Calabria: tra navi dei veleni e rifiuti “clandestini”

Continuando a parlare delle Terre dei fuochi che da Napoli in giù affliggono il Sud Italia, questa volta, mio malgrado, sono costretta a parlare della mia Calabria. Tra navi dei veleni e rifiuti clandestini.

Questa non è una storia calabrese, non è una storia di ‘ndrangheta. Nella vicenda del traffico illecito di rifiuti radioattivi la criminalità organizzata calabrese è solo uno degli ingranaggi del meccanismo, il punto terminale, il braccio operativo, la manodopera.

Questo è un brano del libro di Massimo Clausi e Roberto Grandinetti, intitolato, non a caso “La nave dei veleni“.

Il pentito Francesco Fonti, nel 2009, parlò di migliaia di navi affondate in tutto il Mediterraneo, contenenti rifiuti radioattivi. Parlando nello specifico della Calabria, il collaboratore di giustizia, ammise l’esistenza di un relitto – la nave Cunsky– arenata nei pressi della baia antistante Cetraro, un paese sull’alto tirreno cosentino, che egli stesso avrebbe fatto affondare insieme ai 120 fusti di rifiuti radioattivi contenuti al suo interno.

A prescindere dalla veridicità di queste dichiarazioni, i dati medici dimostrano che in Calabria, nella zona tra Paola e Cetraro, la percentuale di giovani che si ammala di tumori, è ben quattro volte più alta rispetto alla media nazionale – tra i 30 e i 34 anni quasi il 3% dei giovani calabresi resedenti in questa zona, contro meno dell’1% dei coetanei nel resto della penisola- . Come è facilmente riscontrabile anche dai precedenti articoli sulle Terre dei Fuochi che ho pubblicato nelle scorse settimane, nelle zone in cui l’inquinamento – spesso causato da illeciti e rifiuti tossici- è maggiore, si hanno altissimi tassi di mortalità collegati alle patologie tumorali.

Spostandosi verso Crotone, purtroppo, la situazione non migliora minimamente.

I cittadini della provincia calabrese poche settimane fa sono scesi in piazza al grido di “Crotone ci mette la faccia”.

Crotone è sicuramente la città della Calabria con il più alto tasso di inquinamento, tanto da farla comparire nella lista dei Siti di Interesse Nazionale. Secondo l’OMS a Crotone il 10% di persone in più, rispetto al resto dell’Italia, si ammala di tumore. In una famiglia non è difficile trovare più parenti che, di volta in volta, finiscono nei reparti oncologici degli ospedali. La causa principale sarebbero le fabbriche dismesse, le discariche abusive e l’inquinamento marino causato da scarichi illegali di rifiuti tossici in mare.

Secondo gli studi del Ministero, tre sono le aree industriali da bonificare. Qui, fabbriche – ormai dismesse- per decenni hanno continuato a produrre inquinamento selvaggio. La ex Pertusola, operante nel settore della metallurgia, che nonostante abbia chiuso i battenti nel 1999, continua ad inquinare il sottosuolo crotonese, la ex Fosfotec e la ex Agricolutra.

A capo di tutte e tre le aziende ritroviamo Eni, che dal 2010 promette di occuparsi della bonifica dell’area.

L’inchiesta Black Mountains, nel 2008 aveva inizialmente portato alla luce l’utilizzo degli scarti dei forni dell’ex Pertusola, per la costruzione di strade, scuole e addirittura un intero quartiere residenziale a Crotone. Nonostante i periti della Procura della Repubblica avessero, in seguito alle loro indagini in varie province della Calabria, riscontrato tutti gli elementi per dichiarare il disastro ambientale, a giugno di quest’anno, la Suprema Corte di Cassazione ha dichiarato innocenti tutti i 45 imputati, prosciogliendoli perché il fatto non sussiste. Secondo il tribunale e le analisi del perito scelto, l’ingegnere Martelloni, il Cic – Conglomerato idraulico catalizzato- non è pericoloso per la salute dei cittadini.

Nel rapporto Ecomafia 2013, Legambiente denuncia per l’ennesima volta la criticità delle coste della Calabria. La collaborazione tra ‘ndrangheta, pubblica amministrazione e imprenditoria, ha portato ad uno sfruttamento selvaggio del litorale calabrese, uno dei più belli al mondo.

Citando Vibo Valentia, noi di Senzabarcode, abbiamo già parlato dell’Operazione Poison, ma posso testimoniare personalmente la degradante situazione della raccolta rifiuti in tutta la zona, che ovviamente si accentua nella stagione estiva. Stessa storia vale per i depuratori, il carico inquinante da luglio a settembre triplica nella sola provincia, e ovviamente le attrezzature esistenti non bastano a evitare l’inquinamento marino – accentuato dagli scarichi abusivi delle strutture turistiche-

A Reggio Calabria, nel 2009, sono stati intercettati due boss che parlavano delle navi dei veleni:

Ma sai quanto ce ne fottiamo noi del mare? Pensa ai soldi che con quelli, il mare andiamo a trovarcelo da un’altra parte

Antonino Lo Giudice, collaboratore di giustizia dal 2010, ha raccontato delle navi piene di rifiuti radioattivi fatte affondare in Calabria, dei rifiuti tossici impastati col cemento e utilizzati per l’edilizia urbana o – come nel caso della statale tra Gioiosa Jonica e Rosarno- per costruire gallerie.

Fin dal 1992 clan come quello dei Fratelli Cordì ha favorito lo smaltimento dei rifiuti tossici provenienti dal centro e dal Nord Italia, interrandoli lungo tutto il territorio calabrese, tra la Costa ionica e l’Aspromonte.

Sono seicento i fascicoli che Greenpeace Italia chiede, per bocca del suo presidente Ivan Novelli, di desecretare. Seicento fascicoli relativi alla tratta illecita dei rifiuti. Dopo la Campania, si chiede di far luce su tutte le zone che ancora oggi sono sature di rifiuti tossici e che stanno letteralmente uccidendo la popolazione residente. Lo stato ha intenzione di stare ancora zitto? Perchè mantenere il segreto? Chi e cosa dobbiamo ancora tutelare?

Al sud si muore anche per l’omertà dei mafiosi, delle amministrazioni e dello stato!

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Marika Massara

Nata e cresciuta in provincia di Milano, emigrata in Calabria, adottata da Roma, non posso che definirmi italiana. Amo la mia Calabria, il mare d'inverno e il Rock. Da sempre attenta alla politica (più che ai politici), non posso che definirmi assolutamente di sinistra. Segni particolari: Milanista sfegatata.

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