Il dolore invisibile dell’endometriosi

Marzo è il mese della consapevolezza sull’endometriosi. Conoscerla per individuarla è il primo passo. Annalisa Frassineti, presidente APE e Michela Masat.

L’endometriosi, è una malattia invalidante, caratterizzata dall’accumulo di cellule endometriali fuori dall’utero. Questa condizione è cronica. I dolori impediscono il normale svolgimento di qualsiasi attività, nelle condizioni più gravi è praticamente impossibile avere un rapporto sessuale, ma comunque sono sempr molto dolorosi. Dolore pelvico, dismenorrea, dolori lombari cronici, stitichezza alternata a diarrea, dolore ad evacuare, sciatalgia, frequenza di urinare o difficoltà. Tutti questi potrebbero essere sintomi legati alla patologia endometriosica.

Nel mondo ne soffre una donna su 10. Circa 3 milioni in Italia. A oggi non esiste una cura e per una diagnosi ci possono volere anche 12 anni e potrebbe essere troppo tardi quando la si riesce a individuare. È molto importante recarsi da un ginecologo o un centro specializzato non appena ci si rende conto che il dolore è decisamente troppo acuto. In questo sono le madri che devono essere attente ai segnali del loro figlie e non permettere a nessuno di giudicare queste ragazze come incapace sopportare un po’ di dolore.  

Frasi del tipo “è normale, poi passa” oppure “non sei in grado di sopportare niente” se le sono sentite ripetere allo sfinimento troppe donne. Non possono essere tollerate e di sicuro non aiutano chi si sente sopraffatto dal dolore, non compreso e completamente solo.

Marzo è il mese della consapevolezza

Grazie alle associazioni nel 2017 l’endometriosi, negli stadi più gravi, viene inserita nei Lea. Le persone che hanno raggiunto lo stadio 3 e 4 hanno diritto all’esenzione per alcuni esami, ogni 6 mesi. Ma bisogna lavorare affinché le donne siano tutelate sin dalle prime fasi della malattia. Annalisa Frassineti presidente dell’ Associazione Progetto Endometriosi – APE – è intervenuta al microfono di Disputandum, ed ha illustrato la malattia e le tante attività che l’associazione ha messo in atto per informare e formare quante più persone possibili.

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Lodevoli gli incontri nelle scuole dove, con un linguaggio semplice e appropriato sono in grado di parlare direttamente con le giovani donne. Incontri dedicati anche a psicologi e medici per portare loro la voce delle donne che soffrono. Anche una contaminazione di rosa, un’iniziativa che vuole coinvolgere i negozi di tutta Italia per fare informazione sulla malattia.  Le vetrine dei negozi si tingono di rosa per il mese della consapevolezza.

Per partecipare e richiedere gratuitamente il materiale e tutte le informazioni si può scrivere a spedizioni@apendometriosi.it. Sul sito dell’associazione si trovano anche importanti riferimenti a ginecologi, centri specializzati e supporto per persone che stanno male e che hanno necessità di una guida.

Dopo Annalisa Frassineti ci raggiunge Michela Masat, una donna di 35 anni che da 22 soffre per endometriosi, diagnosticata solo dopo 13 anni ha vissuto tra incomprensione e dolore. È stata proprio lei a segnalarmi l’importanza di parlare di endometriosi quindi a lei il mio personale ringraziamento

Viviamo in un Paese dove esistono persone, forse la maggior parte, che si vergognano di una malattia che non si vede perché sanno che il giudizio di molti è basato solo su ciò che gli appare davanti agli occhi. Questo non può che aggravare, partendo dal livello psicologico che si ripercuote inevitabilmente su quello fisico, una situazione già precaria e dolorosa. Consiglio l’ascolto dell’intervista alla presidente Frassineti e di soffermarsi poi sulle parole di Michela Masat.

È appena passata la giornata internazionale della donna, facciamo che ogni giorno sia ideale per raggiungere la consapevolezza e il rispetto che si deve ad ogni essere umano.

Foto di KLEITON Santos da Pixabay

Sheyla Bobba

Classe 1978. Qualche titolo pubblicato qua e là parlando di questo e di quello. Inizio a lavorare con le parole quando ho 15 anni, in una redazione di un quotidiano locale: battevo i necrologi. Poi me li fecero scrivere. Ho scritto per la carta e poi mi sono innamorata del web writing. Ho costruito il mio primo (orribile) sito nel 2002, un .tk Nel 2012, dopo svariata acqua sotto i ponti e tante esperienze diverse ho fondato SenzaBarcode.it organo dell'omonima associazione. Gli obbiettivi principali sono: il diritto di tutti a fare informazione (ne consegue il dovere di tutti di informarsi) e il diritto alla conoscenza. Insomma, cosette. Nel 2019 (dopo 4 anni che ci rimuginavo, studiavo e prendevo coraggio) apro la webradio di SenzaBarcode: grazie a una meravigliosa squadra che credo mi trovi simpatica perchè proprio non mi molla. Il 2020 è l'anno della webradio, mi assorbe completamente (e io mi faccio assorbire per superare un anno a dir poco devastante). Tantissimi podcast, X numero di dirette e interviste, insomma l'esplosione. A gennaio 2021 grandi manovre per l'hosting: la webradio si sposta da una piattaforma esterna all'interno: i numeri salgono e salgono. A febbraio 2021 compilo questa biografia. Antipatica per vocazione. Innamorata di mio marito. Uno dei complimenti che preferisco è "sei tutta tuo padre". www.senzabarcode.it - www.associazione.senzabarcode.it - www.webradio.senzabarcode.it

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