Diritto conoscenza delle origini biologiche Voto alla Camera

Diritto alla conoscenza delle origini biologiche. Domani, 26 marzo, la Commissione Giustizia della Camera al voto dopo lungo dibattito che coinvolge  400mila cittadini italiani.

Riceviamo e pubblichiamo

Si tratta del diritto, per un figlio non riconosciuto alla nascita, di conoscere le proprie origini, completando, in questo modo, la propria identità biologica, storica e culturale, come avviene nella maggior parte dei paesi del mondo, e come sancito dalla sentenza della Corte Costituzionale n. 278/2013.
Attualmente, infatti, siamo vittime di una norma assurda: l’accesso ai dati concernenti la madre naturale può essere consentita solamente trascorsi cento anni dalla nascita.
Vi chiediamo, pertanto, di voler rendere nota la Lettera Aperta, che vi alleghiamo, onde sostenere la giusta e fondata aspettativa di coloro che ancora si vedono penalizzati da una legge tanto crudele quanto anacronistica.

Segue la lettera inviata ai membri della Commissione dal Comitato nazionale per il diritto alla conoscenza delle origini biologiche

Onorevole Presidente e Onorevoli Componenti della Commissione Giustizia,

in questi anni ci avete ascoltato, letto, conosciuto; a Voi abbiamo portato le nostre riflessioni, e rivendicazioni; nelle Vostre mani affidato il futuro nostro benessere psicofisico e della qualità della nostra vita. Siete, dunque, pienamente consapevoli di quanto grande e profonda sia l’esigenza di quei quattrocentomila italiani adulti, che attendono, con grande trepidazione, che sanciate il loro diritto alla conoscenza delle proprie orgini e della personale storia di vita: dall’inizio, e senza più zone oscure, spazi segreti e vuoti di informazioni storiche, sanitarie, e genetiche, destinati a diventare altrettanti vuoti esistenziali che li penalizzano, come la legge attuale prevede, fino ai loro cento anni.

A poche ore dalle conclusioni del vostro attento lavoro Vi chiediamo, ancora una volta, non solo una nuova Legge, ma una buona Legge, che recepisca il rinvio al legislatore espresso dalla Corte Costituzionale con Sentenza n. 278/2013 circa la determinazione delle modalità attraverso le quali assicurare ai figli adottivi non riconosciuti alla nascita il diritto di accesso alle informazioni sulle proprie origini, e, nel contempo, le accorate istanze a voi rappresentate da migliaia di figli adottivi che, finalmente, vedono riconosciuto i loro diritti dalla citata Sentenza, e sperano di poterli esercitare attraverso una legge dello Stato, recuperando il lunghissimo tempo trascorso. In particolare Vi chiediamo di permettere all’adottato che abbia compiuto i diciotto anni di età, di fare richiesta al tribunale per i minorenni onde questi richieda alla madre biologica il consenso al superamento dell’anonimato, nelle forme che riterrete più idonee, e che lo stesso tribunale, mediante notifica, sia tenuto ad informare l’interessato dell’avvenuto svolgimento del procedimento relativo alla ricerca delle informazioni richieste nonché dell’esito conseguito e, in caso di esito negativo, fornisca all’adottato le informazioni circa le motivazioni del proprio abbandono, l’esistenza in vita del padre e di eventuali fratelli e sorelle. E infine che, nell’ipotesi in cui i genitori biologici risultino deceduti, irreperibili, o incapaci di intendere e di volere, il tribunale per i minorenni su richiesta dell’ adottato, proceda direttamente ad acquisire le informazioni ed a notificarle all’interessato.

In ogni caso, onde sanare la situazione di quanti siano nati dagli anni trenta ad oggi, ed in particolare in un periodo storico dove vigevano valori, consuetudini e costumi diversi, ed era diffusa la mancanza di una normativa chiara ed uniformemente applicata in tutto il nostro paese, si permetta, almeno in via transitoria, che l’adottato, al raggiungimento del quarantesimo anno di età, possa accedere liberamente ad ogni informazione riguardante la sua origine e l’identità dei propri genitori biologici ed altrettanto possano fare il loro discendenti.

Sheyla Bobba

Classe 1978. Qualche titolo pubblicato qua e là parlando di questo e di quello. Inizio a lavorare con le parole quando ho 15 anni, in una redazione di un quotidiano locale: battevo i necrologi. Poi me li fecero scrivere. Ho scritto per la carta e poi mi sono innamorata del web writing. Ho costruito il mio primo (orribile) sito nel 2002, un .tk Nel 2012, dopo svariata acqua sotto i ponti e tante esperienze diverse ho fondato SenzaBarcode.it organo dell'omonima associazione. Gli obbiettivi principali sono: il diritto di tutti a fare informazione (ne consegue il dovere di tutti di informarsi) e il diritto alla conoscenza. Insomma, cosette. Nel 2019 (dopo 4 anni che ci rimuginavo, studiavo e prendevo coraggio) apro la webradio di SenzaBarcode: grazie a una meravigliosa squadra che credo mi trovi simpatica perchè proprio non mi molla. Il 2020 è l'anno della webradio, mi assorbe completamente (e io mi faccio assorbire per superare un anno a dir poco devastante). Tantissimi podcast, X numero di dirette e interviste, insomma l'esplosione. A gennaio 2021 grandi manovre per l'hosting: la webradio si sposta da una piattaforma esterna all'interno: i numeri salgono e salgono. A febbraio 2021 compilo questa biografia. Antipatica per vocazione. Innamorata di mio marito. Uno dei complimenti che preferisco è "sei tutta tuo padre". www.senzabarcode.it - www.associazione.senzabarcode.it - www.webradio.senzabarcode.it - www.libri.senzabarcode.it

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