Sedativi VS ambienti sensoriali

Basta Terapie farmacologiche e comportamentali. È il momento degli ambienti sensoriali.

Per anni, ma ancora parecchio diffuso, il metodo più utilizzato per calmare i ragazzi autistici erano i farmaci, antipsicotici, calmanti e sedativi vari. Se in alcuni casi possano rivelarsi ancora importanti per il benessere del ragazzo non devono più costituire un mezzo di intervento normalizzante. Parliamo di ambienti sensoriali.

Il DSM V ha cominciato a dare una lettura dell’autismo in modo più ampio e variegato come già le neuroscienze avevano intuito. Si parla di spettro autistico come termine ad ombrello all’interno del quale confluiscono le varie neurodivergenze dello sviluppo. La classificazione non è da intendersi per gravità ma per livelli, dove ad ogni livello corrisponde una diversa necessità di supporto.

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Quindi può essere che il livello 1 (una volta chiamato Asperger) necessiti più di supporto psicologico che non il livello 3 che è caratterizzato da maggiori difficoltà funzionali (una volta chiamati comportamenti problematici). Non si pensa più all’autismo come quello più lieve/più fortunato e viceversa ma come necessità di supporti differenti.

Con questa nuova lettura, si va verso una visione più ecologica dell’autismo, cioè ad un’idea che il contesto ambientale e sociale deve essere parte del supporto necessario

Partendo da questo paradigma nascono i Centri Snoezelen. Il termine Snoezelen è la crasi tra i termini olandesi snoffelen e doezelen che significano annusare e dormire. I Centri Snoezelen, nati principalmente per i malati di Alzheimer, sono composti da diverse camere sensoriali. Camere Snoezelen stanno nascendo anche in alcuni centri ospedalieri di fatto entrando a far parte delle terapie moderne per i ragazzi nello spettro autistico.

La migliore comprensione dello spettro autistico da parte delle istituzioni, in particolare quella sanitaria deputata alle terapie, permette di migliorare e facilitare la vita dei ragazzi autistici all’interno della società neurodiversa-tipica realizzando un mondo più oggettivo per chiunque.

Se la prospettiva ecologica per lo spettro autistico si può raggiungere attraverso ll dialogo con le neuroscienze con le persone autistiche in primis che negli ultimi anni si stanno giustamente autodeterminando e autodefinendosi, e con i centri di ricerca e sviluppo di terapie sensoriali la mia domanda è: Perchè alla luce del DSM V e di tutte le suddette scoperte non si vanno a rivedere le linee guida di cura dell’autismo?

Fino a quando questo passaggio non sarà fatto le terapie normalizzanti saranno ancora considerate l’optimum per l’autismo e saranno sempre legittimate a conformare le menti neurodivergenti.

Per informazioni: Centro sfera bancaDirimè

Emanuela Fatilli

Emanuela Fatilli nata a Busto Arsizio dove tutt'ora vive, nel 1973 é sposata e madre di due figli Giovanni e Giacomo. Lavora presso l'ospedale di Magenta dal 1996 in qualità di Tecnico di Radiologia. Ha pubblicato il suo primo libro, " La casa infestata che non c'era l'albergo aperto", nell'ottobre del 2018 per la casa editrice milanese "Excogita ". Da settembre 2019 collabora con la WebRadio SenzaBarcode come speaker e autore per il programma Disabilità e Benessere.

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