Festa Del Papà: Una giornata Particolare, racconto di Un Amore Silenzioso.

Festa del papà

È bellissimo che esista una festa dei papà, un giorno per ricordare quelli che non ci sono più, quelli che non hanno voluto o potuto esserlo, quelli che ancora non lo sono o lo saranno a breve, però mi sono sempre chiesta perché separare la festa del papà da quella della mamma? Pensando, poi, alla varietà dei nuclei familiari penso che in realtà sia meglio così, c’è chi ha solo la mamma, chi ha solo il papà, chi ha due mamme e chi ha due papà, o chi non ha nessuno dei due, ma ha comunque al suo fianco qualcuno da considerare “famiglia”. Premettendo che è appunto il nucleo, la base fondamentale, composto anche da due sole persone, è l’amore che conta, lo sappiamo bene, io però vorrei approfittare di questa “giornata particolare” dedicata ai papà per raccontarvi una breve storia. Questa storia parla di un amore primordiale, quello che non si ferma davanti a nulla, quello che lega due persone come le radici alla terra, e racconta delle stupide convinzioni che noi figli spesso abbiamo rispetto ai nostri genitori, di quanto li riteniamo al di fuori di noi e di quanto in realtà ci vivono dentro, fino all’anima.

Un Amore Silenzioso.

La paura più grande di Silvia era sempre stata quella di deludere i propri genitori, anche se loro non avevano mai avuto grandi pretese su di lei, e forse era proprio quello che paradossalmente pesava sulle sue spalle, “perché non credono che io possa farcela?”, “perché non pretendono nulla da me, pensano che non sia in grado di ottenere ciò che voglio?”, e così le sue giornate trascorrevano tra la voglia di fare qualcosa e la convinzione che non sarebbe servito a nulla. Un giorno poi successe che s’innamorò, di una ragazza, e si sorprese a pensare che le uniche persone di cui non sentiva il peso del giudizio fossero proprio i suoi genitori.

E mentre la sua mente s’immergeva in quel pensiero, ripensò alla donna che era diventata, alle vittorie che aveva ottenuto, alle paure che aveva superato, e se fino a quel momento dentro di lei si era insinuata l’idea che l’unica persona, da ringraziare per quello che aveva ottenuto era solo ed esclusivamente lei stessa, quell’idea improvvisamente si ruppe in mille frammenti. Mentre si osservava allo specchio, due mani si poggiarono sulla sua spalla, erano quelle dei suoi genitori, due persone che l’avevano osservata, l’avevano curata, sostenuta, spinta, in silenzio loro c’erano sempre stati, le avevano dato la cosa che ogni genitori e dovrebbe dare al proprio figlio, la possibilità di essere se stessa. Quando quel giorno dichiarò la sua omosessualità a suo padre, piangendo, sentendosi colpevole di chissà quale delitto, quello stesso giorno suo padre le diede il primo schiaffo della sua vita, ma non perché aveva scoperto che sua figlia amava le donne, ma perché stava piangendo per quello.

Oggi quando Silvia bacia la sua ragazza, ha una soddisfazione sul lavoro, fa un viaggio in un posto bellissimo o semplicemente riesce ad apprezzare le piccole cose belle della vita, sa che se c’è qualcuno da ringraziare non è lei stessa, ma le due meravigliose persone che l’hanno messa al mondo.

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