Fasano jazz Festival: Intervista a Giuseppe Berlen

SenzaBarcode, Mediapartners ufficiale del Fasano Jazz Festival, vi propone un’intervista ad uno dei suoi protagonisti, Giuseppe Berlen.

Il Fasano jazz Festival è un evento che nasce con lo spirito di rilanciare il jazz in Italia. La rinascita di questo genere musicale non può non avvenire se non grazie ai giovani. Questa è una verità di cui Giuseppe Berlen è ben consapevole, che ha ideato il progetto “Sul sentiero dei suoni” in collaborazione con Scuola Secondaria di Primo Grado “G. Bianco – G. Pascoli” di Fasano, che si propone di dare a 25 giovani percussionisti l’opportunità di esprimersi su di un importante palco come quello del Fasano Jazz Festival. Il 30 Maggio questi talenti emergenti e Giuseppe Berlen saranno i protagonisti della serata inaugurale.

Lei è responsabile del progetto “Sui sentieri del suono”, che coinvolge i giovani studenti della Scuola secondaria di primo grado Bianco-Pascoli, i quali si esibiranno il 30 maggio durante la serata inaugurale. Da cosa nasce questo progetto e a quale obiettivo mira?

Il progetto “Sul sentiero dei suoni” nasce dalla voglia di parlare di un mondo, quello delle percussioni, legato alla magia della natura e al folclore dei popoli. Una fiaba Musicata da sole percussioni, la storia di un bambino che a cavallo della luna con una tammorra sotto braccio percorre attraverso i suoni, sentieri, paesaggi, colori e culture del mondo. Era il 1998, e una incontenibile penna – quella di Pasquale D’Attoma – anche voce recitante della fiaba, trasformò questa mia idea in un favoloso testo che successivamente ho musicato.  Un invito alla musica per i più giovani , ma soprattutto un potente messaggio culturale sulla bellezza della diversità, in cui la curiosità verso il prossimo è anche occasione di crescita umana e culturale e stimolo per la creatività artistica. Questo progetto continua a darmi infinite soddisfazioni e aver realizzato già da diversi anni il sogno di farlo eseguire interamente da ragazzi, mi riempie di gioia e soddisfazioni ed è per me sicuramente un punto d’arrivo.

 Come è nata la sua passione per il Jazz?
La forte passione per il mio strumento ha tratto linfa da uno stile di vita basato sull’interplay, sugli incontri, sull’arte! Agli inizi degli anni 90 ho avuto la fortuna di collaborare con musicisti del calibro di: Steve Lacy, Glenn Ferris, Evan Parker, Pierre Favre insieme a tanti altri. Numerose registrazioni e importanti festival hanno arricchito il mio percorso e consolidato la voglia di voler proseguire su quella strada. E cosi è stato!

Nella sua carriera ha collaborato con svariati artisti e dal 2004 è uno dei musicisti del progetto Fabularasa con Luca Basso, Vito Ottolini e Poldo Sebastiani. Come è nata questa collaborazione?
Il Progetto Fabularasa nasce all’incirca nel 2003, da un idea del cantante e scrittore Luca Basso, tra l’altro un ottimo giornalista, insieme a Poldo Sebastiani ( bassista) e a Vito Ottolino, subentrato un anno dopo ad altri due chitarristi. Credo si sia creata una magica simbiosi artistica, vuoi per la profonda amicizia, che mi legava già da anni a Vito e Poldo, vuoi per una serie di circostanze artistiche che si sono intrecciate. Premi importanti agli albori con due brani “Fiorile” e Alliende”anno 2003/04 “Premio Scrivendo Canzoni” – Mantova e “Premio Amnesty Internatinal ” – Rovigo. Nel 2005 i Fabularasa ottengono un importante riconoscimento con il brano “fiorile” vincendo il premio più ambito della musica d’autore italiana, parlo del premio “Musicultura” ex recanati, durante la serata conclusiva al magico Sferisterio di Macerata abbiamo avuto l’onore di dividere lo stesso palco con artisti del calibro di Massimo Ranieri, Noa, Fiorello, Edoardo Bennato, Povia, Ricordo tra i concorrenti anche Simone Cristicchi con il quale abbiamo stretto un ottimo rapporto. Nel 2007 esce il nostro primo disco “En plain air” edizioni egea – edizioni di Perugia tra le più importanti del settore in Europa – . Le recensioni del disco sono state al di sopra delle aspettative, da un sondaggio fatto sul sito più importante di musica d’autore in Italia, tra critici e giornalisti il disco viene inserito tra i primi cento dischi più belli degli ultimi dieci anni. Concerti e tour in tutta Italia interessano città come Roma, Genova, Bologna, Chieti, Milano, S.Benedetto del Tronto, Pesaro, Livorno, Lodi, Venezia, Gorizia, ed altre città italiane, numerose interviste, radio rai, notturno italiano, radio città futura, e demo rai come vincitori della trasmissione demo. Un altro premio prestigioso nel luglio 2001 lo abbiamo ottenuto con la targa miglior musica al “Premio Bindi” tenutosi a S.Margherita Ligure con il brano”Serenata della controra” brano che è contenuto nel secondo disco uscito nel maggio del 2012 con le stesse edizioni. Un’altra importante esperienza risale a novembre del 2011, ed è quella di essere stati invitati come gruppo rivelazione dell’anno al Premio Tenco 2011, possiamo definirlo l’olimpo del cantautorato italiano, ovvero la massima aspirazione per un progetto cantautorale come il nostro. Abbiamo condiviso come ospiti l’importante palco del teatro Ariston di S.Remo con musicisti del calibro di Luciano Ligabue, Edoardo Bennato, Vinicio Capossela, Mauro Pagani, Patrizia Laquidara. È stato molto emozionante assistere ad applausi a scena aperta per la nostra musica. Non c’era modo migliore per concludere il periodo importante del primo disco ed iniziare con un buon bottino il periodo del secondo disco. Il secondo disco “D’Amore e di Marea” è stato votato come il secondo miglior disco dell’anno 2012 dalla giuria del Premio Tenco, 400 giornalisti accreditati con una nomination e tre votazioni hanno decretato tale risultato. Considerando che non sono entrati in nomination dischi di artisti del calibro di De Gregori, Ivano Fossati e Vinicio Capossela già vincitore nell’anno precedente, nessuno di noi si sarebbe aspettato tale risultato!

