Real Madrid-Atletico Madrid 4-1: la decima e ”l’altra maledizione”

Una finale capace di raccontare tante storie, triste o felici che siano: Real Madrid-Atletico Madrid 4-1 non è stata, ovviamente, una partita qualunque.

Era il 15 maggio del 1974 quando si affrontavano, in finale di Champions League, Bayern Monaco ed Atletico Madrid. Dopo uno 0-0 risicato scaturito al termine dei 90 minuti regolamentari, i “colchoneros” riescono a trovare il gol della possibile vittoria al 114′ grazie a Luis Aragones. Nell’ultimo minuto di gioco il Bayern, alla disperata, cerca di agguantare un pareggio che avrebbe permesso ai bavaresi di ripetere il match (i rigori erano previsti all’epoca); fu così che Hans-Georg Schwarzenbeck, coriaceo stopper anche della Germania dell’Est, provò il tutto per tutto scagliando un bolide dalla lunga distanza in cui era racchiusa la speranza di una squadra intera.

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A difendere la porta dei pali dell’Atletico c’era Miguel Reina, un cognome sicuramente familiare a molti: era, infatti, proprio il padre di Pepe Reina, estremo difensore di Liverpool, Napoli e della Nazionale Spagnola. Il tiro di Schwarzenbeck si andò ad infilare proprio nell’angolino alla destra di Reina, e il Bayern agguantò il pareggio proprio quando quella coppa, che all’epoca veniva chiamata Coppa Campioni, sembrava già tra le mani dell’Atletico Madrid. La ripetizione vide un autentico monologo “bavarese”, con un perentorio 4-0 che consegnò il prestigioso trofeo al Bayern. Quaranta anni dopo un copione molto simile s’è ripetuto al Da Luz di Lisbona: Real Madrid-Atletico Madrid 4-1 è stata una finale agguerrita ed emozionante, capace di raccontare numerose storie, calcistiche ed extra, tra coincidenze ed immagini significative.

Se nel 74′ il “cattivone” della triste storia “colchonera” venne impersonato dal tedesco Schwarzenbeck, adesso c’ha pensato Sergio Ramos ad interpretare i panni di un ruolo che i tifosi dell’Atletico vorrebbero evitare di rivedere. Stavolta il gol è arrivato al 93′, ma cambia poco: anche stavolta l’Atletico s’è fatto raggiungere ad un passo dalla vittoria di quella che, adesso, si fa chiamare Champions League, inaugurando una nuova “maledizione” che sembra quasi imparentata con quella del Benfica e di Bela Guttman. Coincidenze e destini che s’incrociano: quest’anno il Benfica ha di nuovo perso in finale, contro un’altra squadra spagnola, il Siviglia, rievocando per l’ennesima volta lo spettro dello “iettatore”, Guttman; al contempo, l’Atletico dopo 40 anni e 10 giorni ha rivissuto di nuovo lo stesso film della finale col Bayern, proprio nel tempio della squadra “maledetta” per antonomasia, il Benfica. Parlando in termini simpatici e “scaramantici”, sembra sussisti una sorta di “alone malefico” attorno alla squadra portoghese, che adesso sembra colpire anche compagini “imparentate” nella sfortuna. Sulla sponda “colchonera” di Madrid già si parla di “maledizione di Aragones”,  mentre le “merengues” gongolano per la loro “decima copa”, tanto attesa e finalmente reclamata.

E se vogliamo parlare di coincidenze e di numeri, prima di Real Madrid-Atletico Madrid 4-1 l’ultima Champions vinta dai “blancos” arrivò grazie ad una prodezza di Zinedine Zidane, che guarda caso, adesso è il vice-allenatore del Real e di Carlo Ancelotti. A proposito del “nostro” Carletto: in mezzo a tanta “ibericità”, c’è anche un po’ di orgoglio italiota nella vittoria del Real Madrid; il tecnico italiano non solo ha riconsegnato la coppa alle “merengues” dopo una decina d’anni, ma ha anche eguagliato il record stabilito da Bob Paisley, vincendo tre Champions League. La differenza tra i due tecnici è che Paisley le ha vinte tutte col Liverpool, mentre Ancelotti se l’è guadagnate con ben tre squadre diverse. E scusate se è poco. Ultimo appunto va fatto a Simeone: per lui risulta ormai una rarità perdere una finale europea, ma vedere un tecnico incitare il pubblico quando ti segnano un gol al 93′ in una partita del genere è un evento che difficilmente rivedremo su un campo da calcio. E scusate se è poco.

Foto: bbc.com

Giuseppe Senese

Sono un laureando in Scienze e Tecnologie Informatiche, che nutre anche numerose passioni come la musica, il cinema e il calcio. Adoro il Rock Progressivo degli anni 70' (soprattutto quello britannico e quello italiano) e sono un tifoso sfegatato del Napoli.

2 pensieri riguardo “Real Madrid-Atletico Madrid 4-1: la decima e ”l’altra maledizione”

  • 8 Aprile 2016 in 18:20
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    Grazie per la segnalazione 🙂

    Sul primo refuso mi sarò confuso scrivendo Est invece di Ovest, sul secondo invece sicuro ho fatto confusione con Seedorf, che ha vinto la Champions con tre squadre diverse 😉

  • 7 Aprile 2016 in 11:19
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    Ciao Giuseppe, bell’articolo.. però mi scuso ma devo correggerti. Schwarzenbeck non era tedesco dell’est e Ancelotti, da tecnico, ha vinto sì tre Champions ma non con tre squadre differenti bensì due, Milan e Real.

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