Siria: il regime continua a uccidere, quasi 9 milioni i rifugiati.

Il conflitto in Siria dura ormai da due anni, ma i principali media italiani si sono occupati di questa guerra solo nel momento in cui si è paventato l’intervento militare degli USA. L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) denuncia una situazione allarmante.

siriaLe ultime notizie dalla Siria non confortano gli animi. Il conflitto, che ha preso le forme di una vera e propria guerra civile, è iniziato sull’onda della Primavera Araba il 15 marzo 2011. In molti scesero in piazza con il desiderio di spingere alle dimissioni il presidente Bashar al-Assad e eliminare il regime monopartitico tuttora vigente in Siria. La repressione dura e violenta da parte del governo non si è fatta attendere, accendendo subito la polemica internazionale. Per il primo anno gli eventi sono sembrati volgere a favore della rivoluzione che, alla fine del 2012, era riuscita a liberare Aleppo città simbolo dell’economia siriana. Ma nel 2013 la situazione si è capovolta e il conflitto si è allargato convogliando gli interessi internazionali tra cui Israele, Iran, Cina, Russia e Stati Uniti.

L’attenzione dell’opinione pubblica ha raggiunto il livello massimo quando Obama ha dichiarato di voler porre fine alla questione con un intervento armato in seguito all‘utilizzo di armi chimiche da parte del governo di Assad il 21 agosto 2013. Dopo che Obama ha demandato la decisione definitiva al Congresso (vedi articolo su SenzaBarcode), l’Onu ha deciso di indagare e il 16 settembre ha confermato che le “armi chimiche sono state usate relativamente su larga scala nel conflitto tra le due parti in Siria, anche contro i civili, inclusi i bambini”. Anche Papa Francesco è intervenuto, data la pericolosa escalation militare che la tensione dei governi di tutto il mondo stava provocando, lanciando una giornata di digiuno e preghiera il 7 settembre a cui hanno aderito in tantissimi in tutto il mondo, anche appartenenti a fedi religiose diverse. La comunità internazionale sembra dunque ostile al regime di Assad, anche se nel recente accordo sul nucleare tra sei Stati del Consiglio di sicurezza (Cina, Francia, Regno Unito, Russia, USA e Germania) con l’Iran, questo nei prossimi mesi avrà accesso a circa 7 miliardi di dollari. Dato che l’Iran non nasconde l’appoggio esplicito al regime di Damasco a cui riserva una parte delle sue risorse economiche, alcuni ipotizzano che gli USA e i suoi alleati principali possano finanziare in questo modo indirettamente la repressione delle rivoluzione.

Resta il fatto che in Siria la situazione umanitaria è sempre più grave. Le Nazioni Unite hanno lanciano un appello di raccolta fondi senza precedenti. Saranno infatti necessari 6 miliardi e mezzo di dollari per aiutare i civili siriani vittime di guerra. Antonio Guterres, membro dell’Alto Commissariato dell’Onu per i Rifugiati ha dichiarato:

Stiamo affrontando una situazione terrificante qui, alla fine del 2014 la maggior parte della popolazione della Siria sarà dislocata o avrà necessità di aiuti umanitari.

Secondo le fonti del UNHCR già circa due milioni di siriani sono riusciti a varcare le frontiere e si trovano nei campi profughi in Libano, in Turchia, in Giordania, in Iraq e in Egitto mentre sei milioni e mezzo sono ancora in Siria. Lo scorso 12 dicembre Amnesty International ha reso pubblico un rapporto dal titolo “Un fallimento internazionale: la crisi dei rifugiati siriani”. In questo rapporto si evidenzia come gli stati membri dell’Unione europea abbiano dato disponibilità ad accogliere solo 12.000 dei rifugiati siriani. Tra l’altro solo in dieci si sono offerti di concedere lo stato di rifugiato e tra questi non ci sono né l’Inghilterra né l’Italia.

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Cristina Di Pietro

Classe 1986. Laurea Magistrale in Lettere conseguita con il massimo della dignità. Citazione preferita: "se comprendere è impossibile conoscere è necessario" (P. Levi).

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