Decreto legge anti-femminicidio, intervista a Bruno Micolano

Decreto legge anti-femminicidio, intervista a Bruno Micolano

Bruno Micolano, avvocato cassazionista e membro del board di presidenza dell’uninon internationale des avocats, risponde a qualche domanda sul decreto legge anti-femminicidio.

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L’Unione Camere Penali Italiane ha criticato fortemente la previsione dell’arresto obbligatorio in flagranza previsto dal decreto legge, accusando il governo di parlare di svuotamento delle carceri, ma contemporaneamente inserire sempre nuove ipotesi di custodia cautelare e arresto obbligatorio. Questa tendenza che ripercussioni avrà sul nostro sistema penitenziario?

Concordo pienamente su quanto sostenuto dalle Camere penali e ho sempre visto con timore e sospetto il mandato di cattura obbligatorio. Ritengo che un provvedimento così grave debba essere preso da un giudice esaminato il caso particolare altrimenti si corre il rischio di “burocratizzare” anche un tema così delicato.

L’irrevocabilità della querela in tema di violenze e stalking è stata salutata dal governo con molto favore, ma ha subito il forte dissenso delle associazioni femministe che avrebbero preferito la procedibilità d’ufficio. Quali di questi due procedimenti garantirebbe in concreto una maggior tutela della donna?

Ritengo che l’irrevocabilità della querela parifica l’aspetto processuale alla procedibilità d’ufficio. L’importante è che chi ha proposto querela non sia più indotto a ritirarla. La procedibilità d’ufficio invece autorizzerebbe chiunque a denunciare e potrebbero esserci casi di denunce strumentali. Preferisco che sia il diretto interessato a chiedere la tutela della legge.

Secondo il presidente dell’UCPI Valerio Spigarelli il potere riconosciuto alla polizia giudiziaria di allontanamento dalla casa familiare del coniuge violento può risultare incontrollato e strumentalizzabile. Qual’è la sua opinione a riguardo?

Concordo con il presidente Spigarelli. L’allontanamento del coniuge violento è un provvedimento che dovrebbe essere preso da un giudice esaminato il caso concreto. Sarebbe meglio ipotizzare una tutela della vittima.

Sempre Spigarelli ha dichiarato che normative penali come quella in parola non possono che risultare inefficaci, perché fortemente simboliche e basate su emergenze “giornalistiche”. Cosa ne pensa?

La legge in questione mi ricorda le “grida” manzoniane. Quando non si sapeva risolvere un problema si inasprivano le pene inutilmente. In reati passionali o d’impeto è difficile che l’autore del reato possa essere trattenuto da una punizione di cui ignora l’entità.

Il decreto prevede il gratuito patrocinio indipendentemente dal reddito. Non si tratta di uno spreco di denaro pubblico in un periodo di magra come questo?

E’ un falso problema. Lo Stato da anni non paga gli avvocati del gratuito patrocinio. Ma su questo sarebbe necessario un discorso a parte.

Alle vittime che decidono di denunciare è garantito il permesso di soggiorno per motivi umanitari. Si tratta di una norma virtuosa o di un pericoloso incentivo alle false denunce?

E’ certamente un pericoloso incentivo. Non bisogna mai premiare chi denuncia, almeno in una società normale.

Infine Micolano commenta così la volontà, da parte del governo, di riaprire le Camere sotto ferragosto soltanto per dare lettura al decreto: “la pubblicità che è stata data al provvedimento anche con l’apposita riapertura della Camera in pieno agosto è certamente sospetta e fa rimpiangere i bei periodi dei governi balneari i quali dovevano solo assicurare serene vacanze agli italiani. I tempi però sono diversi.”

 

Sheyla Bobba

Classe 1978. È presidente dell’associazione SenzaBarcode, direttore e blogger dell’omonimo sito che si occupa di informazione su Roma. È docente di Academy SenzaBarcode e si occupa di web writing e comunicazione.

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