Il realismo del gioco di ruolo: interpretare con i dadi

Ogni gioco di ruolo possiede delle regole più o meno rigide ma praticamente tutti, per la risoluzione di prove e azioni da parte dei personaggi, abbisognano di dadi.

I dadi per il gioco di ruolo possono essere acquistati generalmente in set da 7 dadi: a 4 facce, a 6, 8, 12, 20 e il dado percentuale composto da un dado per le unità e uno per le decine. Questi dadi, in base al regolamento utilizzato, determinano il successo o il fallimento di tutto ciò che un personaggio decide di fare ai fini del gioco per proseguire la sua avventura.

Ai dadi si accompagna l’interpretazione che è ciò che differisce il gioco di ruolo dal resto dei giochi cosiddetti da tavolo: dire la cosa giusta al momento giusto può avere delle enormi conseguenze in termini di gioco

Interpretare in maniera pertinente il proprio eroe con tanto di espressioni facciali, gesti e una voce modulata crea un realismo in prima persona che cala letteralmente il giocatore in una sorta di film di cui in quel momento è il protagonista. Il narratore deve essere altrettanto bravo a descrivere scene ricche di particolari e con la giusta dialettica, ma ovviamente anche lui deve interpretare i vari personaggi che i giocatori incontrano all’interno della storia, alleati o avversari che siano. Il discorso diretto è molto apprezzato in un gioco di ruolo ma non è un obbligo: l’importante è che i giocatori si sentano parte di quel frammento di mondo fantastico che il narratore gli sta facendo vivere.

Chiaramente non sempre basterà la sola interpretazione per venire fuori dalle situazioni più spinose: in alcuni casi i personaggi saranno costretti a combattere, ed è lì che i dadi possiedono un peso maggiore: una cosa è fallire una prova di ricerca, un’altra è fallire la difesa contro un attacco potenzialmente mortale. L’importante è ricordarsi sempre di divertirsi, impersonando al meglio delle proprie possibilità il personaggio che si sta giocando in modo che agli altri giocatori ciò possa essere di ispirazione a fare ancora meglio.

Foto di Enrique Meseguer da Pixabay

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