblicato un'irriverente parodia dell'Iliade, denominata “Troiade”, con Rupe Mutevole Edizioni, nonché “Dominio e Ribellione” e “Equilibrio e Cambiamento”, editi da CTL Editore nella collana editoriale SenzaBarcode.

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