Italiano Medio di Maccio Capatonda: la recensione del film

Dopo aver fatto ridere il popolo del web e del piccolo schermo, Maccio Capatonda sbarca al cinema con Italiano Medio: avrà mantenuto le attese?

Da quasi dieci anni a questa parte il mondo della TV, e soprattutto, del web, è stato invaso da un fenomeno mediatico il quale ha acquisito importanza sempre più fragorosa col passar del tempo: partito con reality fasulli, telenovelas improbabili e trailer paradossali, Maccio Capatonda ha ottenuto di anno in anno sempre più consensi da parte del pubblico più giovane, spopolando con clamorosi quanto celebri tormentoni. L’attore/regista, insieme al suo inseparabile cast, ha deciso quindi che i tempi risultavano maturi per compiere il grande passo, sbarcando sul grande schermo con la riproposizione di uno tra suoi i trailer “fasulli” più famosi: Italiano Medio.

L’idea su cui si basa il film è tanto semplice quanto particolare: il protagonista della pellicola, Giulio Verme, si è sempre preso cura della natura e di tutto ciò che lo circondava, tenendo uno stile di vita estremamente rigoroso, mangiando esclusivamente cucina vegana, intraprendendo un percorso di raccolta differenziata che definire “meticoloso” è un eufemismo e prendendosi cura di tutti gli animali, da gatti ai piccioni, fino ai topi, la sua grande “passione”. Stanco e frustrato dal menefreghismo e dalla superficialità della gente che lo circonda (dai genitori ai colleghi di lavoro fino alla fidanzata), Giulio esplode, fino ad incontrare un vecchio amico d’infanzia, il quale gli regala una “pillola”: solo dopo averla ingerita, il protagonista scoprirà che tale medicina gli ridurrà l’utilizzo del cervello del 2%, trasformandolo in una sorta di Mr. Hyde tutto sesso, trasgressione e menefreghismo. In quello che il regista identifica canonicamente come Italiano Medio, per l’appunto.

Già leggendo le righe principali della trama è possibile intuire una sorta di “citazionismo” estremo da parte di Maccio Capatonda, “citazionismo” che rappresenta uno tra i principali marchi di fabbrica della sua comicità: durante il film le citazioni si moltiplicheranno, passando da Fight Club ad Arancia Meccanica, da Limitless (a cui è ispirata la storia del 2%) fino ad altre pellicole. Gli sketch si susseguono uno dietro l’altro, in una sorta di continuum inarrestabile e con rare pause; innumerevoli i giochi di parole, sia nei nomi dei personaggi che nelle ambientazioni, i quali apportano alla pellicola un’atmosfera ancora più grottesca di quel che dovrebbe già essere. Una scelta ovviamente palese quella di sfruttare l’elemento grottesco, al fine di rendere ancora più forte e chiara la critica sociale che ruota attorno ad Italiano Medio: le citazioni ai reality (Master Vip) al mondo del calcio e a quello del giornalismo si sprecano, e il fatto che si avvicinino alla realtà nonostante siano rese volutamente paradossali non fa altro che dare maggior risalto alla critica di fondo su cui si basa il film di Maccio Capatonda. Gli elementi “volgari” all’interno della pellicola non risultano forzati, bensì funzionali alla sgangherata storia, contornata da una miriade di maschere sfarzose e burlesche: Herbert Ballerina veste i panni del “solito idiota”, l’amico Alfonso, mentre altri due personaggi storici del cast “capatondiano” come Rupert Sciamenna e Anna Pannocchia hanno forse convinto di meno che in altre occasioni.

Ovviamente chi già conosce il personaggio è al corrente di tutte le tematiche finora discusse: chi invece non ha neanche idea di chi fosse Marcello Macchia (vero nome del nostro Capatonda), rimarrà sicuramente spiazzato, almeno inizialmente. Si ritroverà comunque di fronte ad una regia saggia ed esperta, ad una fotografia usata in maniera raziocina ed artistica (geniale la scelta di rendere più freddi i colori nelle scene con Giulio “20%” e trasformarli, invece, in colori decisamente caldi nella versione “2%”) e ad un’interpretazione comunque di buon livello da parte degli attori, ormai esperti del campo. Per chi non conosce Maccio il film rimane comunque l’incognita: tale comicità farsesca e paradossale può inizialmente irretire e, di conseguenza, scoraggiare lo spettatore, il quale potrebbe rimanere estremamente deluso dalla pellicola; al contrario, proprio tali elementi potrebbero invece sorprendere un neofita di Capatonda, portandolo ad appassionarsi anche ai suoi vecchi lavori.

Un film da vedere quindi, in ogni caso: se non conoscete Maccio Capatonda è arrivata l’ora di “provarlo”. Inutile dire, invece, che chi già è fan del personaggio deve obbligatoriamente assistere ad Italiano Medio.

Giuseppe Senese

Sono un laureando in Scienze e Tecnologie Informatiche, che nutre anche numerose passioni come la musica, il cinema e il calcio. Adoro il Rock Progressivo degli anni 70' (soprattutto quello britannico e quello italiano) e sono un tifoso sfegatato del Napoli.

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