Spring Awakening: intervista ad Arianna Battilana

Spring Awakening: intervista ad Arianna Battilana

arianna battilanaIntervista ad Arianna Battilana che interpreta Wendla, una dei protagonisti della controversa opera teatrale “Spring Awakening“, in scena dal 23 ottobre nelle maggiori città italiane.

Qui la presentazione ufficiale

Partiamo dal tuo personaggio, Wendla; oltre ad essere una dei protagonisti incarna molti dei temi affrontati dall’opera: la curiosità, le tante domande senza risposta, il salto nel vuoto del “provarci comunque”, ma anche l’aborto e la tragica morte di un’adolescente. Quale di questi aspetti hai trovato più vicino a te, più facile da portare in scena e quale invece è risultato più ostico?

 Sicuramente quello che ho trovato più semplice è il senso di curiosità che ha questa ragazzina verso la vita e verso il futuro, e anche la voglia di sapere la verità, sia che questa faccia bene, sia che faccia male, senza paura e senza paura delle conseguenze. Quello che ho trovato più difficile è stato (e continua ad essere, perché è una sfida ogni volta che salgo sul palco) rendere credibile il confine tra il dolore e il piacere, perché chiaramente è un passaggio delicato che non va trattato con noncuranza e che se non vissuto in pieno ogni volta può risultare un esercizio di stile con poco senso. Bisogna sempre cercare dentro di se e scongiurare questo pericolo. Ovviamente con grande gioia di poterlo fare ogni volta.

 Wendla è un personaggio diviso tra il travolgente interesse per Melchior e il controverso rapporto con la madre, rea di essere troppo chiusa nell’affrontare la realtà adolescenziale. Nello sviluppare questi due antitetici rapporti, con chi ti sei trovata meglio, con chi hai sviluppato maggiore complicità: Federico Marignetti o Francesca Gamba?

Beh, confrontarsi con un attrice formata e matura come Francesca semplifica il lavoro perché chiaramente l’esperienza fa tanto e aiuta a trovare la via per parlarsi sulla scena, quindi con lei è stato “semplice” instaurare una sintonia. Con Federico devo dire che per un po’ non ci siamo capiti molto bene, ci siamo più che altro studiati, dopodiché però ci siamo confrontati sul testo, abbiamo parlato, provato, pensato e credo che qualcosa di bello stia crescendo sulla scena, e speriamo di riuscire a portarlo avanti sempr di più e al meglio!

Alcuni temi trattati da Spring sono di sicura attualità, basti pensare all’omosessualità e ai maltrattamenti nei confronti delle donne, temi vivi anche in politica. Non credi invece che la mancanza di informazioni riguardo al sesso sia un po’ anacronistica nell’era di internet?

Assolutamente no. Mi spiego meglio. Su internet si trovano anche milioni di informazioni distorte o sbagliate. Sicuramente siamo bombardati di immagini, film, programmi che riguardano il sesso ma frequentemente mi capita di sentire ancora (magari quando sono sul treno, o nei locali) ragazzine che, parlando tra di loro, dimostrano di non avere abbastanza conoscenze in materia sessuale, sanno cosa sia il sesso ma, per fare un esempio, non hanno idea di quali siano i rischi se che si corrono se non si usano precauzioni. Ancor più rispetto alle ragazze, i ragazzi hanno assurde convinzioni e sbagliate informazioni. E parlo di ragazzi anche oltre i 20 anni, non solo di adolescenti. Basti pensare che in Italia l’AIDS rappresenta (insieme alla tossicodipendenza) la terza causa di morte in età giovanile.

Spring Awakening è a detta di molti un musical scomodo e difficile da rappresentare per un paese come l’Italia. Data la tua esperienza, quanto ritieni vera questa critica e quale risultato ti aspetti dal tour?

