Roma, elezioni 2016 e la differenza Tronca

In attesa che le elezioni 2016 ci riservino ancora la solita politica demagogica, il commissario Francesco Paolo Tronca stabilisce a Roma una linea di confine rispetto al passato, il confine tra dialogo ed arroganza.

E’ innegabile la differenza tra il commissario Tronca e la politica del recente passato a Roma: Francesco Paolo Tronca è un galantuomo nel senso letterale della parola, un uomo galante. Certamente non ha bisogno delle sparate demagogico-populiste dei politici. Non ha bisogno di voti ma di concretezza e collaborazione, quindi bando alle ciance e indossati i panni del servitore dello Stato affronta le criticità romane con approccio pragmatico senza fare sparate ad uso e consumo di noti giornalistucoli romani che campano sugli scandali costruiti a tavolino, Roma ne concede a vagonate di scandali veri e attaccarsi anche a quelli costruiti dimostra la tragica deriva di certa stampa romana. La differenza Tronca si vede soprattutto nell’approccio con le criticità romane e noi che ci occupiamo soprattutto di dipendenti capitolini dobbiamo ravvisare una novità assoluta degli ultimi anni: il commissario Tronca parla con i suoi dipendenti. Sì, avete capito bene! Non parla tramite agenzie e conferenze ad uso e consumo della stampa scandalistica romana, non lancia campagne di denigrazione urbi et orbi contro i felloni senza i quali, però, Roma si paralizzerebbe, ma dialoga nei luoghi consoni direttamente e senza intermediazione, ovvero senza massacrare l’immagine del “capro espiatorio” di tutti i mali della Capitale.

Il degrado Capitale, vero o presunto.

Che Roma sia una capitale che non offra servizi degni di questo nome è un’evidenza, che ci sia gente che letteralmente campa sulla denuncia di tali disservizi, e quando non ci sono si può sempre inventare, è altrettanto vero. La passata amministrazione ci ha fracassato i timpani con soluzioni mai portate a termine: pedonalizzazioni, centurioni, risciò, ambulanti, trasporti, gli immancabili vigilima se le città ne può fare a meno perché non sciogliere il corpo? oppure a meno non se ne può fare?- ebbene se la passata amministrazione affetta da annuncite e denigrite acuta oltre che massacrare i rapporti tra le realtà sociali cittadine in un tutti contro tutti altro non è riuscita a fare, l’attuale commissario Tronca ha provveduto: ad allontanare i centurioni molestatori dai luoghi storici, i risciò dalla guida sportiva alla Gigetto er Cascherino e anche di venditori ambulanti se ne vedono pochini rispetto al passato, ad intervenire sulla circolazione per salvare i polmoni dei romani a rischio come in tutte le altre città italiane e senza preoccuparsi delle polemiche.

Capodanno 2016.

Povero commissario Tronca, ad una settimana dal Capodanno scopre che ci sono soldi ed impegno del Governo per fare il Capodanno romano, da zero eventi piombano su Roma una serie di spettacoli che non si vedevano da anni, altro che i presunti 600 mila partecipanti all’evento 2015, forse furono solo un decimo ma alzare il numero serviva per condurre a vette inesplorate la guerra tra la politica demagogica e, sempre loro, i vigili che rinunciarono in massa agli straordinari, oltre 200 euro in più su uno stipendio già decurtato mensilmente da Ignazio Marino della stessa cifra. E’ finita come è finita: qualche indagato tra gli agenti e Ignazio Marino a casa a ripensarci come le persone tradite, Nieri lo ha preceduto, ma se uno prende a schiaffi il coniuge le corna sono un pericolo prevedibile. Superando il recente passato già i giornalistucoli prevedevano un altro fine anno da brividi  mentre era fissata una riunione di dialogo, che non risolve nessuno dei problemi strutturali del Corpo, ma che mette a segno un colpo niente male: gli agenti aderiranno agli straordinari, forse non si raggiungeranno le mille unità previste come ottimali, ma non ci saranno guerre. La differenza è che per il Capodanno 2016 sono previsti molti più eventi dispersi sul territorio in concomitanza col Giubileo di Papa Francesco ed in tempo di allarme terrorismo: in bocca al lupo, ne abbiamo tutti bisogno.

Roma, elezioni 2016.

E’ già tutto un fiorire di assemblee e programmi per salvare Roma, i politici non ci sorprendono mai, la gara è a chi la spara più grossa, a chi getta più fango, a chi strombetta soluzioni definitive. E’ cominciata la kermesse delle sciocchezze, i dipendenti capitolini e delle società partecipate saranno inevitabilmente protagonisti delle più grosse baggianate e soluzioni fantasiose. Scusate la volgarità, ma si apre un vero e proprio periodo fecale, anzi, già si è aperto e ne abbiamo le scatole piene. Giorni fa mi fermavo a vedere l’Aula Giulio Cesare vuota con rammarico: quanto è bella così, senza tutti quei signori e quelle signore poco galanti e poco efficienti a cui siamo abituati, non sono contro i costi della democrazia e mi viene un rimprovero nei confronti di Renzi, che su Roma si è assunto gravi responsabilità e ha centrato l’obiettivo: ma non potevi sciogliere l’Assemblea Capitolina per infiltrazioni mafiose? Oggi avremmo 18 mesi di tempo per ricostruire almeno i rapporti.

SenzaBarcode Redazione

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