Ucraina, militari russi in Crimea, secessione sempre più vicina.

Militari russi in Crimea a difesa della Repubblica autonoma dell’Ucraina, minacciata dalle leggi ultranazionaliste del neo-governo di Kiev.

In Ucraina la situazione precipita pericolosamente e, come un domino, trascina nella crisi almeno un terzo di mondo. Cosa sta succedendo? Chiaramente è molto difficile poter fare cronaca o parlare di politica soprattutto utilizzando le notizie, per quanto ben filtrate, che ci giungono indirettamente. Tuttavia un’idea approssimativa si può comunque delineare. Ieri Vladimir Putin, dopo aver avuto l’autorizzazione da parte dalla Camera alta del parlamento russo all’uso della forza, ha inviato i primi duemila uomini in Crimea (Repubblica autonoma, a sud dell’Ucraina, con una maggioranza di popolazione russa ma che fa parte dello Stato ucraino.) Il motivo che ha spinto la Russia a prendere questa decisione è l’esigenza di proteggere le minoranze russe e filorusse in Ucraina, così come il personale della base navale di Sebastopoli (Crimea). Proteggerli: perché? La crisi di questi ultimi mesi in Ucraina ha portato al governo forze ultranazionaliste e  secondo l’analista geopolitico russo Evgeny Utkin da sempre la questione Crimea è stata un problema interno alla coesione Ucraina dato che la repubblica autonoma è legatissima per lingua, storia e cultura alla Russia.

Russi di Crimea che nessuno aveva toccato, almeno fino a qualche giorno fa, quando il nuovo governo di Kiev ha deciso di cancellare la lingua russa dall’Ucraina ufficiale. Un errore imperdonabile. Probabilmente, la rivolta di Euromaidan e la fuga di Yanukovich sarebbero state digerite (un po’) meglio in Crimea se non avessero toccato la lingua e se non fossero stati gridati ai quattro venti gli slogan nazionalisti di alcuni nuovi leader ucraini. A Sinferopoli e a Sebastopoli hanno visto manifesti con su scritto “L’Ucraina è solo per gli ucraini, senza russi ed ebrei”, e hanno immediatamente annusato il pericolo. “Aprirò la porta ai soldati russi per ospitarli affinché ci liberino dai nazionalisti”, questo pensa e dice una tipica donna anziana che vive a Sebastopoli. Il suo è un un sentimento comune in tutta la Crimea. Lì dove è ormeggiata nel Mar Nero la flotta russa, oggi in allarme rosso.

Già da venerdì due aeroporti erano in mano ai miliziani filorussi: quello della capitale Simferopoli e quello di Belbek, a 20 chilometri da Sebastopoli, dove è di stanza anche la flotta russa del Mar Nero. Oltre alla denuncia da parte del governo ucraino di violazione di spazio aereo da parte di elicotteri russi. Il Ministro dell’Interno ucraino, Arsen Avakov, aveva lanciato l’accusa di invasione armata. E tutti sembrano concordi nel pensare che sia necessario fermare l’aggressione perché il fine ultimo sarebbe annettere la Crimea con la forza e, chissà, anche l’Ucraina. Per questo l’Ucraina chiede aiuto all’Ue e alla Nato.

Nonostante lo sconcerto generale delle agenzie di stampa occidentali, in realtà questo acuirsi della crisi se lo aspettavano tutti, da Obama alla Merkel alla Nato. Come era già trapelato precedentemente, la protesta era iniziata dal conflitto tra filoeuropeisti e filorussi e la mancata firma dell’accordo era stato il fattore scatenante, dato che sostanzialmente rappresentava un’occasione mancata per quanti, forze politiche e cittadini, volessero sganciarsi dalle file dell’alleanza russa. Ma l’indecisione rispetto all’intervento o al non intervento e la confusione circa le mosse strategiche è alta. Adesso che Putin fa mostra della sua risolutezza è difficile per gli europei e gli Stati Uniti rimanere sereni. Dalla Nato il monito: “La Russia sta violando i principi dell’Onu”. Ma gli alleati del Patto atlantico si riuniranno solo oggi e i ministri degli Esteri europei aspetteranno domani. Obama, nel frattempo, tenta di fare la voce grossa. Tuttavia è chiaro a tutti che il potere militare e imperialista americano si ferma sui confini del “giardino russo” che su certe sue prerogative non transige.

Si rispolverano le vecchie inimicizie del secondo dopoguerra, mentre il primo ministro di Crimea annuncia un referendum sulla secessione anticipato (vedi anche precedente articolo su SenzaBarcode). E sarebbe il male minore se davvero questo riuscisse a calmare i bollenti spiriti. L’intelligenza dei filoerupei dovrebbe essere quella di accettare la sconfitta e anche la possibilità che la Russia controlli di nuovo l’Ucraina. Vladimir Putin con il suo consueto sangue freddo non sembra al momento davvero volere né la guerra né la secessione, ma solo ricordare al mondo la forza militare russa e la libertà d’azione che ne consegue, e far capire al governo ucraino che deve essere un vicino alleato e affidabile.

Sullo sfondo il vero pomo della discordia e il motivo di tante preoccupazioni internazionali. Nei territori dell’Ucraina indipendente passa un importantissimo gasdotto che rifornisce tutta Europa collegandola ai giacimenti in Siberia. Dall’ex repubblica sovietica passa l’80% del prodotto venduto all’Occidente, Italia compresa.

 

Cristina Di Pietro

Classe 1986. Laurea Magistrale in Lettere conseguita con il massimo della dignità. Citazione preferita: "se comprendere è impossibile conoscere è necessario" (P. Levi).

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