Soffocare: la recensione del libro e del film

Soffocare è uno tra i tanti libri di successo ad aver avuto una sua “riproposizione” cinematografica: confrontiamo l’opera in forma cartacea e in celluloide

Era il 2001 quando lo scrittore statunitense Chuck Palahniuk, in seguito ai numerosi successi ottenuti negli anni precedenti con i romanzi Fight Club (1996), Survivor (1999) e Invisible Monsters (1999), pubblica la sua nuova “magna” opera, intitolata Soffocare. Il libro bissò clamorosamente il successo dei lavori precedenti, lanciando Palahniuk verso l’olimpo degli scrittori contemporanei, il tutto grazie ad una formula stilistica pressoché perfetta, incentrata su uno stile narrativo scorrevole lessicalmente ma complesso sotto il profilo della trama e dell’intreccio. Le vicende sono contorte e trasmesse tramite il punto di vista diretto del protagonista, descritte soprattutto nei suoi particolari più perversi.

La narrazione proposta in Soffocare non è scevra di tali scelte stilistiche: Victor Mancini è un’ex-studente di medicina, ed è soprattutto dipendente dal sesso. Per curare la madre malata, rinchiusa in una clinica di cura in seguito alle sue nevrosi, Victor escogita uno stratagemma per pagare le sostanziosi spese previste: presentarsi in un ristorante e fingere di soffocare, in modo da farsi salvare da una delle persone presenti che, in seguito a tale evento, si legherà a lui e lo aiuterà economicamente.

Chuck Palanhiuk ci trasporta in un mondo reale nella sua malsana intimità, tra ossessioni lancinanti e dipendenze invincibili, soprattutto per volontà degli stessi personaggi. La narrazione si snoda in sequenze temporali alternate: al tempo narrativo presente si avvicendano i flashback che vedono coinvolti Victor e la madre, caratterizzando progressivamente tutte le motivazioni che hanno portato il protagonista alle sue ossessioni e alla sua follia. In Soffocare si respira costantemente un’aria sporca e completamente fuori da qualsiasi “ortodossia”, dove l’uomo non è dominatore di sé stesso ma vittima delle proprie ossessioni e consapevole martire di uno stato emotivo-caratteriale che egli stesso condanna, ma a cui sembra costantemente rassegnarsi.

Tra humor nero e cruda realtà, Palahniuk crocifigge ma asseconda, attraverso gli occhi di un personaggio paranoico ed ossessivo come quello di Victor, che in tutte le sue sfumature etichettate come “negative” riesce comunque ad ispirare simpatia al lettore, perché appunto martire di sé stesso e di una società che si cela dietro la maschera delle apparenze, la quale, una volta scomparsa, mostra un volto ancora più inquietante e malato di quello dello stesso Victor.

Il successo di Soffocare ha ispirato anche la realizzazione dell’omonimo film del 2008, diretto da Clark Gregg ed interpretato da Sam Rockwell, nel ruolo di Victor Mancini, da Anjelica Huston nel ruolo della madre Ida e dallo stesso Gregg, che veste i panni dell’imperatore coloniale Charlie. La versione in “celluloide” di Soffocare, a differenza del libro, presenta numerose scelte d’adattamento del tutto comprensibili: riprodurre fedelmente le sequenze del libro sul grande schermo avrebbe provocato numerosi problemi di censura, ed alcuni particolari sono stati limati, o addirittura, omessi.

La trama è praticamente la stessa, anche se Gregg decide di riversare nella pellicola il lato maggiormente “humor” di Soffocare, attenuando l’elemento “follia” presente invece massicciamente nell’opera originale, evitando l’inserimento di alcuni particolari lessico-narrativi: la ridondanza di determinate frasi presenti nella narrazione del libro e i numerosi dettagli sui comportamenti nevrotici di Ida avrebbero apportato ossessività ed inquietudine nello spettatore, da qui arriva quindi la scelta di non inserire tali particolari e mantenere un “feeling” maggiormente da commedia nera. Tale scelta potrebbe far storcere il naso agli appassionati del libro, ma appare comunque comprensibile e giustificabile.

Gregg, però, commette un grave errore: cambiare il finale. Il senso del romanzo viene letteralmente stravolto, e l’ending sembra atta ad accontentare lo spettatore, come nel più classico dei film Hollywoodiani. Ben più maturo ed “aperto”, invece, il finale del libro originale, che avrebbe dato certamente più coerenza anche alla versione cinematografica. Ma forse avrebbe scontentato gli spettatori, e in certi giri cineasti non puoi permetterti di essere troppo scomodo, soprattutto sul finale.

Possiamo passare la vita a farci dire dal mondo cosa siamo. Sani di mente o pazzi. Stinchi di santo o sessodipendenti. Eroi o vittime. A lasciare che la storia ci spieghi se siamo buoni o cattivi.
A lasciare che sia il passato a decidere il nostro futuro.
Oppure possiamo scegliere da noi.
E forse inventare qualcosa di meglio è proprio il nostro compito.

Giuseppe Senese

Sono un laureando in Scienze e Tecnologie Informatiche, che nutre anche numerose passioni come la musica, il cinema e il calcio. Adoro il Rock Progressivo degli anni 70' (soprattutto quello britannico e quello italiano) e sono un tifoso sfegatato del Napoli.

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