Io penso che la difficoltà più grossa di questo spettacolo sia la diffusione, il portare la gente a vedere questo spettacolo, perché non è un titolo immediatamente comprensibile e si capisce subito che non è “tutto rose e fiori” come ci si aspetta da uno spettacolo musicale. Superato questo gradino, seduto sulle poltroncine del teatro, lo spettatore se ne innamora, posso garantirlo. Come ho fatto io, che prima ancora di essere un’artista (o almeno di provarci!) sono una spettatrice. C’è tutto in questo spettacolo: risate, amore, malinconia, sensi, disperazione, speranza, vita e morte. E a rendere tutto questo ancora più forte, c’è la musica. Che si può volere di più? Più che aspettarmi un risultato, mi auguro che gli spettatori facciano un salto nel buio non andando a vedere i soliti titoli ma entrando in teatro con un biglietto per assistere a “Spring Awakening”. Il resto verrà da sé.

Una delle novità di Spring è la presenza di un’orchestra dal vivo; quanto può influire questa scelta nelle performance degli attori e nell’apprezzamento dell’opera da parte del pubblico?

Diciamo che è indispensabile, oltre che influente. Gli strumenti in questo spettacolo sono una parte viva della scena, sono l’energia sia per il pubblico che per gli attori, emozionano e si emozionano con noi, e rappresentano anche il vento, il tempo che passa, la speranza per un giorno nuovo. Se ci fossero delle basi registrate la musica non potrebbe vivere assieme alla scena.

Parliamo un po’ di te; quando hai letto il contenuto dell’opera, quali sensazioni ti ha suscitato? La conoscevi già o hai incontrato per la prima volta il riadattamento italiano?

Personalmente, conoscevo già l’opera nella versione di Broadway e ne ero innamorata e affascinata soprattutto per quanto riguarda le musiche, che raccontano alla perfezione quanto di “non detto” c’è nelle scene recitate. Per quanto riguarda i contenuti ho approfondito grazie al testo originario “Risveglio di primavera” di Frank Wedekind scoprendo un mondo meraviglioso fatto di sensi che si svegliano, fragilità che non hanno via d’uscita, e devo dire anche di crudeltà e ignoranza brutale per molti versi. Un testo moderno e senza limiti di età.Per quanto riguarda me, adoro tutto di questo spettacolo, del primo testo, e dei personaggi che animano la storia.

Come sei entrata a far parte del cast e che tipo di rapporto hai instaurato con i tuoi colleghi?

Per entrare nel cast ho fatto un’audizione e poi dei successivi workshop, che sono stati una sorta di placenta dove abbiamo potuto sperimentare, fare, disfare e rimontare, con grande serietà ma anche divertimento. E proprio in questi workshop si è creato il gruppo. Devo dire che io sono abbastanza diffidente, quindi all’ inizio tendo sempre ad isolarmi un po’ e studiare chi ho intorno, in più sono molto “precisina” quindi quando lavoro e studio sono ancora più concentrata, escludo un po’ il sociale da me, cosa che mi rimprovero sempre un po’ e su cui sto lavorando, ma i ragazzi del cast sono tutti così buoni, genuini, simpatici e generosi, che non si può non volergli bene!

Da “ Aznamour, l’amore si prova ma non si fanno le prove!” a Spring Awakening; sei soddisfatta per come procede la tua carriera? Cosa ti aspetti succederà dopo Spring? E come sei cambiata?

Aznamour è stato il mio primo spettacolo e sarà per sempre una sorta di “primo amore”. Lí, ho lavorato molto su di me con Gianluca Ferrato (anche lui nel cast di Spring Awakening) a cui voglio molto bene, e che considero un meraviglioso attore, regista, maestro, e anche una grandissima persona, cui io devo molto dal punto di vista professionale e personale. Aznamour mi ha un po’ aperto le porte verso il mondo del teatro, e continuare con uno spettacolo come Spring Awakening è una fantastica conquista, sono molto felice. Soprattutto in un periodo così duro per il teatro. Ma io sono sempre fiduciosa nel futuro dell’arte. Mi sento molto cambiata a livello personale in quanto sono una ragazza in crescita ma anche nel modo di stare sul palco, più consapevole ma sempre nuovo, la bellezza di questo mestiere è che non si è mai definitivi in teatro, non si è mai in equilibrio, si continua a cambiare sempre. Non a tutti piace questa sensazione di continua ricerca, per me, ma anche per tutti gli attori, è fondamentale.

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