Arte e Cultura

Lucio Settimio Bassiano: Caracalla

Lucio Settimio Bassiano nasce a Lugdunum, odierna Lione, il 4 aprile del 188, figlio di Settimio Severo e Giulia Domna. Il futuro Caracalla

Ben presto il padre decide di cambiargli nome, trasformandolo in Marco Aurelio Antonino, per suggerire una inesistente parentela proprio con l’Imperatore Marco Aurelio e la dinastia degli Antonini, in modo da legittimare maggiormente la sua successione al trono. In seguito, per l’abitudine di indossare un mantello con cappuccio tipico della cultura celtica, il primogenito dell’Imperatore riceverà il soprannome Caracalla, con cui è passato alla storia.

Caracalla dimostra fin da giovane un carattere piuttosto scorbutico ed un’indole non propriamente tranquilla: oltre ad avere un pessimo rapporto con il fratello minore Geta, ad appena dodici anni Caracalla si sposa in un matrimonio combinato con Fulvia Plautilla, figlia del prefetto del pretorio Gaio Fulvio Plauziano. Soli due anni dopo, però, fa accusare il suocero di alto tradimento e lo fa giustiziare, per poi accusare la moglie di adulterio e ripudiarla. Anni dopo, per completare l’opera, farà giustiziare anche lei.

Caracalla segue il padre nelle sue campagne belliche

tentando di imparare dal suo esempio e svilupperà nel tempo una sorta di ossessione per la gloria militare. Nel 211, quando Settimio Severo muore in Britannia, la successione è sostanzialmente priva di scossoni ed ascendono al trono Caracalla e Geta. Ben presto, però, diviene evidente che i due, che non si sopportano fin da piccoli, non hanno alcuna intenzione di condividere il potere. Verso la fine dell’anno, i dissidi diventano insostenibili e portano alla rottura definitiva, con Caracalla che, il 26 dicembre, fa uccidere il fratello fra le braccia della madre. Una volta eliminato lo scomodo rivale, l’Imperatore si accanisce contro i suoi seguaci, giungendo ad eliminare, secondo alcune fonti, ben ventimila persone, fra cui anche diversi senatori. Infine, per completare l’opera, condanna il fratello alla damnatio memoriae.

Una volta assunto il potere assoluto, Caracalla paradossalmente frena i propri eccessi e si rende protagonista anche di atti che apportano benefici all’Impero: innanzitutto, perdonato dalla madre per l’assassinio di Geta, la insignisce di compiti amministrativi di una certa importanza, rendendola una delle prime donne realmente attive in politica. In ambito militare, alza ulteriormente la paga ai legionari e concede molti benefici alle truppe, cercando di migliorare le condizioni di vita.

In ambito economico dà grande impulso al commercio, in particolare con l’Oriente, anche per tentare di alleviare la crisi economica e finanziaria che aveva colpito l’Impero già sotto il regno paterno

sempre per tale motivo conia una nuova moneta, chiamata antoniniano, che vale due denari, cercando così di frenare la svalutazione dell’argento. In ambito religioso, Caracalla si mostra sorprendentemente tollerante: non intraprende persecuzioni contro i cristiani o gli ebrei e rifiuta di farsi chiamare con titoli divini, mostrando anzi grande rispetto per le tradizioni e per le divinità romane. Dimostra inoltre attenzione per l’edilizia pubblica, facendo edificare le Terme più famose del mondo antico, che ancora oggi portano il suo nome e fanno bella mostra di sé nel cuore di Roma.

In politica interna, Caracalla emana un editto, chiamato constitutio antoniniana, che estende la cittadinanza romana a tutti gli abitanti dell’Impero: benché alcuni tendano a ridimensionarne l’importanza, senza dubbio si tratta di un provvedimento epocale.

In politica estera, Caracalla fa passare come grandi vittorie alcuni successi di limitata portata ottenuti sul confine germanico; il suo sogno però è quello di sottomettere una volta per tutte il Regno dei Parti, ma non ha occasione di farlo perché l’8 aprile del 217, ad appena ventinove anni, viene ucciso da un suo soldato a Carre. Ad armare la mano di tale individuo è il prefetto del pretorio Marco Opellio Macrino, avido di potere.

Non è facile dare un giudizio su questo Imperatore, resosi protagonista sia di atti esecrabili, sia di azioni importanti. Ai posteri l’ardua sentenza.

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