Ti racconto una storia: Commodo

Lucio Elio Aurelio Commodo -questo il suo nome completo- nasce a Lanuvio il 31 agosto del 161; fin da piccolo riceve un’ottima educazione e segue il padre ovunque nei suoi viaggi, dalla frontiera danubiana all’Oriente.

Nel 177, a neppure sedici anni compiuti, ricopre il consolato, divenendo il più giovane della storia romana; nello stesso anno viene ufficialmente associato al trono dal padre, nel 178 si sposa con Bruzia Crispina e trascorre gli ultimi anni di vita di Marco Aurelio a coadiuvarlo nei suoi compiti. Quando l’Imperatore muore nel 180, la successione è priva di scossoni, grazie anche al fatto che Commodo si assicura immediatamente la fedeltà dei soldati con un’ampia elargizione, cosa che peraltro sarà molto comune nel suo principato.

In politica estera, Commodo firma una pace sfavorevole per l’Impero con i Quadi e Marcomanni, grandi nemici del padre, che difatti negli anni torneranno spesso e volentieri a mettere a dura prova le legioni di confine; l’Imperatore negli anni ogni tanto conduce qualche campagna contro di loro, riportando vittorie minori per le quali comunque pretende grandi onori dal Senato, che odia e gode nell’umiliare.

Essendo ossessionato dalle congiure e restando fedele alla sua distorta idea di prodigalità, elargisce ampie somme a spie e delatori, stila lunghe liste di proscrizione e giustizia più che volentieri chi viene trovato colpevole

In compenso, in politica interna, oltre ad elargire come detto donativi sia ai soldati, sia ai cittadini comuni, mostra grande tolleranza religiosa, cessando le persecuzioni contro ebrei e cristiani e dà un grande impulso alle arti. Commodo è poi noto per la sua passione per i giochi gladiatori: combatte infatti molto spesso nell’arena, pretendendo di percepire la normale paga di un qualunque gladiatore; ovviamente, però, nessuno si sogna di combattere davvero contro l’Imperatore di Roma, tant’è che i suoi avversari vengono dotati di armi spuntate o direttamente di legno, oppure vengono scelti fra invalidi di varia natura. Ha inoltre una particolare passione per le uccisioni di animali.

Oltre a questa sua passione per i giochi, ci viene riferito che Commodo sia un discreto pervertito in ambito sessuale: abusa infatti regolarmente delle sorelle, impone alle concubine di mettersi il nome di Faustina, sua madre ed ha un harem composto da seicento fra ragazzi e ragazze -per tutti i gusti insomma- a disposizione sua e del suo seguito. Ironicamente, però, nel 192 sarà la moglie di Commodo, Bruzia Crispina, ad essere accusata di adulterio ed esiliata.

Le sue stravaganze, ma soprattutto la sua tendenza ad eliminare chiunque sia anche solo sospettato di congiure, naturalmente, fanno sorgere complotti veri e propri:

il 31 dicembre del 192, alcuni senatori, con l’aiuto della concubina Marcia, avvelenano il vino dell’Imperatore; Commodo, tuttavia, pensando che i fastidi allo stomaco siano dovuti alla cena troppo pesante, si fa aiutare da alcuni servitori a vomitare, salvandosi così dal veleno; a quel punto, presi dal panico, i congiurati chiedono aiuto al gladiatore Narcisso, che quella sera stessa strangola Commodo o, secondo una diversa versione, lo trafigge con la sua spada. Curiosamente, l’anno dopo Narcisso verrà giustiziato come regicida assieme a Marcia. Fra i congiurati, in compenso, si salverà Cassio Dione, poi divenuto celebre come storico.

Commodo era salito al potere ad appena diciannove anni e ne ha soli trentuno quando viene ucciso. Non è insomma semplice tracciare un ritratto fedele di questo strano sovrano, come del resto di molti Imperatori della storia di Roma: certamente lascia un Impero molto più povero di quello che aveva ereditato, grazie alla sua tendenza a dilapidare somme e più sottoposto al rischio di invasioni, grazie al suo generale disinteresse per le questioni militari. Va però notato che anche il suo successore, il buon Pertinace, finirà ammazzato dai pretoriani dopo neppure tre mesi di regno, pur trattandosi di un individuo molto più assennato e capace e ci vorrà una guerra civile per riavere sul trono di Roma un sovrano degno come Settimio Severo. Commodo, insomma, è forse stato semplicemente l’uomo sbagliato nel momento storico sbagliato, a prescindere dai suoi terribili vizi privati che, se veri, sono del tutto condannabili.

Andrea Barricelli

Andrea Barricelli nasce a Roma nel 1990, dove vive e lavora come avvocato. Appassionato di storia e letteratura, ha pubblicato due libri, intitolati "Dominio" e "Troiade", quest'ultimo con la collana editoriale SenzaBarcode.

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