Quali sono le sue maggiori fonti di ispirazione? In particolare è noto che il suo stile risente della contaminazione con la musica di artisti africani e greci.

L’ispirazione è il risultato di una serie di esperienze e di situazioni che si intrecciano.In un mio libro in fase di pubblicazione, dal titolo – “Pratiche sensibili” – parlo del significato di – corrispondenze-. Corrispondenze intese come sensazioni comuni a tutte le arti e che influenzano l’atto della performance.Tante volte sono stato ispirato da poesie, dal cinema, dalla pittura e dalla letteratura. Sicuramente le esperienze jazz avute negli anni 90 e quelle World Music successivamente negli anni 2000 hanno influito sul mio drumming. Ho collaborato con musicisti algerini, greci, marocchini, eritrei, vivendo anche per periodi lunghi presso i luoghi di provenienza di questi musicisti. L’estro e l’eleganza del jazz insieme alla forza, all’incisività e all’energia dei ritmi del mondo hanno sicuramente plasmato il mio stile.

La sua carriera è, come ho già detto, costellata da numerose ed importanti collaborazioni ed esperienze. Quale l’ha segnata maggiormente sia dal punto di vista professionale ma anche personale?

Di esperienze significative nella mia carriera ne ho avute diverse. A volte mi rendevo conto che il segno indelebile che mi lasciava un esperienza era a parte il lato artistico, tutto quello che riguardava il contesto. Il tempo vissuto in posti diversi a contatto con colleghi e artisti, insomma uno stralcio trasversale del vissuto di un esperienza. Come il trovarsi in gondola con gli strumenti per entrare nel retro del teatro La Fenice di Venezia, vivere l’energia del teatro Ariston di San Remo e ascoltare il silenzio del pubblico allo Sferisterio di Macerata, vivere i castelli di Puglia e i siti archeologici di Canne della Battaglia e Scicli, le vallate marchigiane di Fermo e i palchi naturali ricavati nella roccia in Calabria. Ricordo con emozione un concerto fatto in piazza Falcone – Borsellino a Corleone, e anche una produzione del festival di Berchidda in Sardegna: in una grande piazza 3 palchi ( uno con il duo Pierre Favre/Tamia, l’altro con il sestetto di Paolo Fresu – il direttore artistico del festival – ed il terzo con una grande orchestra jazz diretta da Bruno Tommaso. L’interplay tra i palchi era qualcosa di inimmaginabile!) Ricordo con entusiasmo anche il Batterista Peter Erskine che sotto il palco vedendomi duettare con Ettore Fioravanti annuiva con il pollice verso l’alto urlando hey man!, eravamo al festival di Roccella Ionica, o lo storico percussionista newyorkese John Beck – insegnante di Steve Gadd – che dopo avermi diretto in un concerto da solista e gruppo di percussioni, in occasione di un sammit mondiale sulla batteria e percussioni, al termine si complimento’ paragonando la mia esecuzione e la mia interpretazione a quelle, sempre dirette da lui, di Steve Gadd e Peter Erskine. Insomma in quei momenti mi rendevo conto che qualcosa stava accadendo!

Clelia Tesone

E m'abbandono all'adorabile corso: leggere, vivere dove conducono le parole. La loro apparizione è scritta; le loro sonorità concertate. Il loro agitarsi si compone, seguendo un'anteriore meditazione, ed esse si precipiteranno in magnifici gruppi o pure, nella risonanza. Una delle più belle citazioni di Paul Valery per molti, come me, che crescono tramite una pagina, che sia letta, scritta o studiata.

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