Il Museo Egizio è una delle principali attrazioni di Torino. Tutti lo conoscono, ma non molti ne capiscono l’importanza.

Oltre a essere il più antico museo di questo tipo al mondo, per quantità e qualità dei reperti è secondo soltanto a quello del Cairo (con cui competere è difficile per tutti). La sua storia va fatta risalire agli inizi del XIX secolo, quando il Vecchio Continente fu contagiato da una vera e propria “febbre da antico Egitto”, a seguito delle campagne napoleoniche nella regione del Nilo.

Il piemontese Bernardino Drovetti, console di Francia, collezionò più di 8.000 pezzi che Carlo Felice di Savoia acquistò nel 1824, costituendo – insieme ad altri reperti di sue proprietà – al primo Museo Egizio del pianeta.

La collezione si espanse nel corso del tempo

oggi è possibile scoprirla salendo e scendendo per quattro piani, ma il museo non è solo esposizione, perché al suo interno sono nati spazi di studio e di restauro, aree didattiche e una fornita biblioteca.

Tra le antichità più ricercate dai visitatori troviamo reperti come il Libro dei Morti (332-320 a. C.), la statua di Ramses II (uno dei simboli del museo), la Tomba degli Ignoti e la mummia predinastica, che risale a oltre 5.500 anni fa. Solo quattro pezzi di una raccolta che ne conta quasi 40.000: a Torino c’è così tanto Egitto da farci indigestione.

Curiosi di ammirare questi reperti dal vivo?

Il biglietto intero costa 15 €, ma è possibile dimezzare questa cifra visitando il museo con un gruppo numeroso. Sia come sia, preparatevi a essere in compagnia: quello egizio è nella Top 10 dei musei più frequentati del nostro Paese ed è abituato a galleggiare appena sopra o sotto il milione di visitatori annui. 

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By Sheyla Bobba

Sheyla Bobba - Direttore Classe 1978, coltiva fin da bambina una profonda passione per la comunicazione e l’informazione. A meno di dieci anni chiede in regalo una macchina da scrivere: il primo passo verso un sogno che non l’ha mai abbandonata. A 17 anni, l’incontro con i militanti del Partito Radicale impegnati nella raccolta firme per l’abolizione dell’Ordine dei Giornalisti segna un punto di svolta: sceglie consapevolmente di dedicarsi all’informazione senza tesserino, guidata da un’idea di libertà e indipendenza. Nel tempo costruisce una solida esperienza nel mondo digitale, collaborando a diversi progetti online e approfondendo le dinamiche della comunicazione sul web. Dopo anni di attività sul campo, nel 2012 dà vita al magazine online SenzaBarcode.it. Dal 2019 affianca al portale anche WebRadio SenzaBarcode, ampliando le possibilità espressive del progetto. Con SBS Edizioni & Promozione cura la comunicazione editoriale e la valorizzazione di autori emergenti, affiancando le attività redazionali a quelle promozionali. Si definisce antipatica per vocazione. Innamorata di suo marito. Uno dei complimenti che preferisce è “sei tutta tuo padre”.

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